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Srdjan Aleksic onorato a Belgrado

nel 1993 salvò un musulmano da un gruppo di soldati serbi

Belgrado ha intitolato una via a Srdjan Aleksic, un serbo bosniaco che perse la vita per difendere un musulmano perseguitato da un gruppo di soldati serbi.
L’iniziativa ha risposto all’appello di diversi cittadini, che hanno lanciato una campagna online per dedicare ad Aleksic un riconoscimento pubblico nella capitale del Paese. “È già considerato un eroe nella regione - spiegava la promotrice della petizione, Suzana Milosavljevic - ma lo dobbiamo onorare qui, nella capitale”.

Srdjan Aleksic nacque a Trebinje, nel sud-est della Bosnia, nel 1966. Era uno studente di legge e durante la guerra si arruolò nell’esercito serbo. Il 21 gennaio 1993 Aleksic difese Alen Glavovic, musulmano, da un gruppo di soldati dell'esercito serbo-bosniaco al mercato di Trebinje. Gli uomini avevano chiesto al giovane di mostrare la carta d'identità, e una volta accertatisi della sua appartenenza etnica iniziarono a picchiarlo e a perseguitarlo. Aleksic si oppose ai criminali e permise a Glavovic di scappare, ma i quattro militari colpirono ripetutamente Srdjan con il calcio delle loro pistole. Dopo il pestaggio il ragazzo cadde in coma, per poi spegnersi qualche giorno dopo, il 27 gennaio 1993.

Per il suo elogio funebre, il padre di Aleksic scrisse: “È morto compiendo il suo dovere di essere umano”.

Srdjan Aleksic è stato insignito nel 2010 del Premio Dusko Kondor per il coraggio civile, istituito da Gariwo Sarajevo, con la seguente motivazione: “sebbene consapevole del rischio ha sacrificato la sua vita per salvare la vita di Alen Glavovic, suo concittadino, un musulmano bosniaco perseguitato per la sua etnicità".

A Sarajevo, inoltre, è presente una targa che onora la memoria del suo gesto, fondamentale durante il genocidio e gli scontri tra serbi, croati e musulmani del Paese. “Senza persone come Srdjan Aleksic e senza la sua azione eroica - si legge sulla targa - perderemmo la speranza nell’umanità, e senza di essa la nostra vita non avrebbe senso”.

16 ottobre 2013

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La Jugoslavia federale era costituita da sei repubbliche (Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia) e due regioni autonome unite alla Serbia (Kosovo e Vojvodina). Con la morte di Tito, nel 1980, scoppiano le tensioni politiche che sono all'origine della guerra civile tra le varie repubbliche che componevano lo Stato federale.
Nel periodo che va dal 1990 al 1999, con un precedente nel 1989, quando la Serbia si oppone all'autonomia del Kosovo, le parti in guerra utilizzano a più riprese la pulizia etnica per prevalere.

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