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Giovanni Palatucci, costruzione di un mito?

una ricerca smentisce il salvataggio di massa

Dalle pagine del Corriere della Sera, Alessandra Farkas riporta i risultati di una ricerca storica che ha portato alla luce nuovi interrogativi sulla vicenda di Giovanni Palatucci. L’uomo, commissario di pubblica sicurezza presso la Questura di Fiume, è stato dichiarato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem nel 1990, e il mito nato intorno alla sua figura di “Schindler italiano” si basa sul salvataggio di oltre 5000 ebrei.

“Da anni stiamo studiando tutti gli aspetti della storia di Palatucci perché questa vicenda, come abbiamo sottolineato in molte occasioni, presenta numerose incongruenze"- ha dichiarato Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC. "Il ruolo di Palatucci è stato esagerato. L’articolo della Farkas nasce da una ricerca del Primo Levi Center di New York, che ha cercato negli archivi di Fiume, Roma e nell’Archivio Centrale dello Stato documenti che avvalorassero quello che si diceva di Palatucci. E non è saltato fuori niente”.

La ricerca smentisce i grandi numeri del mito con un dato incontrovertibile: durante la Seconda guerra mondiale gli ebrei dell’area fiumana erano al massimo duemila, e questo fa cadere l’ipotesi di un salvataggio di massa di quelle proporzioni.

“Siamo sicuri che lui era disponibile verso gli ebrei - prosegue Liliana Picciotto - se poteva dare un documento per tenere in Italia e non respingere gli ebrei lui lo faceva. Esemplare è il caso della famiglia Conforti, accolta con grande gentilezza dalla Jugoslavia e ospitata per la notte da Palatucci nella soffitta delle questura. Ma non può aver salvato migliaia di persone, perché gli ebrei in quella zona erano molti di meno...Certo, resta il salvataggio di Elena Aschenasy, per il quale è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem; ma sappiamo che per il Memoriale di Gerusalemme è sufficiente provare il salvataggio di una sola persona per assegnare il titolo di Giusto”.

Un altro punto contestato della vicenda Palatucci è il suo ruolo nell’invio degli ebrei fiumani al campo di internamento di Campagna, sotto la protezione dello zio, il Vescovo Giuseppe Maria Palatucci. “Non è possibile - spiega la Picciotto - che un funzionario periferico abbia fatto queste cose: chi decideva la destinazione degli stranieri in internamento era il Ministero a Roma”.

Un mito collettivo, insomma, costruito nel dopoguerra come forma di assoluzione collettiva del popolo italiano rispetto alle pratiche naziste?

“Senz’altro la storia che ruota intorno a lui è una montatura - conclude la storica - ma certo ora non si deve trasformare Palatucci ‘da santo in farabutto’. In ogni vicenda, bisogna sempre attenersi alla storia, alla ricerca e alla verità scientifica. In questo caso, non è stato fatto e il suo mito è stato ingigantito. Se si esagera in un senso si rischia poi - una volta smentiti i grandi numeri - di oscurare il valore di quell’unico salvataggio compiuto”.



Il dibattito sulla vicenda è ancora aperto. Dopo l'articolo di Alessandra Farkas sul Corriere della Sera, Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, Matteo Luigi Napolitano, docente dell'Università Marconi di Roma, Natalia Indrimi del Centro Primo Levi di New York, la storica Anna Foa e altre voci autorevoli sono intervenuti nella discussione.

Nel box approfondimenti gli articoli relativi alla vicenda Palatucci

28 maggio 2013

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