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Il Generale Castiglioni, Isère 1943. Gli ebrei salvati dagli occupanti

di Alberto Toscano

Il Generale Maurizio Lazzaro de Castiglioni

Il Generale Maurizio Lazzaro de Castiglioni Gariwo

"Quando arriva a Grenoble, nel novembre 1942, come capo delle truppe d’occupazione italiane, il conte Maurizio Lazzaro De Castiglioni (Milano, 1888 – Roma, 1962) è un generale che ama la Francia e parla molto bene il francese. Tra le sue decorazioni c’è anche la Croce di guerra francese del 1914-1918. A inizio settembre 1943, egli è convocato a Roma. Ha detto ai suoi uomini che, nel caso di rottura dell’Asse italo-tedesco, devono fare di tutto per rientrare in forze in patria. Questo non sarà possibile a causa della vendetta tedesca. Una volta tornata la pace, Castiglioni indirizza allo Stato Maggiore italiano una relazione sulle proprie attività. A proposito dei suoi dieci mesi a Grenoble, scrive: « Gli ebrei e gi stranieri perseguitati dai tedeschi e da Vichy hanno trovato presso di noi una protezione particolare». Nel 1951, è nominato capo delle Forze terrestri alleate dell’Europa meridionale della Nato".

Così inizia il resoconto della storia della Resistenza morale italiana in val d'Isère del giornalista e saggista Alberto Toscano, di cui vi proponiamo l'articolo seguente, uscito sulla rivista francese Historia. Ve lo proponiamo di seguito tradotto.

75 anni fa, il 12 novembre 1942, le truppe italiane arrivano nell’Isère sulla base di un accordo Berlino-Roma, che Vichy accetta suo malgrado. Questo cambiamento, che modifica la spartizione decisa dall’armistizio del 22 giugno 1940 (con la divisione della Francia tra zona occupata dai tedeschi e “Francia libera” del maresciallo Pétain), è stato voluto da Hitler dopo lo sbarco alleato in Africa del Nord (l’Operazione Torch, iniziata l’8 novembre 1942). Il regime di Vichy rimane in piedi, ma l’insieme del Paese è occupato da forze dell’Asse. La Germania e l’Italia ampliano la loro presenza militare in Francia, anche se questa scelta si afferma in un quadro giuridico confuso. Sul campo, le responsabilità e gli interessi di Vichy, dei tedeschi e degli italiani si intersecano e talvolta si contrappongono. Una parte dell’apparato burocratico francese collabora già con i tedeschi nella persecuzione della popolazione ebraica e nelle retate contro gli israeliti presenti in Francia, talvolta nella zona occupata e tal’altra in quella « libera ». Ciò si è visto bene il 16-17 luglio 1942 a Parigi, con la retata del Velodromo d’Inverno. Eppure, a Grenoble, un generale italiano, capo delle forze d’occupazione, impedisce all’amministrazione francese di braccare gli ebrei per consegnarli ai tedeschi. È una storia molto particolare (e troppo poco conosciuta), che vede il confronto tra un generale occupante e un’amministrazione di Vichy pronta a internare e deportare gli ebrei. A sua volta, il generale italiano non deve fidarsi degli agenti della Gestapo (presenti anche nella sua zona di occupazione militare) e della polizia segreta fascista (Ovra, letteralmente Organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo). Nella regione dell’Isère, l’immigrazione è tradizionalmente importante (nel 1938 la comunità italiana in Isère è composta da 45.000 persone, di cui 9.000 a Grenoble) e l’Ovra ha per missione prioritaria la « vigilanza » su questa colonia, dove sono presenti nello stesso tempo militanti fascisti e antifascisti (alcuni dei quali contribuirono d’altronde all’organizzazione della Resistenza francese).

