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In marcia per Srebrenica

in occasione del 18esimo anniversario del genocidio

Quattro veterani di guerra croati hanno iniziato una maratona di 227 km che dalla città di Vukovar li porterà a Srebrenica per commemorare il 18 esimo anniversario del massacro dell’11 luglio 1995, giorno in cui le truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladic occuparono la città e uccisero 8472 uomini, vecchi e ragazzi, nel silenzio del contingente ONU presente sul territorio.

“Con questa maratona vogliamo unire le due città - ha dichiarato Kemal Bukvic, presidente del consiglio della minoranza bosgnacca di Zagabria - e incoraggiare le vittime a cooperare concretamente in differenti campi, come ad esempio quello sportivo”.

Il ricordo viaggia anche su due ruote. Da Belgrado infatti sono partiti in bicicletta diversi membri di associazioni umanitarie, sempre con destinazione Srebrenica. Li attende un viaggio particolare, con alcune soste nelle città serbe per parlare ai cittadini di quanto avvenuto nel 1995 e per chiedere alle istituzioni il riconoscimento dell'11 luglio come Giornata della Memoria in ricordo delle vittime di Srebrenca. “Con questa azione - raccontano gli organizzatori - vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle vittime del genocidio e ai loro familiari, e ricordare al tempo stesso ai cittadini della Serbia la necessità di confrontarsi con i crimini commessi in loro nome”.

Il fulcro delle commemorazioni del genocidio è tuttavia la “marcia della pace” di circa 5mila tra cittadini, membri delle associazioni delle vittime e attivisti, che arriverà a Srebrenica in tempo per partecipare alla cerimonia di giovedì 11 luglio.  

La marcia ripercorre in senso inverso la strada compiuta da 15mila musulmani che fuggirono dalla città a causa delle violenze dell’esercito di Mladic, e segue tre camion bianchi che trasportano i corpi di 409 vittime del genocidio identificate lo scorso anno grazie a test del DNA. Tra questi, anche i resti della bambina della famiglia Muhic, che non ha vissuto abbastanza per ricevere un nome ed è morta per mancanza di cure dopo l’assedio di Srebrenica. I corpi saranno tumulati, in occasione della cerimonia dell’anniversario, nel cimitero di Potocari, accanto a quelli di altre 5657 vittime del genocidio.
Durante la marcia, i familiari delle vittime portano con sé federe di cuscini con ricamati i nomi dei loro cari scomparsi e cartelli con le foto delle vittime del massacro.

Non sono bastate le “scuse in ginocchio” del leader serbo Nikolic per garantire il riconoscimento del genocidio da parte dei serbo bosniaci, che non si sono presentati alla cerimonia all’arrivo della marcia della pace a Sarajevo, capitale della Bosnia.

18 anni dopo lo sterminio, è arrivato il momento che tutti i Paesi della regione riconoscano i crimini di Srebrenica. “Solo attraverso la verità possiamo arrivare alla riconciliazione - ha dichiarato Bakir Izetbeovic, rappresentante dei musulmani di Bosnia - E spero che la Bosnia adotti presto una risoluzione su Srebrenica”.

Il Parlamento bosniaco infatti non ha mai adottato alcuna risoluzione per condannare il massacro del 1995, perché i legislatori dei diversi gruppi etnici - serbo, croato e musulmano - non hanno trovato un accordo sull’uso del termine genocidio in riferimento a quanto accaduto a Srebrenica, considerato dai serbi un semplice episodio di guerra.

Il Tribunale penale per la ex Jugoslavia ha invece definito chiaramente un genocidio quello perpetrato nella città bosniaca, e per i crimini qui commessi ha commutato più di 500 anni di carcere agli ufficiali responsabili delle violenze.
Restano ancora in attesa di sentenza definitiva i due leader del massacro di Srebrenica: Radovan Karadzic, ex presidente della Repubblica Srpska, e Ratko Mladic, capo di Stato Maggiore della Repubblica serbo-bosniaca.

10 luglio 2013

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