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Il codice di Ravensbrück

l’ingegno di quattro ragazze del campo ha raccontato al mondo gli esperimenti nazisti

Krystyna Czyz

Krystyna Czyz

Nell’estate del 1942, i medici delle SS iniziarono a condurre esperimenti sulle prigioniere del campo di Ravensbrück. A capo dell’operazione vi era Karl Gebhardt, il medico personale di Heinrich Himmler. Le gambe delle detenute venivano incise con pezzi di vetro e legno e poi infettate con diversi batteri, tra cui quello del tetano, per studiare le conseguenze delle ferite da battaglia e sperimentare l’efficacia di nuovi farmaci. Le vittime non erano più considerate donne, ma “conigli”.

Tra queste, la prigioniera politica Krystyna Czyz, insieme ad altre tre ragazze, trovò il modo di raccontare al mondo le crudeltà compiute dai nazisti nel campo.

Il loro unico contatto con l’esterno erano le lettere mensili che potevano inviare alle famiglie. Tali missive dovevano essere scritte in tedesco, raccontare di un buon livello di condizioni di vita nel campo e passare attraverso il controllo delle SS. Chiunque osasse deviare da questa linea, rischiava di essere uccisa. Le giovani presero in considerazione l’idea di corrompere una guardia, ma il rischio di fallire era troppo grande. Serviva una soluzione più ingegnosa.

Scrissero quindi delle lettere alle famiglie, apparentemente simili a quelle precedenti. Fu il fratello di Krystyna ad accorgersi di un dettaglio fondamentale: la sorella aveva menzionato un libro per bambini, con grande enfasi nei confronti dell’intelligenza e scaltrezza del protagonista. Questo riferimento sembrava molto strano, fino a quando il fratello si ricordò la trama del libro e comprese che la frase nascondeva un indizio.

Il protagonista della storia, infatti, era noto per essere molto intelligente. Durante il racconto, veniva catturato, ma riusciva a comunicare con l’esterno grazie a un codice segreto nascosto nelle iniziali delle parole scritte in una lettera. Proprio come nel libro, analizzando le iniziali di alcune parole la famiglia di Krystyna riuscì a trovare il messaggio nascosto: list moczem, ovvero lettera con urina”.

A contatto con la carta, infatti, l’urina perde il suo colore e diventa invisibile. Tuttavia, se la carta viene riscaldata, il colore riappare. Sfruttando questo fenomeno, il messaggio di Krystyna era passato inosservato agli occhi delle SS, ma non della sua famiglia. Ai margini della lettera, con un bastoncino appuntito intinto nel liquido, la giovane aveva iniziato a raccontare dei terribili esperimenti a cui erano sottoposte nel campo. Con il passare del tempo, sempre utilizzando questo “codice segreto”, lei e le altre ragazze comunicarono i nomi delle vittime, i loro numeri seriali, le tipologie di violenze che avevano subito e i nomi dei medici responsabili degli esperimenti. Queste informazioni vennero poi condivise dalle famiglie con i leader della Resistenza, con il governo polacco in esilio a Londra e con il Comitato Internazionale della Croce Rossa. Il 7 maggio 1944, poi, una stazione radio inglese trasmise al mondo il contenuto delle lettere da Ravensbruck, raccontando degli esperimenti sulle detenute e rivelando di conoscere l’identità dei responsabili.

Nel 1945, i nazisti iniziarono l’evacuazione di Ravensbrück e molti prigionieri furono costretti alle terribili marce della morte. Il 30 aprile, l’Armata Rossa liberò definitivamente il campo e i detenuti rimasti. Le guardie vennero catturate e processate ad Amburgo tra il 1946 e il 1948. Karl Gebhardt, il medico che diresse gli esperimenti nel campo, fu condannato a morte durante il Processo dei Dottori di Norimberga. In tutti i casi, i messaggi segreti spediti dalle giovani di Ravensbrück vennero utilizzati come prove contro gli aguzzini.

Dopo la guerra, Krystyna studiò geografia e divenne ricercatrice all'Università di Lublino. Morì nel 2011.
Le lettere da Ravensbrück sono state donate dalla famiglia a un Museo di Lublino nel 2017.

4 giugno 2019

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