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"È ora di riconoscere gli Oskar Schindler ebrei?"

continua su Haaretz il dibattito rilanciato da Mordecai Paldiel

Il partigiano Tuvia Bielski, ebreo, che salvò centinaia di ebrei ed è stato immortalato nel film "Defiance"

Il partigiano Tuvia Bielski, ebreo, che salvò centinaia di ebrei ed è stato immortalato nel film "Defiance" Jewish Partisans. org

Il 14 novembre 2016, lo storico ed ex direttore del Dipartimento dei Giusti di Yad Vashem Mordecai Paldiel affidava alle pagine del Jerusalem Post una proposta interessante e controversa: lanciare, senza modificare la legge istitutiva dell Memoriale dlela Shoah di Gerusalemme, un programma interno allo stesso ente dedicato a quei "Giusti" ebrei che agirono da "attivisti del salvataggio" in favore degli altri ebrei perseguitati durante la Shoah, creando reti con personalità umanitarie e della Resistenza non ebree per mettere al sicuro più israeliti possibile. Ora il dibattito riprende su Haaretz, con un pezzo a firma di Ofer Aderet intitolato "È arrivato il tempo di riconoscere gli Oskar Schindler ebrei?", pubblicato il 20 novembre. Ne proponiamo di seguito la traduzione.

Quest'estate, la Jewish Rescuers Citation (Menzione ai Salvatori Ebrei) è stata assegnata a titolo postumo a Wilfrid Israel, un ebreo tedesco che era stato a lungo dimenticato. Salvò migliaia di ebrei durante la Shoah, ma perse la vita nel 1943 quando, per ragioni ignote, l'aereo su cui viaggiava fu abbattuto dall'aeronautica tedesca. Il suo riconoscimento è stato richiesto per la prima volta dai fratelli lan e Ophir Behr del Kibbutz di Hazorea, a ovest della Jezreel Valley, che Israel aveva visitato una volta e dove aveva chiesto di essere sepolto. Più andavano a fondo della sua storia, più i due fratelli rimanevano sconcertati dal fatto che il nome di questa persona fosse rimasto sconosciuto al pubblico.

Il premio è stato conferito da due organizzazioni – il Committee to Recognize the Heroism of Jewish Rescuers During the Holocaust (Comitato per riconoscere l'eroismo dei salvatori ebrei durante l'Olocausto), e il B’nai B’rith World Center di Gerusalemme – che da cinque anni stanno assegnando queste onoreficenze, finora attribuite a 160 eroi in tutto il mondo. Le persone onorate avevano tutte qualcosa in comune: erano ebree, e quindi non potevano essere riconosciute ufficialmente "giuste" dallo Stato di Israele.

Tra queste personalità figurano Berta Davidovitz Rubinsztejn, che è stata onorata due anni fa negli Stati Uniti per aver salvato la vita a un bambino polacco-ebreo trasportandolo in Ungheria, più un certo numero di uomini e donne ebrei che non sono più tra noi - come Wilfrid Israel e Tamar Benshalom, un partigiano di Budapest che aveva fornito denaro e documenti falsi ai rifugiati ebrei e anche salvato direttamente ebrei da un ghetto in Ungheria.

Ora, un certo numero di parlamentari israeliani sta cercando di inserire questo progetto di commemorazione privata in un contesto istituzionale più strutturato e ufficiale, emendando la Legge di Yad Vashem, per obbligare l'Autorità per la memoria dei martiri e degli eroi della Shoah a riconoscere anche gli ebrei che salvarono altri ebrei e non solo i gentili che rischiarono la vita per salvare gli ebrei (i "Giusti fra le nazioni"). 

Di primo acchito, questa iniziativa potrebbe sembrare una misura destinata a riscuotere un grande consenso. In realtà però ha suscitato notevoli disaccordi tra le istituzioni, gli storici e i sopravvissuti della Shoah.

"Si tratta di un'idea molto stupida che creerà una terribile ingiustizia", sostiene lo storico Prof. Moshe Zimmermann. “Dovremmo abbandonare il concetto per cui tutti gli ebrei erano eroi e iniziare a valutare chi è stato più eroico. Una persona che ha portato via un bambino da una piazza di raccolta dei deportati vale una menzione più di una che ha offerto un pezzetto di pane della sua razione a un'altra?.”

Lili Haber, presidentessa della Associazione degli ebrei polacchi in Israele, non accetta questo approccio. "Davvero, la vita è complessa", dice. "Ma sarebbe tutto così noioso se tutto fosse bianco e nero. È giunta l'ora di trovare dei correttivi più equilibrati al quadro familiare e semplicistico dei gentili che salvarono gli ebrei e degli ebrei che andavano come pecore al macello".

