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L’eroe sconosciuto che salvava i bambini ad Auschwitz

storia di Fredy Hirsch

La docente di Storia della Shoah all'università Ben Gurion di Israele Michal Aharony ha raccontato il 5 aprile 2018 su Haaretz la storia di Fredy Hirsch, insegnante di atletica ceco, gay dichiarato, che riuscì a salvare molti bambini ebrei sia a Theresienstadt che ad Auschwitz Birkenau grazie anche all'incredibile carisma che sapeva esercitare. Vi proponiamo i passi principali della storia.

Fredy Hirsch nacque in Germania, ad Aachen, l'11 febbraio 1916 da una famiglia ebraica. Con le prime persecuzioni naziste la famiglia espatriò in Bolivia, ma egli rimase in Europa, era un convinto sionista e i suoi pensieri erano verso la Palestina. Fuggì in Cecoslovacchia a 19 anni, e si dedicò al lavoro con bambini e adolescenti e alla militanza nel movimento giovanile ebraico Maccabi Hatzair. Fino al 1940 organizzò campi estivi del movimento e seguì personalmente i giovani che intraprendevano l'aliyah (immigrazione ebraica nella terra di Israele) nella Palestina sotto mandato britannico.

Michael Honey, un sopravvissuto ad Auschwitz che conosceva bene Fredy, ricorda che nel 1939, quando Hitler aveva occupato la Cecoslovacchia, aveva scommesso con lui e il fratello su chi sarebbe partito per la Palestina, e all'atleta era toccato di rimanere nel Paese. Quando agli ebrei era ancora permesso di andarsene, aiutò un gruppo di allievi di 12-14 anni a recarsi prima in Danimarca per un campo estivo, poi in Palestina. In questo modo poterono salvarsi. 

Le misure antiebraiche, il ghetto e il lager

Con l'occupazione nazista i bambini ebrei furono esclusi dall'istruzione pubblica ceca e tedesca. Furono tutti internati nei ghetti o nei campi. Hirsch si trovò allora a dare lezioni nel campo da gioco Haribor del quartiere Strasnice di Praga, impartendo lezioni di ginnastica ai bambini ebrei e organizzando campionati di calcio e altre attività didattiche e sportive.

È stato girato un documentario sull'atleta, Dear Fredy, nel 2017 da Rubi Gat. Lo ritrae mentre anima gli eventi sportivi e sociali di Praga e Theresienstadt, con tutti bambini destinati a perire ad Auschwitz. Alcuni di loro sopravvissero grazie al suo impegno, non solo ad allenarli, ma anche a insegnare loro la disciplina e l'igiene fondamentali alla sopravvivenza in luoghi estremi come il lager. Il tema dell'omosessualità di Hirsch viene trattato all'inizio del documentario. Hirsch non nascose la propria sessualità né a Praga, né a Theresienstadt - dove fu inizialmente deportato -, né addirittura ad Auschwitz.

Theresienstadt per i nazisti doveva servire da ghetto modello, con l'aspetto di un villaggio ebraico "tipico" degli ebrei austriaci e tedeschi. Era in relatà un lager a tutti gli effetti, prodromo della deportazione nei campi di sterminio. I bambini erano separati dagli adulti, dai loro genitori.  In segreto però gli internati continuarono a tenere attive delle scuole per i bimbi, a praticare sport e a mettere in scena spettacoli. 

Una combinazione necessaria di disciplina e igiene per sopravvivere 

Hirsch era responsabile a Theresienstadt, incaricato di controllare minuziosamente l'igiene, ma si occupò anche di fare giocare i bambini a calcio, un altro tassello per permettere loro di sopravvivere. Nel maggio 1943 poté guidare il torneo dei Maccabia sports, che ebbe migliaia di spettatori. L'atleta era così fermo e carismatico che i tedeschi quasi non credevano che "un ebreo potesse assomigliare così tanto a un soldato". Per la grazia e la forza dei suoi movimenti alcuni ex deportati paragonano Hisch al Discobolo di Atene. Grazie a queste sue caratteristiche e alla sua buona reputazione, Hirsch fece rilasciare un certo numero di persone dai carri delle deportazioni, fece in modo che i bambini e gli orfani non figurassero nelle liste dei deportati. Alla fine di agosto del 1943, un trasporto speciale arrivò al ghetto trasportando 1200 bambini dal ghetto di Bialystok (in Polonia), che era stato appena liquidato. I bambini, che erano affamati e debilitati e avevano assistito all'omicidio delle loro famiglie, erano tenuti in isolamento. Furono tenuti in vita per essere barattati più tardi con cittadini tedeschi, in cambio del loro rilascio e dell'eventuale emigrazione in Palestina. Era severamente proibito avvicinarsi ai bambini di Bialystok mentre erano nel ghetto, ma Hirsch ignorò il divieto e si infilò nelle loro cuccette. Egli era convinto di riuscire a sopravvivere al lager grazie ai suoi buoni rapporti con i tedeschi, ma un giorno fu catturato da una guardia ceca, arrestato e inviato a Birkenau. Dopo la guerra, si apprese che tutti i bambini di Bialystok furono gassati ad Auschwitz.

