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Vecchi e nuovi antisemitismi

Intervista a Baruch Tenembaum

Baruch Tenembaum con Ban Ki Moon ed Eduardo Eurenkian

Baruch Tenembaum con Ban Ki Moon ed Eduardo Eurenkian

Baruch Tenembaum, fondatore dell'International Raoul Wallenberg Foundation, è nato in Argentina, in un quartiere nella provincia di Santa Fe abitato da ebrei giunti nel Paese per fuggire ai pogrom russi del 1880. Da sempre impegnato nella costruzione del dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani, è stato tra i promotori della costruzione di un Muro memoriale dedicato alle vittime della Shoah all’interno della Cattedrale di Buenos Aires. Gli abbiamo chiesto di parlarci della presenza ebraica in America Latina e del crescente fenomeno di antisemitismo.

Può parlarci delle comunità ebraiche oggi in America Latina? In quali Paesi sono più attive e importanti e dove devono affrontare più problemi?

Le comunità ebraiche dell’America Latina sono in una buona situazione. In alcuni casi risentono dell’instabilità politica della regione, ma a parte questo bisogna ricordare che le comunità ebraiche latinoamericane sono radicate qui dal 19esimo secolo e hanno superato ogni genere di difficoltà, come le altre comunità ebraiche nel mondo.

Prima della Seconda guerra mondiale, in America Latina – soprattutto in Argentina – sono arrivati molti ebrei dall’Europa. Come è stata vissuta la propaganda nazista in questi Paesi? Hanno sperimentato un antisemitismo paragonabile a quello diffuso in Europa oppure questo fenomeno si è manifestato in altre forme?

I miei genitori arrivarono in Argentina per sottrarsi ai pogrom del 1880 in Russia e all’epoca dello scoppio della Seconda guerra mondiale c’erano diversi regimi filo-nazisti al potere nei Paesi dell’America latina. In Argentina soprattutto Perón e altri leader, che lo avevano preceduto, erano dichiaratamente simpatizzanti - a dir poco - del nazismo, e quindi il Paese era condizionato in modo evidente dalla propaganda nazista alimentata, a volte apertamente, dal governo in carica. Rispetto al paragone, da lei citato, con la situazione europea, credo che oggi l’antisemitismo in Europa non goda della protezione di nessuno dei leader al governo. In merito alla tragica vicenda dello sterminio degli ebrei europei, va tenuto presente che nel 1938 Zeev Jabotinsky (1880-1940) dichiarò in un discorso che gli ebrei polacchi “vivevano sul bordo del vulcano” e preannunciò che un’ondata di sanguinosi pogrom di massa avrebbe avuto luogo in un futuro prossimo. Jabotinsky inoltre disse agli ebrei che avrebbero dovuto lasciare l’Europa per andare in Palestina prima possibile. Anche Uri Zvi Grinberg, famoso poeta che componeva in yiddish ed ebraico, scrisse pagine profetiche mettendo in guardia dall’incombente minaccia per gli ebrei europei. La sua poetica, veemente e piena di passione, ossessionata dalla visione dell’orrore, verte sulla necessità di costituire uno stato ebraico sovrano a Sion ed è ricca di elegie sulla distruzione del popolo ebraico europeo.

Nel 1994 una bomba colpì la comunità ebraica di Buenos Aires, uccidendo 85 persone. Pensa che oggi in Argentina ci sia ancora il rischio di manifestazio-ni di violenza contro gli ebrei?

Direi piuttosto di no. Comunque questa è una domanda a cui si può rispondere solo con un atto di fede. 

Nel suo articolo pubblicato su El Pais, lo scrittore messicano Enrique Krauze parla di una nuova forma di antisemitismo in America Latina, un “antisemitismo di sinistra” legato al conflitto con Hamas. Condivide questa opinione?

Il signor Krauze è un autorevole pensatore che io rispetto. Riguardo all’articolo che lei ha citato, direi, in base alla mia esperienza di vita, che non c‘è niente di nuovo sotto il sole, tanto meno l’ostilità della sinistra verso gli ebrei. L’antisemitismo è stato alimentato per più di 20 secoli dalle massime autorità istituzionali politiche e religiose. Perciò credo che ci vorrà molto tempo per sradicarlo, ammesso che questo obiettivo sia realizzabile.

Ritiene che questo sia un fenomeno preoccupante, vista la crescita dell’antisemitismo in Europa?

L’odio verso gli ebrei è ed è sempre stato un fenomeno preoccupante, indipendentemente dal momento e dal luogo.

a cura di Martina Landi, Redazione Gariwo

27 ottobre 2014

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Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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