Novembre 1942 – le truppe italiane della 5 Divisione alpina Pusteria, appositamente fornite di rinforzi per disporre di più di 20.000 effettivi, si installano tra le Alpi e il Rodano, tra il Lago di Ginevra e la linea Durance-Verdon. L’arrivo di questi militari è percepito dalla popolazione francese con un legittimo sentimento di ostilità. Al di là della sensazione suscitata da una dolorosa occupazione, c’è il ricordo della « pugnalata alle spalle » che Mussolini ha inferto alla Francia (Paese che in quel momento era già in ginocchio davanti alla Germania) aggredendola il 10 giugno 1940. L’occupazione viene dunque percepita come un omaggio ingiustificato alla vigliacchieria mussoliniana. E soprattutto, c’è la tradizionale propaganda fascista, favorevole all’annessione di numerosi territori francesi, che in passato erano appartenuti a Casa Savoia. Proprio in Savoia l’opinione pubblica si agita. La stampa di Vichy prova a rassicurarla. Il quotidiano Le Journal, edito e stampato a Lione, pubblica il 14 novembre 1942 in prima pagina il titolo « L’ordine e la calma regnano in tutta la Francia » e riporta una notizia molto significativa: «La presenza di truppe italiane nella Moriana e nella Tarantasia ha provocato una certa sorpresa nelle popolazioni. Siamo in grado di precisare che non si tratta di truppe di passaggio». Si pensava sicuramente al passaggio verso altre regioni francesi, ma in questo momento il primo timore è quello di un disegno annessionista da parte di Mussolini.

L’occupazione militare italiana riguarda una gran parte del sud est della Francia. L’Isère (con l’esclusione della zona di Vienne in particolare) passa sotto il controllo della Pusteria. Ciò crea una situazione che si protrarrà per dieci mesi, dal 12 novembre 1942 all’8 settembre 1943. Durante questo tempo, Grenoble e la sua regione divengono un rifugio per migliaia di ebrei francesi e stranieri, per merito del capo della 5a Divisione Alpina Pusteria, Maurizio Lazzaro De Castiglioni (Milano, 1888- Roma, 1962), un generale italiano che si distingue in maniera evidente dall’atteggiamento di Vichy, dei tedeschi e anche dei fascisti nei confronti degli ebrei. Egli prende le distanze dalla logica antisemita dell’Italia mussoliniana dell’epoca (le “Leggi razziali”, volute dal Duce e promulgate dal re Vittorio Emanuele III, sono in vigore nella Penisola dal 1938).

Il 14 marzo 1943 Castiglioni scrive al prefetto francese dell’Isère, Raoul Didkowski (Villevieille, Gard, 1892 – Montpellier, 1973), una lettera oggi esposta al Museo della Resistenza e della Deportazione di Grenoble. Egli utilizza tutta la forza della sua posizione di “occupante militare” per intimare al «Signor prefetto dell’Isère » (il testo originale è in italiano) di fermare gli arresti e le deportazioni degli ebrei. Il messaggio del generale inizia con le parole: «Signor Prefetto, porto a Sua conoscenza il fatto che, in esecuzione delle prescrizioni già notificate dalle autorità centrali italiane al Governo di Vichy, gli arresti degli ebrei, di qualunque nazionalità siano –perfino francese – nel territorio sotto occupazione italiana sono riservati alle sole autorità militari italiane». E ancora: « La prego pertanto di procedere gentilmente all’annullamento degli arresti e degli internamenti già effettuati ». Castiglioni precisa che ogni persona di origine ebraica può essere arrestata per crimini e delitti di diritto comune, aggiungendo a mano una frase, molto significativa, per dire che in nessun caso potrà essere consegnata ai tedeschi («senza tuttavia che gli ebrei quindi arrestati possano essere deportati fuori dalla zona sottoposta al controllo italiano » ; testo citato in «Être Juif en Isère entre 1939 et 1945 », Musée de la Résistance et de la Déportation de l’Isère ; Grenoble, 1997 ; pagine 38 e 39).

