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Shoah e nazismo

Un umile "eroe" dei tempi dell'Olocausto

Adolfo Kaminsky, quando Parigi fu occupata dai tedeschi, aveva 18 anni. A 19 aveva già salvato migliaia di persone, tra cui molti bambini. "Se dormivo un'ora molta gente moriva", racconta al New York Times oggi che ha 91 anni. "Per questo continuavo a lavorare disperatamente a tutte le ore". 


Non c'è nulla di peggio di una storia ignorata

È semplice ascoltare Yair Au­ron, lo è perché racconta nella maniera consequenziale e lo­gica di chi ha a lungo insegnato e prepara il suo pensiero alla condivisione, lo è perché non si concede scorciatoie, perché la sua onestà intellettuale gli impone coraggio anche quan­do tratta di argomenti che si percepisce essere per lui dolo­rosi.


"Nascondereste un ebreo dai nazisti?"

Nicholas Kristof, giornalista del New York Times, in occasione dell'Assemblea Generale ONU sui migranti coglie un parallelo tra le persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta e il dolore dei rifugiati di oggi. Lo fa con un appello: seguire l'esempio dei Giusti fra le Nazioni e la propria responsabilità personale nel presente.


Quo vadis, Polonia?

Shlomo Avineri, membro dell’Accademia israeliana delle Scienze, nonché originario della Polonia, è intervenuto nel dibattito sulla nuova legge polacca che criminalizza ogni allusione al coinvolgimento del Paese nella Shoah. 


Vietato dire che i lager furono "polacchi"

Daniel Blatman insegna Storia della Shoah alla Hebrew University di Gerusalemme. Su Haaretz del 31 agosto 2016, analizza un provvedimento dell'esecutivo di Varsavia per il quale è passibile di detenzione chiunque qualifichi di "polacchi" i lager che i nazisti crearono nella Polonia occupata.


Martin Uher, il "Giusto" della nazionale cecoslovacca

Dopo un'estate di Olimpiadi raccontiamo la storia di Martin Uher, il calciatore della nazionale cecoslovacca, ritiratosi e datosi a una fiorente attività commerciale, che aiutò intere famiglie a scampare alla Shoah. 


Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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