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La prova del nazismo che Trump non ha superato

il commento di Timothy Snyder sulle dichiarazioni del presidente americano

I nazionalisti bianchi, i neonazisti e i membri dell'estrema destra che hanno marciato in direzione di Emancipation Park durante la manifestazione “Unite the Right” a Charlottesville, Va.

I nazionalisti bianchi, i neonazisti e i membri dell'estrema destra che hanno marciato in direzione di Emancipation Park durante la manifestazione “Unite the Right” a Charlottesville, Va. Chip Somodevilla/Getty Images

Dopo la tragedia di Charlottesville del 12 agosto, l'autore americano specializzato sull'Olocausto Timothy Snyder esprime in un articolo sul New York Times le sue perplessità rispetto alla reazione del presidente americano Trump, che si è limitato a una generica condanna di ogni tipo di violenza.

“Punto primo, io sono la persona meno antisemita che avete mai visto in vita vostra. Secondo: il razzismo? Sono anche la meno razzista”. Così si è espresso il Presidente durante una conferenza stampa a febbraio. Queste parole mi hanno lasciato addosso un senso di disagio. Un momento fa, mentre stavo guardando le fotografie di giovani uomini di Charlottesville, Va., provenienti dal mio Stato d'origine, l'Ohio, e riflettevo sul messaggio “Heil Hitler” sulla t-shirt di un partecipante, mi è stato improvvisamente chiaro il motivo del mio malessere.

Ho trascorso anni studiando le testimonianze di sopravvissuti ebrei alla Shoah e le ricostruzioni dei loro salvatori. Quando chiedevo ai soccorritori perché avessero agito in quella maniera, di solito evitavano di rispondere. Se si avventuravano in una risposta, era per dire che avevano fatto ciò che ognuno avrebbe fatto. Gli storici, che sono abituati ad analizzare le fonti, sviluppano alcune intuizioni sul materiale di cui si occupano. Quella che ho sviluppato io è che le persone che si vantavano di avere salvato ebrei, generalmente non l'avevano fatto; di fatto, era più probabile che fossero antisemiti e razzisti. I soccorritori non si vantano mai.

Scrivo queste righe in Polonia, dove la Shoah è presente in ogni assenza, in una casa dove il poeta polacco vincitore del Premio Nobel Czeslaw Milosz trascorreva le estati alla stessa età dei giovani uomini che vedo nelle fotografie di Charlottesville. Nel 1943 a Varsavia, egli guardava il vento sospingere la cenere oltre il muro del ghetto in fiamme e lambire le gonne di alcune ragazze che correvano alle giostre. Notò come le persone si spencolavano per catturare un po' della cenere sospesa nell'aria come “scuri aquiloni”.

Mi sono scoperto a pensare anche a un altro Premio Nobel polacco, la poetessa Wislawa Szymborska. Lei ha descritto in maniera memorabile una donna apparentemente normale che era presa dalle sue cure quotidiane, ma, quando è giunto il momento, è corsa dritta in un edificio in fiamme per salvare bambini che non erano i suoi.

“Conosciamo noi stessi,” ha scritto la Szymborska, “solo una volta che siamo stati messi alla prova”.

Finché non siamo stati messi alla prova, non ha alcun senso vantarci della nostra bontà; dopo, non ce n'è alcun bisogno. Dopo Charlottesville, il Presidente Trump si è trovato di fronte a una prova facile, e non l'ha superata. Quando gli si è presentata un'evidente opportunità di condannare il male che è stato ed è il nazismo, prima ha aspettato, poi ha pronunciato frasi ambigue, quindi ha letto da un gobbo televisivo, e infine ha relativizzato la questione. Ha parlato di “persone molto in gamba da entrambe le parti”.

