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In mostra a Berna e a Bonn le opere confiscate a Cornelius Gurlitt

arte che per i nazisti era "degenerata", ma che volevano vendere all'estero

"Una donna seduta su una sedia" di Henri Matisse fa parte dell'arte sequestrata a Gurlitt

"Una donna seduta su una sedia" di Henri Matisse fa parte dell'arte sequestrata a Gurlitt Lost Art Koordinierungsstelle Ma, via Getty Image

Cornelius Gurlitt era uno strano mercante d'arte. Riusciva a vendere nel libero mercato le opere che i nazisti avevano sottratto agli ebrei, ma faceva una vita da recluso per mantenere comunque la riservatezza sull'attività che alla fine gli sarebbe costata il carcere. 

Il suo business era un'eredità paterna, di Hildebrand Gurlitt, esperto d'arte cacciato dalla direzione di un museo tedesco da Hitler nel 1932 perché amava troppo l'arte che i nazisti consideravano "degenerata", ma poi incaricato da Joseph Göbbels di trattare i dipinti che non di meno erano molto richiesti all'estero e fruttavano al Reich molto denaro.

Gurlitt padre compì molti viaggi in Svizzera, dove acquistò l'arte degli ebrei in fuga, secondo alcuni tirando sul prezzo come uno strozzino per approfittare della condizione precaria degli israeliti, mentre secondo altre fonti i prezzi bassi si dovevano alla speranza che questi ancora nutrivano di poter salvare i quadri

La difesa del figlio, che aveva ereditato oltre 1.500 dipinti, si basava sull'affermare che la casa paterna era un "centro di cultura antinazista" e che lui non aveva mai ampliato la collezione, limitandosi a salvare le opere già acquisite dal padre. Certo è che Cornelius, braccato dalla polizia tedesca per tutto il 2012 e morto poco dopo a 81 anni, secondo il New York Times "sapeva ciò che faceva, e che non andava bene", quando teneva nascoste, vivendo quasi come un asociale, tutte quelle opere, inclusi dei preziosissimi Monet, Kirchner, Dix, Couture, Matisse e altri, sottratte a oppositori del nazismo ed ebrei perseguitati. E soprattutto quando scambiava qualche opera per denaro contante, anche per sopravvivere, visto che non aveva nemmeno un numero di previdenza sociale, figuriamoci un lavoro vero.

Le mostre coordinate ora in corso a Berna e Bonn recano entrambe il titolo Gurlitt: Status Report, e richiamano l'attenzione del pubblico internazionale e degli addetti ai lavori sull'arte rubata agli ebrei dal regime nazista. Per ora non è dato sapere se al ritrovamento delle opere seguirà la loro restituzione. Infatti molti musei tedeschi che avevano in un primo tempo ricevuto opere sottratte agli ebrei, ne erano in seguito stati privati per poi  riceverle nuovamente, sostengono che un museo "non può derubare se stesso", e quindi che non vi sia alcuna restituzione da compiere. Vi sono ancora molte controversie. Ma almeno ora si sa che questo è uno dei temi all'ordine del giorno. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

24 novembre 2017

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