Il periodo dell’occupazione militare italiana di Grenoble coincide con un impressionante aumento del numero degli ebrei francesi e stranieri presenti nell’Isère. La partenza degli ebrei da Parigi e dalla zona occupata dai tedeschi verso la Francia “libera” di Vichy era cominciata subito dopo l’armistizio del giugno 1940 e si intensificò a partire dal novembre 1942 in direzione dei territori francesi controllati dagli italiani. Questi territori godono di un doppio beneficio. Grazie a uomini come il generale Castiglioni, la popolazione israelita vi corre molti meno rischi che nelle altre parti della Francia. In più, questa parte sudorientale del Paese è vicina alla frontiera svizzera, che molti ebrei sognavano di attraversare. Come osserva Gil Emprin (« L’Occupation italienne et ses paradoxes », in « Libertà ! antifascistes et résistants italiens en Isère », opera coordinata da Olivier Cogne e Jacques Loiseau, edita dal Musée de la Résistance et de la Déportation de l’Isère; citazione a pag. 47) l’afflusso di ebrei divenne massiccio dopo il novembre 1942 «nella zona di occupazione ditaliana, nelle principali città(Grenoble, Chambéry, Annecy), nelle cittadine termali(Aix-les-Bains …) o turistiche dove le infrastrutture alberghiere permettevano un’accoglienza importante». E ancora: «Si stima intorno a 9.000 il numero dei nuovi arrivati in Isère alla fine del 1942,e senza dubbio altri 4000 erano arrivati a metà del 1943.». Si può immaginare la presenza di 25-30.000 3b43i in Isère a giugno-luglio1943. Le statistiche di Vichy («Servizio israeliti» della prefettura di Grenoble e « Servizio di inchiesta e di controllo del Commissariato generale per gli affari ebraici ») sottolineano che gli ebrei francesi censiti ufficialmente in Francia passarono da 1 349 persone ad agosto 1942 a 2 930 nell’agosto 1943. Gli ebrei stranieri censiti formalmente passarono da 719 persone in agosto 1942 a 4.267 a maggio 1943 (« Être juif en Isère entre 1939 et 1945 », pagina 40), ma queste cifre non rendono conto che di una parte della situazione reale, perché i nuovi arrivati ebrei non avevano alcun desiderio di essere ufficialmente censiti come tali. Tra i documenti selezionati dal Museo di Grenoble, c’è la lettera di un ebreo che scrive a un parente che risiede in un altro punto della Francia. Egli gli dice: «Sono a Grenoble perché a Lione ci sono i tedeschi e non si sa che cosa ci potrebbe capitare, mentre qui ci sono gli italiani che regnano e sono veramente molto simpatici con noi. Tu mi scrivi che vorresti venire qui, ti credo, perché qui c’è la vera Palestina … ». La lettera, intercettata dai servizi tedeschi, potrebbe essere stata da loro utilizzata per mettere in difficoltà il generale Castiglioni e l’esercito italiano.

La Palestina d’Isère ha dei limiti ben precisi nello spazio e soprattutto nel tempo. Lo Spazio è quello della zona di occupazione militare italiana. A febbraio 1943, il prefetto vichyista di Grenoble ordina al sottoprefetto di Vienne, nella parte dell’Isère che sfuggiva al controllo di Castiglioni, di compiere una retata di 25 ebrei stranieri, destinati all’internamento e alla deportazione. Quanto al tempo, quello della presenza militare italiana termina con l’estate 1943. Il 25 luglio il potere cambia a Roma : destituzione di Mussolini (all’indomani dello sbarco anglo-americano in Sicilia) e sua sostituzione a capo del governo con il maresciallo Pietro Badoglio. I tedeschi comprendono che l’Italia si prepara a uscire dalla guerra. In questa prospettiva, Hitler decide che al momento opportuno avrebbe realizzato tre operazioni alla velocità del fulmine: liberazione di Mussolini (che sarebbe uscito dalla sua prigione il 12 settembre 1943 grazie a un commando tedesco), invasione della Penisola e disarmo delle truppe italiane nel loro proprio Paese come all’estero. Il 3 settembre 1943 (in Sicilia, già sotto controllo anglo-americano) ha luogo la firma dell’armistizio (al momento segreto) da parte del generale italiano Giuseppe Castellano e del generale americano Walter Bedell Smith. L’8 settembre, l’armistizio entra in vigore al momento del suo annuncio, con i discorsi di Eisenhower e di Badoglio. Quest’ultimo parla alla radio nazionale e contribuisce, con l’ambiguità e la vigliaccheria del suo atteggiamento, a disorientare un’Italia dove regna già la confusione. Il re e Badoglio seminano il caos dentro un esercito nazionale senza piùdirettive e abbandonato a se stesso. L’8 settembre è il giorno del «Tutti a casa!», che diventerà anche il celebre titolo del film di Luigi Comencini su quel momento di tragica confusione nazionale. Potremmo anche leggerlo come un “ciascuno per sé !”. Vittorio Emanuele III e Badoglio lasciano Roma al suo destino (il destino, che si sarebbe potuto evitare, dell’occupazione tedesca) per cercare riparo nel territorio già conquistato dagli anglo-americani. I tedeschi invadono il Paese occupando il nord, il centro e una gran parte del sud. A Grenoble, i tedeschi arrivano in forze per disarmare gli italiani, che volevano obbligare a scegliere tra collaborazione, lavoro forzato (STO) o prigione-deportazione. Attaccano le caserme e le posizioni italiane. I militari della 5a «Divisione alpina Pusteria » scelgono di battersi. Nei combattimenti tra italiani e tedeschi di Grenoble e dell’Isère, gli uomini di Castiglioni muoiono o sono feriti a decine. I tedeschi li trattano come dei traditori. Una parte di loro riesce a fuggire. Questi soldati italiani sognano di tornare nella loro terra. Alcuni riescono ad attraversare la frontiera svizzera, altri preferiscono rimanere sulle montagne per battersi con la Resistenza francese. Ci sono quelli che optano per la collaborazione e quelli che scelgono il lavoro forzato, ma ci sono soprattutto italiani prigionieri dei tedeschi. Il 9 settembre 143 l’Isère è tedesca, la Pusteria dispersa e la Palestina francese lascia il posto a nuove persecuzioni.

