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Le scuse del mondo accademico italiano agli ebrei

80 anni dopo le leggi razziali

Vittorio Emanuele III, nel suo "buen retiro" di San Rossore di Pisa, non ebbe la volontà di opporsi alla persecuzione contro gli ebrei decisa da Benito Mussolini. Senza nemmeno aspettare ordini da Hitler, il 5 settembre di 80 anni fa firmò le leggi "per la difesa della razza", dette "leggi razziali", anche se sarebbe più corretto chiamarle "leggi razziste", visti i loro contenuti, intenti ed esiti. 

Il primo effetto delle leggi anti-ebraiche fu l'esclusione degli ebrei dalle scuole e dalle università. In seguito ci fu la revoca della cittadinanza agli ebrei stranieri (7 settembre), il licenziamento dei dipendenti pubblici ebrei, il divieto di accesso alle professioni. Non mancarono poi divieti anche sul piano strettamente personale, che andavano dalla proibizione dei "matrimoni misti" (in un pacchetto di misure antiebraiche del 17 novembre) a quella di sedere in locali pubblici frequentati da "puri italiani". Le leggi "razziali" portarono progressivamente alla spoliazione completa degli ebrei e furono la premessa per il loro annientamento.

Il 20 settembre 2018, proprio a Pisa, si terrà un evento altamente simbolico: i rettori di 83 università italiane si riuniranno per chiedere scusa agli ebrei per le espulsioni degli anni '30 e '40. Come sottolinea Guri Schwartz, membro del comitato scientifico dell'iniziativa, interpellato da Anna Momigliano su Haaretz del 2 settembre 2018,  "è la prima volta che un'istituzione italiana si assume le proprie responsabilità per le leggi razziali".

Le espulsioni da scuole e atenei furono provvedimenti drammatici e ingiusti, che privarono la cultura italiana di alcune delle migliori menti. Gli ebrei nel 1938 erano infatti lo 0,1% della popolazione, ma costituivano il 7% del mondo della ricerca e dell'università. Tra gli israeliti cacciati, molti dei quali dovettero riparare all'estero, c'erano personalità del calibro di Enrico Fermi - scopritore dell'atomica, la cui moglie era ebrea -, il Premio Nobel Emilio Segré e tutto il gruppo dei ragazzi di via Panisperna, che diede un contributo decisivo allo sviluppo della scienza e alla sconfitta del nazifascismo. Un'altra vicenda non esaustiva di questa tragedia, ma sicuramente significativa e commovente, è quella del prof. Federigo Enriques, il quale, avendo fondato il Dipartimento di Matematica dell'università di Roma, nel 1938 si trovò espulso perfino dall'accesso alla relativa biblioteca, a causa dei provvedimenti razzisti del regime.

La decisione del corpo accademico italiano di chiedere scusa alle Comunità Ebraiche del Paese risulta quanto mai apprezzabile (per quanto forse tardiva), viste le ferite che evidentemente rischiano di riaprirsi in ogni momento. Primo Levi scrisse che chi non ricorda il passato è condannato a riviverlo. Speriamo quindi che molte altre autorità assolvano al compito di assumersi le proprie responsabilità per il passato, in modo da poter progettare un futuro pacifico e onorevole.

5 settembre 2018

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Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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