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Saburo Nei: il diplomatico giapponese in URSS che salvò molti ebrei in fuga dal nazismo

Foto dagli archivi di Akira Kitade

Foto dagli archivi di Akira Kitade

Il governo lituano ha dichiarato il 2020 “l’anno di Chiune Sugihara”, lo Schindler giapponese che tra il 1939 e il 1940 aiutò più di 6 mila ebrei residenti nella città di Kaunas, in Lituania, a fuggire verso porti più sicuri, rilasciando visti di transito per il Giappone. Il recente ritrovamento di un visto firmato da un altro console nipponico, Saburo Nei - d’istanza a Vladivostok, nell’attuale Russia sudorientale - rivela inoltre che la lista dei diplomatici giapponesi che rischiarono la propria vita e carriera per salvare migliaia di ebrei in fuga dal nazismo potrebbe essere ben più lunga. 

Saburo Nei nacque nel villaggio di Hirose, oggi parte della città di Miyazaki, nel 1902. Studiò all’estero, dove imparò il Russo presso la scuola sino-russa Nichiro Kyokai Gakko e, nel dicembre 1940, fu nominato console ad interim a Vladivostok. Durante quegli anni, avrebbe concesso parecchi visti di transito per il Giappone a coloro che, in fuga dalle persecuzioni naziste, tentavano di raggiungere il Pacifico per salpare verso le coste americane.

Il ritrovamento da parte di Akira Kitade, scrittrice settantasettenne residente a Tokyo, di un visto firmato da Saburo Nei conferma infatti il lavoro del team di ricerca guidato dal professore Yakov Zinberg dell’Università Kokushikan secondo cui, nel 1941, il console Nei avrebbe ammesso a un rappresentante sovietico per gli affari esteri di aver rilasciato parecchi visti senza il permesso di Tokyo”. Il governo nipponico, alleato nazista, proibiva effettivamente l’emissione di visti di transito per coloro che non avessero il permesso di raggiungere una terza destinazione, diversa dall’arcipelago del Sol Levante. Saburo Nei, come Chiune Sugihara, avrebbe però ignorato le direttive governative di fronte alla disperazione di un popolo in fuga.

Akira Kitade venne a conoscenza dell’esistenza del visto in questione durante le ricerche per il suo ultimo libro: Visas of Life and the Epic Journey. How the Sugihara Survivors Reached Japan (Visti di vita e il viaggio della speranza. Come i sopravvissuti di Sugihara hanno raggiunto il Giappone). La scrittrice contattò dunque la nipote Kim Hydorn, residente negli Stati Uniti, del beneficiario del visto, Simon Korentajer, e riuscì ad ottenere una foto del documento ormai liso, ma di enorme valore storico. Il visto, emesso il 28 febbraio 1941, riporta infatti la firma di Saburo Nei ed il timbro ufficiale del consolato di Vladivostok. La famiglia Korentajer, di origini polacche, era riuscita a raggiungere la Lituania da Varsavia poco dopo l’invasione nazista della Polonia nel 1939. Dopo essersi vista negata la richiesta di visto all’ambasciata americana di Mosca, viaggiò lungo la transiberiana per raggiungere il limite Orientale dell’Unione Sovietica. Qui, i Korentajer incontrarono Nei, il quale concesse loro un visto di transito attraverso i porti di Tsuruga e Yokohama in terra giapponese.

Quella della famiglia Korentajer, non è la sola storia di salvataggio simile di quel periodo. Si stima che, tra il 1940 ed il 1941, circa 15,000 ebrei trovarono rifugio in Lituania, di cui, schiacciati tra l’avanzata sovietica ed il pugno di ferro nazista, molti tentarono la fuga verso Est. Attraverso la ferrovia transiberiana, arrivarono ai confini del Pacifico per poi salpare verso il Giappone. Per una buona parte di loro il viaggio si concluse qui, in quanto il governo estese molti dei visti di transito rilasciati. Per altri, proseguì verso le coste americane, Shanghai ed i territori olandesi di Curaçao.

Alla fine della guerra, l’ex console Nei, allora membro dell’agenzia per l’immigrazione, non parlò mai dei visti emessi. Nel 2016, però, la città di Miyazaki fondò un comitato di apprezzamento in suo onore. “Pare che fosse un uomo estremamente modesto”, dice Kitade. E continua: “Questa scoperta mi rende ottimista che si possano trovare altri diplomatici giapponesi che aiutarono gli ebrei in modo simile”. Come Sugihara, Nei potrebbe essere inserito nella lista dei “Giusti fra le Nazioni”, il titolo conferito dallo Yad Vashem di Gerusalemme e destinato ad onorare il nome di coloro che rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei durante la Shoah.

25 giugno 2020

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