Fredy partì quindi con il "September Transport" del 1943, composto da adulti e bambini ebrei destinati a essere gassati entro sei mesi. Alcuni prigionieri tra cui Fredy furono però tenuti in un campo "famiglia", dove ricevevano un trattamento migliore, perchè? Diverse ipotesi sono state avanzate negli anni, ma quella più autorevole è stata proposta solo negli anni '60 dallo storico Dov Kulka, deportato a 9 anni, che scoprì alcuni documenti dei tedeschi secondo cui i nazisti contemplavano la possibilità di visite da parte di membri della Croce Rossa. E quindi il "campo famiglia" era un modo di ingannare gli ispettori. Il blocco 31 in particolare era il blocco dei bambini, guidato da Fredy Hirsch. Egli riuscì a creare una bolla protettiva per i bambini nel mezzo del campo di sterminio. Particolarmente evidente fu qui il suo atteggiamento scrupoloso verso l'igiene, come racconta il sopravvissuto Yehuda Bacon. "Hirsch obbligava i bambini perfino a lavarsi nella neve in inverno, o a camminare verso un altro blocco dove c'erano più buche. Ci faceva lavare anche con poche gocce d'acqua permettendoci di rimanere puliti". Le condizioni nel familienlager erano comunque terribili e molti internati morivano di stenti e malattie. Tuttavia molti bambini sopravvissero grazie a Hirsch. Questo fu ottenuto appunto sempre mediante una ferrea combinazione di educazione  e disciplina e ai buoni rapporti di Hirsch con i tedeschi.

Un ebreo "che sembra quasi un tedesco"

Perfino il crudelissimo Joseph Mengele, che supervisionava il blocco dei bambini, in un certo senso subì il fascino di Hirsch, con cui condivideva la cultura germanica. L'atleta carismatico ottenne che gli appelli fossero effettuati nel blocco invece che sul piazzale del campo al freddo, e l'assegnazione ai bambini di sempre nuovi lavori in modo che fossero sempre considerati "utili". Secondo la testimone Ruth Bondy, "I bambini non erano disciplinati a causa delle SS, ma della loro fascinazione per Fredy". All'inizio del 1944, quando la quarantena dei sei mesi per i quaranta prigionieri del September Transport finì, si diffuse la voce che i nazisti fossero pronti a uccidere tutti gli internati cechi nel campo. I tedeschi cercarono fino all'ultimo di nascondere il loro piano, dicendo ai prigionieri che sarebbero stati trasferiti in un campo di lavoro, e consegnando loro cartoline datate 25 marzo, che essi, dissero, potevano inviare ai parenti nel mondo esterno scrivendo loro che stavano bene. Hirsch nominò un altro attendente per il campo, salutò tutti e chiese di salutare i suoi amici e parenti in Palestina. Il 7 marzo furono tutti trasferiti in un campo vicino. Il giorno dopo si diffuse la voce che Hirsch stava male. Di lì a poco, l'atleta morì. Che cosa accadde? 

Una morte misteriosa e una fama incerta

Secondo il testimone della Shoah Rudolf Vrba, intervistato da Claude Lanzmann per il suo documentario "Shoah", Hirsch aveva pensato di portare a termine una rivolta dei prigionieri alla notizia dell'imminente liquidazione. Non tutti sono d'accordo con questa teoria, ma se fosse vera Hirsch si sarebbe poi suicidato con i barbiturici, comprendendo perfettamente che una rivolta senza armi sarebbe costata la morte a tutti i bambini.

Tuttavia c'è un'altra teoria, basata sulla testimonianza del sopravvissuto Ota Kraus. Secondo lui, morto in Israele nel 2000, Hirsch non si sarebbe ucciso, ma sarebbe morto per una dose eccessiva di Luminal somministratogli dai dottori ebrei del campo, che avrebbero voluto in realtà solamente addormentarlo per evitare una sua azione. La teoria è oggi sostenuta da alcuni sopravvissuti e dai figli e nipoti di Kraus, intervistati da Michal Aharony nel 2014, per il libro Hannah Arendt and the Limits of Total Domination. Secondo questa teoria Hirsch avrebbe chiesto un tranquillante. I medici ebrei, a cui Mengele aveva promesso di poter sopravvivere, gliene avrebbero somministrato una dose elevata pensando che così avrebbe rinunciato ai suoi propositi di rivolta. La dose tuttavia risultò letale.

L'orrore della Shoah e la riconoscenza dei sopravvissuti

La notte dell'8 marzo 1944, i 3.792 deportati del September Transport furono assassinati nelle camere a gas. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, prima di morire cantarono "Hatikvah", l'inno del futuro stato di Israele, e l'inno nazionale ceco.

Una questione che rimane aperta oggi è perché Hirsch, che al pari di un Janusz Korczak aiutò tutti i bambini che poteva e si sacrificò con loro, non sia onorato in Israele e Repubblica Ceca. Eppure per i sopravvissuti che salvò Hirsch è una figura fondamentale, per sempre inscritta nei loro cuori. I "bambini di Theresienstadt e Birkenau" hanno fatto collocare un monumento a lui dedicato a Terezin, dove un tempo sorgeva il "ghetto modello" dei nazisti. 

Una sopravvissuta, Zuzana Rosinkova, al momento della dedica del memoriale nel 1996, ha dichiarato: "Noi ebrei non abbiamo santi, ma abbiamo certamente tzaddikim, gente giusta, gente di tzedek, giustizia. Hirsch era un essere umano, una persona fallibile ma era uno tzaddik". 

9 aprile 2018

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Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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