English version | Cerca nel sito:

Satloff e i Giusti arabi

il dibattito su Foreign Policy

La decisione di Yad Vashem di assegnare, per la prima volta nella storia, la medaglia di Giusto tra le Nazioni al medico egiziano Mohamed Helmy ha riaperto l’annosa questione del riconoscimento dei Giusti dei Paesi arabi.

Lo storico Robert Satloff, direttore esecutivo del Washington Institute for Near East Policy e autore di Among the Righteous: Lost Stories from the Holocaust’s Long Reach into Arab Lands, ha scritto un duro articolo sulla rivista americana Foreign Policy per criticare il rifiuto del Memoriale di Gerusalemme di riconoscere le azioni coraggiose di alcuni arabi che rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista.

La critica di Satloff parte dalle affermazioni del direttore di Yad Vashem Avner Shalev al momento del conferimento del titolo ad Helmy.

"Shalev ha dichiarato che agli arabi della Tunisia - l’unico Paese occupato dai nazisti - è stato rifiutato l’onore di Giusto perché l’occupazione nazista è stata breve (solo sei mesi) e gli arabi locali che hanno aiutato gli ebrei hanno corso una minaccia fisica poco rilevante. In altre parole, invece di giudicare i singoli casi nel merito, suggerisce che le circostanze in Tunisia hanno reso impossibile per chiunque soddisfare i criteri per essere considerato Giusto".
Lo storico porta a sostegno delle sue argomentazioni due storie significative di “giusti” arabi, con le quali individua i punti critici del discorso di Shalev. Innanzitutto, Satloff critica duramente il fatto che uno dei criteri per il riconoscimento del titolo di Giusto possa essere la durata temporale dell’occupazione nazista, sostenendo che qualsiasi periodo trascorso sotto il controllo tedesco sia da considerare una tragedia orribile e ricordando che lo stesso Yad Vashem ha già riconosciuto Giusti anche nel Caucaso, dove la presenza militare tedesca è stata ancora più breve di quella del mondo arabo.
"Con questi standard, Yad Vashem rifiuta automaticamente il riconoscimento del coraggioso atto di qualcuno come Hamza Abdul Jalil, un arabo proprietario di uno stabilimento balneare in un quartiere operaio di Tunisi. Durante la mia ricerca, Joseph Naccache - oggi un ottuagenario che vive a Parigi, nel 1942 un giovane ebreo in fuga dalle famose SS di Hitler - mi ha raccontato che Abdul Jalil l’ha nascosto per due settimane all’interno del suo stabilimento. Evidentemente la direzione di Yad Vashem pensa che Abdul Jalil non abbia rischiato la vita abbastanza a lungo".
Il secondo nodo critico individuato da Satloff è l’idea, sostenuta da Yad Vashem, secondo cui gli arabi che aiutarono gli ebrei non affrontarono alcuna minaccia. Lo storico afferma non solo che la realtà dei fatti smentisce questo elemento - citando la storia di Khaled Abdul Wahab, a cui è dedicato un albero al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano - ma anche che in tal modo si sminuiscono sia il coraggio dei soccorritori che le sofferenze degli ebrei del Paesi arabi.
"Questo è il discorso che hanno seguito tre cugine cresciute insieme nella piccola città tunisino di Mahdia - Anny Boukhris e Eva Wiesel da Los Angeles e Edmee Masliah dalla Francia. Queste tre donne hanno presentato le loro testimonianze a Yad Vashem raccontando che il proprietario di una fattoria, Khaled Abdul Wahab, le salvò proteggendo loro e le loro famiglie dall’attacco degli ufficiali tedeschi. Nonostante questo, Yad Vashem ha rigettato due volte il riconoscimento del titolo di Giusto ad Abdul Wahab. L’unica spiegazione possibile per aver respinto queste richieste - e quelle di altri ebrei che hanno lodato gli arabi per aver salvato loro la vita - è che Yad Vashem non ritiene che gli ebrei di Tunisia fossero realmente sotto minaccia".
All’articolo di Satloff è seguita la replica di Irena Steinfeldt, direttrice del dipartimento Giusti di Yad Vashem, che si è difesa dalle accuse di pregiudizio spiegando i motivi del mancato riconoscimento dei due tunisini segnalati dallo storico - la mancanza di rischi e le lacune in  alcune testimonianze - e ha ribadito i criteri del Memoriale per la scelta delle figure da onorare. “Saranno solo i fatti storici - si legge nell’articolo della Steinfeldt - che determineranno chi sarà designato come uno dei Giusti tra le Nazioni”.

Nel box approfondimenti la traduzione in italiano dell’articolo di Satloff su Foreign Policy

11 novembre 2013

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

leggi tutto

Multimedia

The Third Half - Kino Oko Production, Macedonia

la deportazione degli ebrei macedoni a Treblinka

La storia

Domenico Amato

l'appuntato della Guardia di Finanza che fece espatriare in Svizzera gli ebrei e fu deportato