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La comunità ebraica bosniaca motore degli aiuti

durante la pulizia etnica nei Balcani

Informazione Corretta segnala la storia di Ivan Ceresnejes, a capo della Comunità ebraica della capitale bosniaca ai tempi della guerra nella ex Jugoslavia. La Comunità "fornì servizi e aiuti umanitari a tutti i combattenti, senza discriminazioni religiose, e fu rispettata dalle tre fazioni in guerra, musulmani, serbi ortodossi e croati cattolici" dichiara Ceresnejes in un'intervista rilasciata a Manfred Gerstenfeld. 
Durante l'assedio di Sarajevo, iniziato nel 1992 e protrattosi per ben tre anni, la Comunità ebraica insieme all'associazione American Joint Distribution Committee, riaprì la Benevolencjia, un'istituzione caritatevole presente nel Paese dal 1892, che era stata chiusa da Tito nel 1946. 

Nella Sarajevo accerchiata, dove divampavano gli incendi e la gente moriva sotto i colpi incrociati, la Benevolencjia aprì tre farmacie e iniziò la distribuzione gratuita di cibo e medicinali a tutti, "senza chiedere a quale fazione appartenessero". "La Chiesa cattolica, invece, si occupava soltanto dei propri fedeli, a meno che il richiedente si convertisse", spiega Ceresnejes. "Anche le associazioni benefiche musulmane curavano solo musulmani. Nessuno si prendeva cura dei serbi ortodossi, perché venivano considerati nemici".

I salvataggi interetnici durante la pulizia etnica in Bosnia sono il tema del libro I Giusti al tempo del male di Svetlana Broz, il cardiochirurgo nipote di Tito che raccolse le testimonianze dei salvataggi che persone di etnie diverse seppero compiere per i loro simili di altra etnia o religione che venivano braccati e perseguitati.   


Un altro compito del Joint Distribution Committee era quello di permettere alle persone di comunicare con i loro parenti all'estero, sia via radio che al telefono, coprendo il costo delle telefonate. 

11 febbraio 2014

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La pulizia etnica

nella ex-Jugoslavia

La Jugoslavia federale era costituita da sei repubbliche (Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia) e due regioni autonome unite alla Serbia (Kosovo e Vojvodina). Con la morte di Tito, nel 1980, scoppiano le tensioni politiche che sono all'origine della guerra civile tra le varie repubbliche che componevano lo Stato federale.
Nel periodo che va dal 1990 al 1999, con un precedente nel 1989, quando la Serbia si oppone all'autonomia del Kosovo, le parti in guerra utilizzano a più riprese la pulizia etnica per prevalere.

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Multimedia

Riapre la biblioteca di Sarajevo

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La storia

Svetlana Broz

cardiologo che ha raccolto le storie di salvataggio inter-etnico nel conflitto jugoslavo