English version | Cerca nel sito:

Segni di pace nei Balcani

gesti di distensione tra Serbia e Kosovo e tra Serbia e Croazia

Una partita per battere l'odio: le nazionali di calcio di Croazia e Serbia si affronteranno il 22 marzo sul campo simbolo del conflitto tra i due Stati. Fu proprio allo Stadio Maksmir infatti che il 13 maggio del 1990 scoppiò la prima scintilla della guerra balcanica. La partita Dinamo Zagabria - Stells Rossa Belgrado non potè neppure cominciare, a causa delle violenze scoppiate in città. A testimoniare l'episodio resta una targa all'ingresso dello stadio, che recita: "Qui cominciò la guerra".

La partita di venerdì si svolgerà in un clima diverso. La questione europea è al centro di una stentata e difficile riconciliazione tre i due Paesi: la Croazia sta per entrare nell'Unione, e la Serbia è talmente attratta dall'adesione che persino il Presidente ultranazionalista Tomislav Nicolic ha iniziato a utilizzare toni più morbidi sia con Zagabria che con Pristina.

Si può quindi parlare di una nuova fase di dialogo nelle relazioni tra la Serbia e i suoi nemici storici: Kosovo e Croazia.

Proprio in questi giorni il Primo ministro serbo Ivica Dacic e il suo omologo kosovaro Hashim Thaci stanno discutendo la questione dello smantellamento delle "istituzioni parallele" serbe nel Nord del Kosovo, derivanti dalla decisione del 1999 di creare una gestione integrata del territorio nel dopoguerra: affidare il governo all'autorità di Pristina e il finanziamento delle istituzioni di sicurezza, giustizia, salute ed educazione a Belgrado, per tutelare la popolazione serba del kosovo settentrionale.

"Dobbiamo guidare i nostri popoli verso la normalità. - ha dichiarato Dacic - Questa è la prima volta che l'Europa non ci dà un ultimatum e ci coinvolge verso una soluzione". Catherine Ashton, Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, si è detta fiduciosa sul risultato delle trattative, augurandosi un accordo tra le parti nel prossimo tavolo negoziale, che si terrà il 2 aprile.

Più difficile è sulla carta la riconciliazione tra Serbia e Croazia, complicata dalle recenti assoluzioni dei generali croati Gotovina e Markac e del generale serbo Perisic. A Zagabria è viva la convinzione che l'esercito croato negli anni '90 non possa essere stato colpevole di crimini di guerra in quanto agiva in difesa della nazione: gli stessi Gotovina e Markac sono considerati eroi di guerra, e il Tribunale penale per la ex Jugoslavia è percepito come un'istituzione avversa. Di contro, l'assoluzione dei generali croati ha riacceso il nazionalismo serbo e un sentimento di insofferenza nei confronti della giustizia internazionale da parte di Belgrado.

In questo quadro tuttavia stiamo assistendo a un processo di sostanziale riavvicinamento, concretizzato nella visita a Zagabria del ministro degli esteri serbo Ivan Mrkic per incontrare il suo omologo croato Vesna Pusic. Se quest'ultima ha ribadito il sostegno all'adesione della Serbia al processo di allargamento europeo, Mrkic si è congratulato con la Croazia per l'ingresso nell'Unione, ed entrambi si sono dichiarati disponibili a non proseguire sulla strada giudiziaria che ha visto i due Paesi depositare in seno alla Corte Internazionale di Giustizia reciproche accuse di genocidio.

21 marzo 2013

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




La pulizia etnica

nella ex-Jugoslavia

La Jugoslavia federale era costituita da sei repubbliche (Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia) e due regioni autonome unite alla Serbia (Kosovo e Vojvodina). Con la morte di Tito, nel 1980, scoppiano le tensioni politiche che sono all'origine della guerra civile tra le varie repubbliche che componevano lo Stato federale.
Nel periodo che va dal 1990 al 1999, con un precedente nel 1989, quando la Serbia si oppone all'autonomia del Kosovo, le parti in guerra utilizzano a più riprese la pulizia etnica per prevalere.

leggi tutto

Multimedia

La scelta

documentario di Marco Cortesi

La storia

Srdjan Aleksic

nel 1993 salvò un musulmano da un gruppo di soldati serbi