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Lo storico Jan Tomasz Gross rischia il processo

per aver detto che i polacchi uccisero gli ebrei

Jan Tomasz Gross

Jan Tomasz Gross AP Photo/Alik Keplicz

Lo storico Jan Tomasz Gross, che si è occupato a fondo del pogrom di Jedbawne nel quale diverse centinaia di ebrei furono uccisi dai vicini "polacchi etnici", rischia di andare a processo per l'esito dei suoi studi.

Gross in particolare è finito sotto indagine per la seguente frase: "Si considerino i polacchi, che, pur meritandosi a pieno titolo di andare fieri della resistenza antinazista della loro società, uccisero durante la guerra più ebrei che tedeschi".

Il procuratore generale della Repubblica Polacca ha reso noto in ottobre che intende approfondire le inchieste a carico dello studioso, invece di dar luogo all'archiviazione che era stata in un primo tempo decisa dal tribunale ordinario. 

Qualora condannato, Gross rischierebbe fino a 3 anni di reclusione. L'accademico ha dichiarato dalla sua casa negli Stati Uniti al giornale israeliano Haaretz: "Questa cosa è molto disturbante. Non credo che una corte giudiziaria sia il luogo deputato per stabilire la verità storica sulle relazioni ebraico-polacche".

Secondo le nuove leggi in vigore in Polonia, volute dal governo Duda, dichiarare che i polacchi furono responsabili della Shoah è punibile con il carcere. Questo, anche se è accertato che durante la Seconda Guerra Mondiale molti polacchi uccisero ebrei. Per la precisione i "polacchi etnici" uccisero circa 30.000 tedeschi, ma un numero compreso tra i 100 mila e i 200 mila ebrei. 

In particolare, per le leggi polacche, è vietato definire "polacchi" i lager nazisti. Molti cittadini polacchi hanno purtroppo fatto pervenire al Procuratore generale lettere personali contro Gross, accusandolo di "danneggiare la reputazione della Polonia". Contemporaneamente, tuttavia, si registra anche un ampio dibattito internazionale, che ha trovato spazio anche sulle pagine di Gariwo, sulla necessità di fermare quest'ondata di leggi liberticide e negazioniste. 

2 novembre 2016

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il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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