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Julio Palencia, diplomatico spagnolo, salvò gli ebrei in Bulgaria

lo scrittore Petko Mangatchev lo ricorda in un libro

L'Ambasciatore di Spagna Julio Palencia

L'Ambasciatore di Spagna Julio Palencia The International Raul Wallenberg Foundation

Julio Palencia (1884-1952), diplomatico spagnolo nominato Ambasciatore in Bulgaria durante la Seconda guerra mondiale, si impegnò nel salvataggio degli ebrei, facendo pressioni sul proprio governo per farli espatriare in Spagna. Per riuscirci si espose al rischio di ritorsioni da parte del comando nazista e dovette affrontare le resistenze del governo bulgaro, allora guidato da Bogdan Filov, che nel marzo 1940 si schierò con la Germania e l’Italia nel conflitto mondiale da poco iniziato.

La storia di Palencia è stata raccontata in un libro dallo scrittore bulgaro Petko Mangatchev, che ha condotto una ricerca negli archivi per dare risalto a una figura poco nota in Bulgaria, nonostante il ruolo giocato nelle vicende del Paese. Mangatchev ci ha anticipato in un articolo le parti principali del libro, che riassumiamo qui di seguito.

Il nome di Julio Palencia compare per la prima volta in Bulgaria in una nota confidenziale dell'11 marzo 1940, scritta dal Capo del Protocollo del Ministero degli Affari Esteri e degli Affari Religiosi spagnolo. È indirizzata al Primo Ministro Bogdan Filov e dichiara: “Il governo spagnolo chiede il consenso del governo reale per nominare Julio Palencia, Ambasciatore di Madrid, come inviato speciale e ministro plenipotenziario della nostra Corte. J. Palencia è stato Ambasciatore spagnolo ad Atene”.

Segue l’invio da parte del neo Ambasciatore delle “credenziali con cui Sua Eccellenza Generalissimo Franco mi ha accreditato come suo plenipotenziario ministro” scrive Palencia, dicendosi “onorato di essere designato come rappresentante della Spagna in un Paese in cui sono lieto di assumere l'alta missione di sostenere, sviluppare e contribuire ancora di più allo sviluppo di buone relazioni Spagna-Bulgaria”.
Il Re Boris III risponde a Palencia assicurando il suo costante sostegno e la partecipazione del governo bulgaro agli sforzi che l’Ambasciatore farà per svolgere il suo compito.

In realtà questa atmosfera di buone relazioni e collaborazione non sembra durare a lungo. Documenti d’archivio rivelano che, già due mesi dopo, la famiglia Palencia è posta sotto il controllo dei servizi segreti bulgari e la prima ad essere sorvegliata è la moglie dell’Ambasciatore, che “secondo fonti attendibili è di nazionalità greca e avrebbe svolto attività contro la Bulgaria, organizzando ricevimenti in una villa a Knyazhevo con invitati ebrei e girando per la città e incontrando ebrei”. Queste informazioni sono definite fondate in una nota del 27 giugno 1941, che invita a indagare ulteriormente.

Nella vita politica della Bulgaria intanto c’è stata una svolta importante: nel novembre 1940 il Premier Filov ha proposto la "legge in difesa della Nazione”, votata il 24 dicembre 1940 dal Parlamento, che priva gli ebrei dei diritti civili limitando tutte le loro attività commerciali e sociali.

La situazione precipita nel 1943, quando le autorità naziste ordinano la deportazione degli ebrei in Germania. L’Ambasciatore Palencia si mobilita immediatamente chiedendo al proprio governo di intervenire per proteggere gli ebrei sefarditi e consentire il loro trasferimento in Spagna.

In un dispaccio inviato il 15 maggio 1943, Palencia scrive al Ministro degli Esteri spagnolo: “Per favore, consentite il rapido rimpatrio dai territori della Bulgaria di tutti gli ebrei spagnoli, con le spese di viaggio a loro carico. Sono circa 300 persone”. Non segue alcuna risposta. Con ogni probabilità, il governo spagnolo vuole bloccare il tentativo dell'Ambasciatore a Sofia di andare oltre i suoi compiti ufficiali.
Questo è intollerabile per Palencia, che decide di prendere in mano la situazione. Senza aspettare alcuna autorizzazione, dà il via al salvataggio di queste persone dalla deportazione nei campi di concentramento in Polonia. Per puro caso, questo documento è stato conservato ed è finito nelle mani degli Alleati dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Dopo aver completato la sua missione diplomatica, al suo ritorno a Madrid Palencia è stato sottoposto ad accurate indagini per le iniziative non autorizzate compiute sul territorio bulgaro e letteralmente "messo all'angolo", ponendo fine alla sua carriera diplomatica. Muore nell'oblio il 25 marzo 1952. 

Sono trascorsi otto decenni da quei tempi difficili, ma ciò che Julio Palencia ha fatto rimane nelle menti delle nuove generazioni. Il 28 ottobre 2011, la Spagna lo ha onorato per aver salvato la vita di centinaia di ebrei, dedicandogli una targa commemorativa sul palazzo dell'Ambasciata spagnola a Sofia.

Le gesta di Julio Palencia fino a poco tempo fa erano quasi ignorate in Bulgaria, ma grazie al lavoro di ricerca della Fondazione internazionale Raoul Wallenberg, molti documenti sono stati raccolti a dimostrazione del ruolo essenziale svolto da Palencia nel salvare la vita di centinaia di ebrei bulgari.

Ho appreso di recente che la Fondazione Yad Vashem, istituita dal Parlamento israeliano nel 1953 per individuare e commemorare i Giusti tra le nazioni che hanno rischiato la loro vita per aiutare degli ebrei, ha proposto che Julio Palencia sia dichiarato Giusto.
Sulla base dei documenti d’archivio che abbiamo scoperto, riteniamo che questa proposta sia degna di rispetto.

Le azioni dell'ambasciatore spagnolo, dettate dalle sue convinzioni personali, lo hanno portato non solo a considerare il significato etico dell’esistenza, ma anche a compiere passi concreti dettati da uno spirito umanitario, ispirato dalla solidarietà.

Petko Mangatchev

20 aprile 2020

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Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
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