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In Ungheria un 2014 contraddittorio

tra annunci ufficiali e negazionismo di tutti i giorni

Il governo di Viktor Orban fa ancora parlare di sé. Infatti, secondo il giornale israeliano Haaretz, mentre proclama che l'anno appena iniziato sarà l'Anno della Memoria della Shoah, istituisce anche un istituto storico basato sul negazionismo. 
L'ente, il cui direttore è nominato dal governo, si chiama Veritas ed è subito intervenuto nella vita pubblica con una dichiarazione dello stesso manager, Sandor Szakaly, secondo cui "la deportazione degli ebrei" del 1941 "fu un'azione di polizia contro gli stranieri". 

Elezioni in primavera
Immediatamente l'organizzazione che raccoglie sotto la propria egida le comunità ebraiche di Ungheria, Mazsihisz, ha chiesto le dimissioni di Szakaly, accusandolo di "falsificare la storia", anche in altre uscite in occasione di trasmissioni alla radio ungherese. Inoltre Mazsihisz ha chiesto ai politici di astenersi dallo strumentalizzare l'Olocausto in vista delle prossime elezioni, che si terranno in primavera. 

Un tentativo di riscrivere il passato
L'Ungheria dunque presenta sempre lo stesso quadro di ombre e luci già delineato nella nostra intervista al professor Federigo Argentieri (vedi box), ma stavolta sembra che a illuminare la situazione sia solo la campagna elettorale del partito al potere, mentre nella sostanza si cerca di riscrivere il passato dell'Ungheria, che alla fine di agosto 1941 vide l'eccidio di 23.000 ebrei ungheresi nella località ucraina di Kamenets-Podolsk dov'erano stati deportati. 

Provvedimenti contro l'antisemitismo
L'organizzazione Mazsishisz sta valutando di "limitare la propria partecipazione al cosiddetto Anno della Memoria pianificato dal governo; criticare altre affermazioni di Szakaly, e l'impostazione del modo di fare memoria adottato dal governo Orban in generale; opporsi al tentativo di riabilitare Horthy". È di questi giorni la notizia dell'opposizione delle comunità ebraiche ungheresi alla costituzione di un Memoriale dell'Occupazione Nazista, per gli ebrei un modo di eludere le responsabilità del governo nazionale addossando tutta la colpa delle deportazioni alla Germania. 

21 gennaio 2014

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Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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