In un box a lato dell'articolo, Toscano spiega il prima e il dopo armistizio nell'Isère:

Una volta finita la guerra,i crimini nazisti sono studiati da un organismo nato a Grenoble durante i dieci mesi dell’occupazione militare italiana: il Centre de documentation juive contemporaine, creato il 28 aprile 1943 dal rabbino francese di origine russa Isaac Schneersohn affinché le persecuzioni non siano dimenticate il giorno in cui la pace ritornerà in Europa e in tutto il mondo. Dopo aver cercato rifugio in altre parti della Francia, Isaac Schneersohn aveva deciso di vivere e di organizzare le proprie attività nella Grenoble sotto occupazione italiana. Alla fine di questa cambiano però molte cose.

A settembre 1997, una targa commemorativa viene (finalmente !) apposta nel quartiere della Martellière, a Voiron (Isère), dove 18 ebrei, di cui 17 bambini, furono catturati il 23 marzo 1944 per essere deportati. Uno solo uscirà vivo dal lager nazista. Questo non è che un esempio della tragedia vissuta dagli ebrei dell’Isère dopo l’8-9 settembre 1943, quando le truppe tedesche della 157a divisione del generale Karl Pflaum prendono il controllo di Grenoble e della sua regione in seguito a una serie di battaglie contro le forze italiane del generale Castiglioni, che occupavano gran parte dell’Isère dal 12 novembre 1942. All’arrivo dei tedeschi, una parte degli ebrei cerca, non sempre con successo, di nascondersi o di lasciare l’Isère. Il sogno è in molti casi lo stesso: la Svizzera. Il periodo dell’occupazione tedesca, dal 9 settembre 1943 alla liberazione di Grenoble, il 22 agosto 1944, coincide con un’intensificazione drammatica delle persecuzioni contro gli ebrei e contro la Resistenza. Il 28 luglio un gruppo di tedeschi e di collaborazionisti compie a Décines la retata dove vengono arrestati sei ebrei, che saranno deportati ad Auschwitz. Uno solo sopravvivrà. La repressione politica esplode l’11 novembre 1943, quando a Grenoble si manifesta contro i tedeschi, che lanciano il loro messaggio sanguinario: su 600 persone arrestate, 369 sono deportate (soltanto 120 faranno ritorno). Il periodo “tedesco” dell’Isère si riassume in qualche cifra : 729 civili fucilati, 3.057 deportati nei campi nazisti, 1.877 mai più tornati. Durante l’occupazione italiana c’era stata una sola esecuzione, in seguito a una bomba piazzata in un autobus.

Alberto Toscano, giornalista e saggista

11 dicembre 2017

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