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Hitler, un tossicodipendente?

la stampa tedesca si interroga

Druffi, Junkie, questi i nomignoli, dal significato di "drogato", con cui viene chiamato Adolf Hitler negli articoli dei giornali tedeschi che recensiscono il nuovo libro dello storico Norman Ohler, Der totale Rausch. Drogen im Dritten Reich ("L'ebbrezza totale, le droghe nel III Reich). 

Il testo studia il comportamento dei nazisti, oltre che attraverso il prisma del furore ideologico e della banale e burocratica "esecuzione degli ordini", anche documentando una loro dipendenza da sostanze psicotrope.  

La stampa tedesca ha accolto con un po' di ironia il volume, sottolineando che il testo appare a tratti eccessivamente enfatico, come se l'invito che racchiude, rivolto ai tedeschi, a "non essere mai più un popolo di drogati" (capitolo Nie mehr, appunto "mai più"), fosse esso stesso poco sobrio rispetto all'entità del problema, che, si fa osservare ad esempio su Die Welt, richiederebbe più approfondimento e un atteggiamento meno emotivo. 

Il libro di Ohler, che inizialmente intendeva scrivere un romanzo sulla tossicodipendenza nella Germania nazista, ha spinto Hans Mommsen, decano degli storici del nazismo, a dichiarare alla Süddeutsche Zeitung: "La storia del nazionalsocialismo non dev'essere riscritta, ma questo libro cambia il quadro generale". Il libro tocca quindi dei nervi scoperti. 

Il volume parla di come nella Germania nazista soldati, funzionari alti in grado, professionisti, studenti e perfino casalinghe, fino al dittatore stesso, fossero dipendenti dal Pervitin, una metamfetamina brevettata da Theodor Temmler nel 1937. Hitler in particolare venne tenuto "sotto siringa" per tutta la durata della guerra dal suo medico personale, il famigerato dottor Morell. Il Pervitin, scrive la recensione del Corriere, "eliminava la stanchezza, combatteva la depressione, rendeva euforici, insomma esaltava lo Zeitgeist del nazismo". 

I nazisti lo assunsero mentre invadevano il Belgio per attaccare la Francia, "la guerra lampo fu guidata dalle anfetamine", conclude lo storico Peter Steinkamp. Ma, come scrive Ohler, "già nei successi delle armate hitleriane si celava il germe della catastrofe. Giunse infatti il momento in cui la droga non funzionò più, la dipendenza diventò eccessiva e non ci fu più Pervitin che tenesse nelle lande innevate della Russia o nel deserto nord-africano". C'è da sperare che vengano sconfitti anche i moderni alfieri dell'estremismo su Internet. 

9 settembre 2015

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