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Shoah e nazismo

Metà della vita: storia di un bambino ebreo a Roma nel 1938

La Professoressa Simona Emiliani del Liceo Cavour di Roma ci parla sulla piattaforma di GariwoNetwork, dal punto di vista dei propri alunni, dell'incontro con Guido Tagliacozzo - che ha raccontato nella loro classe quando nel '38 da bambino ebreo in Italia visse l'esperienza dell'emarginazione, sperimentando però il buon cuore di amici e persone che lo aiutarono e permisero a lui e alla sua famiglia di sfuggire alla deportazione.


​Etty Hillesum sull’odio

Con il dilagare di odio e antisemitismo in Europa e in Italia, provo ora a riassumere le riflessioni di Etty Hillesum sull’odio e sull’inimicizia. Quali erano gli aspetti fondamentali della sua concezione del mondo che volle comunicarci? Quali sono gli elementi che compongono questa sua idea?


"Sum Ebreu Che Scapum"

Questa storia inizia nel luglio 1943. Quando la famiglia ebrea Luzzati, in notti di fiato corto e cuore sospeso, comincia la sua fuga, e trova chi, senza volere nulla in cambio, l'avrebbe ospitata, protetta, salvata. Ce la racconta Rosita Poloni, che ha raccolto la testimonianza di Simonetta Luzzati presso Shorashim, in occasione del Giorno dedicato alla Memoria.


Kielce: storia di un pogrom

Con Pogrom di Kielce s’intende il massacro del 4 luglio 1946, che avvenne nella omonima città polacca a danni della piccola comunità ebraica che vi era ancora presente. Un episodio estremamente significativo, a un anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, di cui scrivono Gabriele Nissim e Gabriele Eschenazi in "Ebrei Invisibili" (Arnoldo Mondadori Editore, 1995), una dettagliata indagine sulla storia degli ebrei sopravvissuti alla Shoah e rimasti nei Paesi comunisti e sulle origini dell’antisemitismo nell’Europa dell’Est, utile per capire perché e da dove nascono le problematiche al centro del dibattito ancora oggi.


Polonia: gli appelli di intellettuali ed ebrei

Febbraio si apre con la legge sull’Olocausto che dovrebbe tutelare lo Stato polacco dalle accuse di collaborazione nel genocidio perpetrato dai nazisti. Il Senato ha approvato un Disegno di Legge che non solo vieta l’uso dell’espressione “campi di sterminio polacchi” ma nega il coinvolgimento della Polonia nella Shoah. Ma cosa ne pensa chi maggiormente potrebbe essere toccato da questo provvedimento? Con due lettere aperte, gli ebrei polacchi e alcuni autorevoli intellettuali del Paese hanno preso una posizione.


Il Senato di Varsavia approva la legge sulla Shoah

Il Senato polacco ha approvato il 1° febbraio 2018 il controverso disegno di legge che vieta di definire "polacchi" i campi di sterminio nazisti e di fare ogni riferimento alle complicità di cittadini polacchi nella Shoah. Il dibattito è stato acceso e a tratti veemente, con ripercussioni in Israele e negli USA. Pubblichiamo la traduzione del commento del giornalista di Haaretz Ofer Aderet


Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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La storia

Gino Bartali

il campione che salvò gli ebrei