Tuttavia, i gruppi nazisti che hanno marciato a Charlottesville non possono essere considerati una “parte”. Quando fanno le loro fiaccolate, imitano rituali nazisti. Quando pronunciano il grido e la risposta a “Heil Trump” e “Victory Heil”, riproducono le esibizioni di forza che conosciamo meglio in tedesco: “Hitler! Heil!” e “Sieg! Heil!”. A Charlottesville, i nazisti americani hanno gridato “Sieg! Heil!” passando di fronte a una sinagoga.

Quando i sostenitori dell'estrema destra inneggiano al fatto che “gli ebrei non ci rimpiazzeranno”, non fanno altro che riproporre l'idea nazista di un “ebraismo” mondiale che opprime la razza padrona e per questo deve essere eliminato dal pianeta. Quando gridano “Terra e sangue”, ripetono uno slogan nazista che significa che le razze uccideranno altre razze per la terra senza pietà e per sempre.

Queste idee non definiscono “una parte”, ma piuttosto una visione del mondo nella quale gli Stati Uniti d'America, con la loro Costituzione e le loro leggi, e con la loro comprensione acquisita con lotte e fatica dei diritti e delle responsabilità, non esisterebbero più.

Hitler e i suoi scherani strategicamente si definirono, fin dall'inizio, come una “parte”, quella dei difensori del sistema contro l'altra “parte”, la sinistra. Hitler arrivò al potere denunciando il comunismo, che allora (diversamente da oggi) era una forza di una certa rilevanza nel mondo. Una volta al potere, Hitler assimilò tutti gli oppositori all'altra “parte” e li fece deportare nei campi e uccidere. Quando il Parlamento tedesco, il Reichstag, andò a fuoco, Hitler aveva già stabilito nella sua retorica che l'altra “parte” era violenta, e usando l'affermazione (falsa), che essa aveva commesso atti di terrorismo per porre fine alla Repubblica tedesca.

Nell'Europa tra le due guerre, il senso crescente che la politica fosse definita da due “parti” finì per consumare l'ampio centro politico, uno spazio nel quale le persone possono pensare con la propria testa e confrontarsi con le prove della politica da cittadini responsabili. Se tutti sono da una “parte”, allora nessuno è responsabile della società nel suo insieme, e il centro non può reggersi.

Il Presidente ha fallito in un ambito nel quale nessun fallimento è innocente. Ha fornito ai nazisti americani tre servigi, per i quali essi lo hanno ringraziato: ha normalizzato la loro ideologia; ha scusato le loro azioni; e ha dato loro la speranza che darà la colpa ai suoi avversari la prossima volta che l'America sarà colpita dal terrorismo.

Un redattore del Daily Stormer (un sito che deriva il suo nome da Der Stürmer – in tedesco l’assaltatore -, il giornale più antisemita del periodo nazista) ha definito Charlottesville un “Beer Hall Putsch”, riferendosi al Putsch di Monaco, uno dei primi tentativi di Hitler di conquistare il potere. Il redattore, con questa metafora, intendeva dire che gli eventi in Virginia sono un primitivo fallimento, che promette però una vittoria futura. I nazisti americani sognano un nuovo incendio del Reichstag, un momento di terrore nel quale il Presidente mostrerà la sua vera natura e la sua opposizione potrà essere schiacciata.

Potremmo scegliere di dimenticare questi slogan ed eventi degli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale, ma i nazisti americani ricordano la storia a loro modo, e così anche il Presidente Trump. Le statue confederate che egli ammira sono per lo più manufatti dei primi anni del 20° secolo, quando Hitler ammirava gli Stati Uniti per le sue leggi razziste intitolate a Jim Crow, e quando il padre di Trump fu arrestato a un raduno del Ku Klux Klan, prima che l'America superasse la sua prova. Lo slogan presidenziale “America first” è un richiamo a un'America “alternativa”, una che sarebbe potuta essere reale, e non lottare contro i nazisti, e stare a casa quando il mondo era in fiamme, fallendo nella prova.

Una simile America potrebbe tuttavia diventare il nostro Paese. Se lo farà o no dipende da noi. Siamo messi alla prova, e così conosceremo noi stessi.

4 settembre 2017

Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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