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La memoria di Sciesopoli

intervista a Marco Cavallarin

La petizione “Perchè duri la memoria” circola da più di un mese. A sostenerla, un Comitato promotore formato da Miriam Bisk, figlia di Lola e Salek Najman, operatori di Sciesopoli ebraica, Carlo Spartaco Capogrego, Presidente della Fondazione Ferramonti,
Massimo Castoldi, Fondazione Memoria della Deportazione, Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli, Marco Cavallarin, ricercatore storico indipendente, Grazia Di Veroli, ricercatrice ANED, Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica Milanese,
Valerio Onida, Presidente dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Patrizia Ottolenghi, professoressa, Giorgio Sacerdoti, Presidente CDEC e Carlo Smuraglia, Presidente ANPI.

L’obiettivo della petizione è quello di salvare la memoria di Sciesopoli ebraica e prevenirne la decadenza. La struttura, originariamente creata come colonia montana dal regime fascista, a partire dal 1945 è stata rifugio e centro di riabilitazione per 800 bambini ebrei orfani provenienti da ogni parte d'Europa, sopravvissuti ai campi di sterminio e alla Shoah.
Oggi il sito è abbandonato, e non vi è nemmeno una targa in memoria dell’assistenza fornita a questi bambini.

Abbiamo chiesto a Marco Cavallarin, membro del Comitato promotore, un aggiornamento sugli sviluppi della petizione.
L’articolo dello stesso Cavallarin, insieme alla petizione “Perché duri la memoria”, è disponibile nel box approfondimenti.


Quali sono gli ultimi sviluppi della petizione per salvare la memoria di Sciesopoli?

Il 30 gennaio abbiamo avuto un’audizione in Regione Lombardia, nella Settima Commissione - che si occupa di cultura. Era presente anche l’assessore Cristina Cappellini, e in genere l’assessore non partecipa alle audizioni. Abbiamo raccontato la storia di Sciesopoli e sottolineato l’importanza di questa struttura, e da questo incontro sono nate alcune prospettive di sviluppo di Selvino e di recupero della memoria.
In audizione abbiamo fatto una richiesta specifica, ovvero che la Giunta si faccia carico di organizzare un gruppo di lavoro con lo scopo di trovare il modo più opportuno e condiviso per mantenere viva la memoria di Sciesopoli.
Abbiamo poi ribadito la nostra posizione al Presidente della Regione Roberto Maroni, il quale ha anche ventilato come ipotesi possibile quella dell’acquisto della struttura.
Al di là di questo, comunque, l’obiettivo primo della petizione è quello di trovare il modo per tutelare e diffondere la memoria di quanto avvenuto a Selvino.


Proprio su questo punto, perché secondo lei è importante ricordare Sciesopoli?

A Bergamo lo storico Sergio Luzzatto ha detto che Sciesopoli è uno dei 5 posti più importanti d’Italia per quanto riguarda la storia della Shoah, paragonandolo a luoghi come campo Fossoli e Binario 21.
Io concordo con questa posizione, e anzi ritengo che questo sito abbia anche un valore aggiunto: non ci sono solo il dolore, la sofferenza e il dramma della deportazione, ma c’è soprattutto il tentativo e il progetto di salvare le vite, di riportare bambini devastati in una situazione di vita normale.
Per questo va salvata la memoria di Sciesopoli. E salvare la memoria significa raccontare questa pagina di storia ai giovani, nelle scuole, e ricordare la solidarietà e la generosità unitaria del Comune di Milano, della comunità ebraica, dei partigiani, del CLN, di Ferruccio Parri, del sindaco Greppi e dell’esercito britannico. In quei giorni del 1945 c’è stata infatti una coralità straordinaria, e conoscere questi eventi può aprire molte finestre e combattere una mentalità campanilistica.


Alla luce degli ultimi eventi, si sente ottimista per quanto riguarda il futuro di Sciesopoli?

Fino ad ora abbiamo avuto tante rassicurazioni, e dobbiamo aspettare per vedere le conseguenze degli impegni presi, anche dalla Regione. Il dato positivo è la grande attenzione data a questa vicenda. Il Ministero dei beni culturali ha segnalato alla sovrintendenza la necessità di valorizzare e tutelare questo sito, che è anche un elemento interessante di architettura razionalista. In più in Parlamento è stata appena depositata un’interrogazione da Pia Locatelli e Lia Quartapelle, con l’obiettivo di impegnare il governo a sollecitare la Regione Lombardia ad assumere iniziative atte a tutelare la memoria di Sciesopoli. Si è quindi messa in atto una nuova coralità che coinvolge forze politiche di diversi colori, e che comprende anche il sindaco di Selvino, il Presidente della Provincia e tutti i consiglieri regionali che si sono avvicinati alla storia di Sciesopoli.


Lei ha incontrato anche i “bambini di Selvino” o i loro familiari. Quanto è importante tutelate la memoria per queste persone?

Molti bambini salvati a Sciesopoli sono poi tornati negli anni, e le loro visite erano sempre accompagnate da una grande commozione.
Conservare la memoria per loro non significa solamente ricordare quanto è avvenuto, ma soprattutto compiere un atto di riconoscimento e gratitudine nei confronti del popolo di Selvino, per la responsabilità che ha dimostrato riportando a una vita normale i bambini di Sciesopoli.

a cura di Martina Landi, redazione Gariwo

4 febbraio 2014

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Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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