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Pio XII, Yad Vashem cambia la didascalia

il Memoriale ebraico apre a nuove indagini

Il Memoriale ebraico dell'Olocausto a Gerusalemme è da sempre nel calendario delle visite diplomatiche dei leader che si recano in Israele. Per questo da questo sacrario si intessono rapporti, si lanciano appelli e si formano, o sfaldano, tessuti di relazione e di incontro fra nazioni, fedi, ideologie e Paesi. 
Con il Vaticano i rapporti non erano semplici perché secondo gran parte della storiografia del dopoguerra e numerose testimonianze Papa Pio XII aveva mancato di proteggere gli ebrei perseguitati dal nazismo. Perciò per cinquant'anni la didascalia sotto la foto di questo Pontefice recitava: «Pio XII e l'Olocausto - La reazione di Pio XII all'uccisione degli ebrei durante l’Olocausto è una questione controversa. Nel 1933, quando era Segretario di Stato vaticano, si attivò per ottenere un Concordato con il regime tedesco per preservare i diritti della Chiesa in Germania, anche se ciò significò riconoscere il regime razzista nazista. Quando fu eletto Papa nel 1939, accantonò una lettera contro il razzismo e l'antisemitismo preparata dal suo predecessore. Anche quando notizie sull'uccisione degli ebrei raggiunsero il Vaticano, il Papa non protestò né verbalmente né per iscritto. Nel dicembre 1942, si astenne dal firmare la dichiarazione degli Alleati che condannava lo sterminio degli ebrei. Quando ebrei furono deportati da Roma ad Auschwitz, il Papa non intervenne. Il Papa mantenne una posizione neutrale per tutta la guerra, con l'eccezione degli appelli ai governanti di Ungheria e Slovacchia verso la fine. Il suo silenzio e la mancanza di linee guida costrinsero il clero d'Europa a decidere per proprio conto come reagire».

Nel 2013, in occasione della mostra "Sono il custode di mio fratello", Yad Vashem ha cambiato la didascalia accogliendo il dibattito interno alla Chiesa sul ruolo di Papa Pacelli. La nuova didascalia recita: "Il Vaticano e l'Olocausto - Il Vaticano sotto la guida di Pio XI, Achille Ratti, e rappresentato dal Segretario di stato Eugenio Pacelli, firmò un concordato con la Germania nazista al fine di preservare i diritti della Chiesa cattolica in Germania. La reazione di Pio XII, Eugenio Pacelli, all’assassinio degli ebrei durante l’Olocausto è oggetto di controversia tra gli studiosi. Dall’inizio della Seconda guerra mondiale il Vaticano mantenne una politica di neutralità. Il Pontefice si astenne dal firmare la dichiarazione degli Alleati del 17 dicembre 1942 che condannava lo sterminio degli ebrei. Comunque, nel suo radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1942 egli fece riferimento alle «centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talvolta solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate a morte o a un progressivo deperimento». Gli ebrei non erano esplicitamente menzionati. Quando gli ebrei furono deportati da Roma ad Auschwitz il Pontefice non protestò pubblicamente. La Santa Sede si appellò separatamente ai governanti di Slovacchia e Ungheria in favore degli ebrei. I critici del Papa sostengono che la sua decisione di astenersi dal condannare l’assassinio degli ebrei da parte della Germania nazista costituisca una mancanza morale: la mancanza di una chiara guida consentì a molti di collaborare con la Germania nazista rassicurati dall’opinione che ciò non era in contraddizione con gli insegnamenti morali della Chiesa. Ciò lasciò anche l’iniziativa del salvataggio degli ebrei a singoli preti e laici. I suoi difensori ritengono che questa neutralità evitò più dure misure contro il Vaticano e contro le istituzioni della Chiesa in tutta l’Europa, consentendo così che avesse luogo un considerevole numero di attività segrete di salvataggio a differenti livelli della Chiesa. Inoltre, essi indicano casi in cui il Pontefice offrì incoraggiamento ad attività in cui gli ebrei furono salvati. Finché tutto il materiale rilevante non sarà disponibile agli studiosi, questo tema resterà aperta a ulteriori indagini".

Secondo l'introduzione che accompagna l'edizione online della mostra "Sono il custode di mio fratello", che è un'esposizione temporanea dedicata al programma dei Giusti dell'ente israeliano e non fa parte della sua collezione permanente, "il comportamento dei cristiani durante l'Olocausto continua a rappresentare una sfida per il mondo cristiano anche nel XXI secolo. Di fronte allo sterminio degli ebrei, molti leader delle Chiese e sacerdoti rimasero in silenzio e altri persino collaborarono. Alcuni - di tutte le confessioni cristiane - rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei ed alzarono la voce contro il loro sterminio".  

18 settembre 2013

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Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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