Haber, il cui padre sopravvisse all'Olocausto grazie alla sua inclusione nella famosa lista del Giusto gentile Oskar Schindler, non sminuisce l'importanza del fatto di commemorare i non ebrei che salvarono ebrei - come i 26.000 "Giusti fra le nazioni" che Yad Vashem ha riconosciuto dal 1963 a oggi. Tuttavia afferma: "È anche necessario commemorare gli Schindler che sorsero tra gli ebrei". Certamente, questo è qualcosa che lei fa in modo molto attivo sulla sua pagina Facebook, intitolata "Jews Rescued Jews During the Holocaust" (gli ebrei salvarono gli ebrei durante l'Olocausto).

Una persona che ha portato avanti questa attività negli anni recenti è il sopravvissuto dell'Olocausto e attivista sui temi sociali Haim Roth, nato ad Amsterdam nel 1932. "Il popolo ebraico non riconosce i suoi eroi", ha dichiarato. 

La storia di Roth costituisce un esempio della complessità delle commemorazioni dei salvatori di ebrei durante la Shoah. Dopo che le sue due sorelle furono inviate ad Auschwitz, i suoi genitori entrarono in contatto con la Resistenza olandese, che lo nascose presso una famiglia cristiana. Alla fine i suoi salvatori cristiani sono stati riconosciuti, ma al partigiano ebreo - "senza il quale non sarei più in vita", dice Roth - non sono stati accordati questi onori perché era ebreo.

“È intollerabile, la differenza tra l'atteggiamento verso i Giusti gentili e quello verso gli ebrei, nel contesto degli sforzi continui e con grandi rischi che furono compiuti dagli ebrei, ha scritto il prof. Asa Kasher in un suo documento di sintesi di circa sei mesi fa. 

Kasher ha citato un caso simile a quello descritto da Roth. "È insostenibile", ha scritto. "In  talune circostanze, un attivista ebreo e uno non ebreo sono stati coinvolti nella stessa operazione di salvataggio che hanno pianificato insieme, rischiando la vita insieme, e ottenendo i risultati auspicati insieme, cioè il salvataggio degli ebrei grazie a loro. Si può pensare di riconoscere il non ebreo in molte belle maniere, come si usa fare con i Giusti gentili, e ignorare in silenzio la parte ebraica dello stesso sforzo di salvataggio?". E conclude: "Secondo me questa distinzione è completamente immorale". 

Secondo il direttore dei B’nai B’rith World Center, Alan Schneider, “Questo non è l'unico caso in cui i salvatori ebrei che hanno lavorato assieme ai non ebrei - e senza i quali non sarebbe stato possibile condurre l'azione di salvataggio - sono stati ignorati di proposito. C'è una distorsione storica molto offensiva qui. Secondo quale diritto questi atti di eroismo degli ebrei sono ignorati? Noi pensiamo che le loro attività debbano essere elogiate pubblicamente.”

Il dr. Boaz Cohen, direttore degli Holocaust Studies nel Western Galilee College, afferma che la decisione di onorare solamente i Giusti fra le nazioni non ebrei "discendeva dall'assunto che gli ebrei, in quanto ebrei, mostravano solidarietà ai loro fratelli perché ciò era quanto si attendeva da loro". Questo punto di vista è anche quello prevalente a Yad Vashem, dove si afferma che ogni ebreo che fu salvato durante l'Olocausto deve la propria vita a un altro ebreo che lo ha salvato.

Tuttavia, non tutti sono d'accordo con questo approccio. Infatti, il Generale di Brigata riservista Amir Haskel – uno studioso della Shoah che porta alcune delegazioni in Polonia – è coinvinto dell'opposto. “Le persone hanno una tendenza a mettersi in disparte e non aiutare. Per questo una persona che agisce in senso contrario merita una particolare stima".

Haskel afferma che non c'è alcun bisogno di citare l'Olocausto per capire questo, e utilizza per spiegarlo la storia della campionessa israeliana di canottaggio Yasmin Feingold, il cui kayak si era ribaltato nel fiume Yarkon nel 2009. "Un sacco di gente si era riunita lungo le rive del Yarkon, ma solo una (Avi Toibin) saltò in acqua per salvare l'atleta”. “Egli ha vinto la Decorazione del Presidente ed è stato scelto per accendere una torcia nel Giorno dell'Indipendenza, perché nel suo gesto c'è un messaggio per il pubblico”.

