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Il destino dei bambini salvati dai Kindertransport

negli ultimi mesi la stampa inglese ha ricostruito il doposalvataggio

L'arrivo di un Kindertransport a Londra nel febbraio 1939

L'arrivo di un Kindertransport a Londra nel febbraio 1939 Gamma-Keystone via Getty Images

I salvataggi di vite umane durante i genocidi sono la quintessenza dell'atto giusto. Non bisogna però dimenticare la dignità dei salvati e il fatto che per loro grazie a quel gesto è ricominciata la vita. Nel caso dei bambini sottratti alla furia nazista dai treni, chiamati Kindertransport, istituiti da Nicholas Winton, che li portarono dal cuore dell'Europa a Londra nel 1939, non bisogna dimenticare per esempio il coraggio dei genitori che si separarono dai figli per dare loro un avvenire al riparo dalla violenza. E nemmeno il peso delle ospitalità faticosamente assicurate in Inghilterra, che cambiarono il destino di molti di quei bimbi (come raccontavamo nell'articolo sul bambino salvato da Clement Attlee), facendo di molti di loro persone normali, e di alcuni dei testimoni infaticabili della Shoah. 

Nel dicembre 2018 la Germania ha riconosciuto la grande sofferenza arrecata dal suo passato regime ai bambini dei Kindertransport, stabilendo anche un risarcimento per loro.

La storia dei Kindertransport fu scoperta dall'organizzazione inglese Jewish Relief a partire da documenti venuti alla luce nel 1994. Essi comprendono fotografie e dettagli di tre bambini che furono portati in Inghilterra dall'Austria per sottrarli ai nazisti. "I genitori davano ai bimbi alcuni consigli su come comportarsi ed esaminarono i loro figli per l'ultima volta. Poi fu il momento degli addii. Ci furono risate e pianti e un ultimo abbraccio", racconta il sopravvissuto Norbert Wollheim, oggi operatore sociale in Gran Bretagna, secondo cui nessuno, 80 anni fa, prevedeva che molti dei bimbi non avrebbero mai più rivisto i genitori.

L'idea dei Kindertransport nacque nella mente di Nicholas Winton dopo la Notte dei cristalli, il pogrom antiebraico del 9 novembre 1938 in cui furono distrutte e saccheggiate migliaia di sinagoghe, attività e case di ebrei in tutta la Germania. Da quel momento in poi i genitori ebrei erano alla disperata ricerca di modi di mettere al sicuro sé e i propri figli. 

Questo non era assolutamente facile, dato che i principali Paesi d'accoglienza dei rifugiati ebrei - Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, avevano chiuso le proprie frontiere alla conferenza di Evian. La Gran Bretagna acconsentì, solo dopo la Kristallnacht, a fare entrare alcuni bambini di 17anni ed età inferiori, a patto che lo Stato non dovesse sobbarcarsi spese per il loro mantenimento, che le organizzazioni di aiuto ai rifugiati se ne facessero completamente carico e che ci fossero dei garanti dell'operazione. Winton trovò sia parenti ebrei dei ragazzini in fuga, sia nuove famiglie d'accoglienza, anche mediante annunci sui giornali come: "Per favore aiutatemi a portare fuori da Berlino due bambini (maschio e femmina), dieci anni, ottima famiglia, caso urgente"

Il primo Kindertransport partì il 2 dicembre 1938, con 200 bambini di un orfanotrofio ebraico in fuga da Berlino. Al passaggio della frontiera con i Paesi bassi, sul treno salirono gli ufficiali delle SS, che perquisirono i bagagli dei bimbi, contenenti vestiti e giocattoli impacchettati con cura. Fortunatamente il treno poté proseguire il viaggio e i bimbi terrorizzati vennero poi fatti salire su una nave per la Gran Bretagna. 

La priorità nei Kindertransport, che continuarono fino al 1940, era data agli orfani, ai bimbi senza tetto, e ai figli di persone finite in campo di concentramento. Non tutti i bambini all'arrivo vennero accolti con affetto. Alcuni giunsero in case dove subirono violenze o dovettero lavorare in condizione servile. Oppure incontrarono l'antisemitismo crescente anche in Inghilterra, dove furono approvate leggi che prevedevano l'internamento di rifugiati come "nemici stranieri", ovvero sospettati di connivenza con i nazisti. Secondo la BBC, "il fatto che si trattasse di minori ebrei e quindi molto difficilmente accusabili di intelligenza col nemico nazista non attraversò la loro mente". Circa un decimo dei bambini dei Kindertransport furono categorizzati come "enemy aliens" e internati sull'Isola di Man o inviati in Canada o Australia.

Altri minori combatterono eroicamente nei ranghi dell'esercito inglese contro le armate di Hitler. Alcuni, dopo la guerra, si riunirono con le loro famiglie. Ma la maggior parte non rivide più i genitori. E anche quelli che riebbero le loro famiglie, dovettero superare traumi e difficoltà di riassimilazione nei contesti familiari.

In occasione della mostra inaugurata nel febbraio 2019 al Jewish Museum di Londra, alcuni sopravvissuti hanno raccontato la loro storia agli studenti delle scuole britanniche. Esemplare è la vicenda di Bob e Anna Kirk, una coppia di rifugiati ebrei dalla Germania - il nome originale di lui era Kirchheimer, Kirk è il nome del suo padre adottivo scozzese - che hanno vissuto tutto l'orrore dei genitori uccisi, dei beni di famiglia rubati da persone "ariane" senza scrupoli, della nuova vita in Inghilterra e della testimonianza, che hanno cominciato a rendere dopo una visita in sinagoga nel 1992. I Kirk trovano molto sollievo nel parlare tra loro dei traumi vissuti e della lotta per superarli. Chiunque legge storie come la loro sa che un atto di salvataggio dà inizio a un viaggio che va oltre quello che interessa gli uffici dell'immigrazione, ed è il viaggio imprevedibile e sacro di una nuova esistenza.

27 marzo 2019

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