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Salvarono la famiglia di Tullio Levi

i fratelli Antoniono nominati Giusti

Alberto Antoniono e la sorella Marina, di Torre Canavese, riceveranno da Yad Vashem la medaglia di Giusti fra le nazioni a nome dei loro nonni Pietro e Maria e di Carlo, loro padre, e il mese prossimo potranno piantare in loro onore un albero nel viale dei Giusti a Gerusalemme. Infatti secondo il Memoriale ebraico della Shoah i loro ascendenti hanno prestato "continua assistenza a rischio delle proprie vite" alla famiglia di Marco Levi durante la persecuzione nazista degli ebrei. 

Nel 1940 Marco, padre di Tullio Levi, perse il lavoro a causa delle leggi razziali. Decise di trasferirsi con moglie, figli, genitori e suocera anziani a Torre Canavese e di tentare una vita contadina. Qui conobbero Pietro detto "Peru", la moglie Maria "di indole straordinariamente generosa ed affabile", e i figli Carlo, di 14 anni, e Gina, di 12. Fecero subito amicizia. 


Fino al 1943 le loro esistenze trascorsero piuttosto tranquillamente, ma dopo la capitolazione dell'Italia l'8 settembre i Levi furono gravemente minacciati dall'occupazione tedesca: in ogni momento sarebbero potuti essere rastrellati e inviati ai campi di sterminio. Gli Antoniono procurarono loro rifugi sicuri, cibo, libri e dolci per i bambini fornendo così quella che Tullio Levi ricorda come "un'opera di disinteressata assistenza... che ci permise di superare indenni le difficoltà che la nostra condizione di braccati comportava". 


L'opera degli Antoniono durò instancabilmente per 15 mesi. Durante questo periodo la nonna di Tullio morì, forse perché "le era pesato di non avere più notizie dei suoi sette figli e delle loro famiglie, sparpagliati per l'Italia e per la cui sorte era in viva apprensione". Carlo, che è scomparso da pochi mesi, non esitò a recarsi fino a Lauriano Po per raggiungere la figlia maggiore e portarla a Torre Canavese a vedere la madre prima che morisse. 

9 gennaio 2013

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