Gil Faran, capo delle guide turistiche polacche, è d'accordo. "Se c'è un comportamento del tempo dell'Olocausto che si dovrebbe sostenere, è il comportamento di quel genere - perché essere un assassino, un delatore o un collaborazionista con i nazisti era 'più facile'", dice. "Non era una cosa banale salvare ebrei nell'Olocausto, anche se si era ebrei a propria volta", aggiunge Faran, dicendo che è ora di effettuare un ripensamento.

Tuttavia Faran - che conosce numerose storie di persone straordinarie del periodo della Shoah - è pienamente consapevole della complessità della questione. "Chaim Rumkowski, capo del Judenrat [Consiglio ebraico] del ghetto di Lodz, era un salvatore di ebrei o qualcuno che collaborava ad assassinarli?" chiede, evocando una delle figure più controverse dell'Olocausto.

“Che cosa dire se eri un ebreo che aveva salvato 1.300 altri ebrei, ma facevi anche affari con il diavolo e ti assassinarono in strada a Tel Aviv?” chiede il regista cinematografico Yonatan Nir, riferendosi a Rudolf Israel Kastner. Nir, che ha svolto ricerche sul salvataggio di ebrei da parte di altri ebrei, osserva anche che c'è l'altro lato della medaglia - "gente come Schindler, che faceva parte del partito nazista, ma divenne Giusta fra le nazioni e diva di Hollywood”.

Nel tentativo di stabilire dei criteri per assegnare le menzioni, la dr.ssa Anat Livne, direttore del Museo dei Combattenti del Ghetto della Galilea Occidentale, proopone che si scelgano soltanto i casi più emblematici.

“Non c'è alcun bisogno di assegnare una menzione a ogni ebreo che diede un pezzo di pane a un parente durante l'Olocausto", afferma, "Piuttosto, si premino coloro che hanno aiutato gli altri in un modo straordinario, correndo un rischio enorme".

“C'è un numero infinito di persone di questo tipo,” aggiunge, citando i tre fratelli Bielski - i partigiani che salvarono più di 1.200 ebrei e lottarono contro i nazisti nella Polonia occupata durante l'Olocausto - e anche gli attivisti dell'organizzazione ebraico-francese OSE, che aiutarono centinaia di bambini ebrei a fuggire durante la guerra.

“Comprendo la preoccupazione che il numero minore possibile di storie di eroismo ebraico sia dimenticato,” afferma Cohen, che però è convinto che la soluzione non stia nella legislazione, ma piuttosto nella ricerca e nell'educazione. E Yad Vashem è impegnato molto a fondo in questo: in simposi e conferenze, cerimonie e materiali di studio postati sul suo sito, nonché libri, articoli e la scelta dei tedofori del Giorno dell'Indipendenza - che richiamano l'attenzione alle azioni degli ebrei che salvarono ebrei durante l'Olocausto.

Per esempio, il libro del 2001 “Who Shall Go Up For Us” (Chi ci sosterrà) è una raccolta di storie di ebrei che salvarono ebrei durante la Shoah, comprese le storie di Gisi Fleischmann della Slovacchia, di Rabbi Nathan Cassuto di Firenze, Abush Werber del Belgio, Walter Süskind ad Amsterdam; i partigiani ebrei della Transnistria e molti altri.

Tuttavia ci sono anche molti punti di vista diversi a Yad Vashem, a proposito di questa questione complessa. Mordecai Paldiel ha servito per venticinque anni come direttore del dipartimento dei Giusti fra le nazioni di questo ente. 

In un pezzo d'opinione apparso sul Jerusalem Post qualche settimana fa, ha scritto: "In quegli anni, mi sono imbattuto in molti nomi di attivisti del salvataggio ebrei che hanno lavorato in tandem con salvatori non ebrei per salvare gli ebrei dai nazisti... queste persone, che corsero ancora più rischi di quelli che correvano già normalmente a quei tempi per aiutare i loro fratelli ebrei, furono dimenticate dopo gli anni di guerra".

Il Dr. Yitzhak Arad chiede il permesso di dissentire. Generale di brigata in pensione dell'esercito israeliano e combattente della Resistenza contro i nazisti, dice che ha lavorato su questo tema per vent'anni. "Ma dopo aver cercato in molti modi di approcciare il problema e ripensarlo, sono arrivato alla conclusione che è completamente impossibile definire un ebreo che salvò un altro ebreo durante la Shoah", dice. "Si tratta di una questione destinata a scatenare molte polemiche, dispute e rivendicazioni - e in ogni caso molti dei testimoni non sono più in vita". 

24 novembre 2016

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Shoah

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