Gariwo: la foresta dei Giusti

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Yad Vashem ricorda gli insegnanti Giusti

di Gianluca Chianello

Durante i terribili anni in cui le persecuzioni naziste imperversavano per tutta l'Europa, molti decisero, a rischio della propria vita, di non accettare sommessamente ciò che stava accadendo davanti ai loro occhi, e di opporsi alle barbarie di cui erano testimoni. Molte di queste persone furono insegnanti, di vario grado e livello ma accomunati da una profonda umanità e coerenza con ciò che andavano insegnando da anni nelle loro classi, ossia il rispetto reciproco e la civile convivenza tra esseri umani. Non tutti furono eroi, non tutti ebbero questo coraggio, non tutti si opposero a quella terribile realtà, ma oggi Yad Vashem ricorda e rende onore a quei “Giusti tra le Nazioni” - come poi saranno nominati - facendo conoscere al mondo le gesta, spesso nascoste, di questi uomini e queste donne comuni ma che di comune e ordinario non fecero nulla, anzi.

E allora scorrendo i nomi e le storie di questi insegnanti - che non smisero mai di vedere i loro ragazzi come i “loro studenti”, anche quando la legge o una stella gialla imponeva loro di discriminarli - possiamo ammirare come esempi straordinari di questo coraggio si possano trovare disseminati in tutta l'Europa. Si tratta di maestri elementari, come l'olandese Benjamin Blankestein, membro della cellula locale della Resistenza vicino a Utrecht che nascose in casa propria l'intera famiglia Bernstein. Benjamin diede loro riparo nella stanza sotto al tetto e nelle silenziose ore notturne si prodigava con il piccolo Rolf facendolo studiare al fioco lume di una candela. Era maestro di scuola elementare anche l'albanese Nuro Hoxha che, nel piccolo paese di Terbac, decise di aiutare l'amica di lunga data Ilia Salomoni, che con tutta la famiglia venne nascosta da Huro per molti mesi. Quando Ilia sarà arrestata dalle autorità, una prima volta nel '43 ed una seconda nel '44, Nuro Hoxha avrà l'ardore di presentarsi alla stazione di polizia minacciando una rivolta dell'intero villaggio se l'amica non fosse stata immediatamente liberata. La ebbe vinta lui.

Straordinaria anche la figura di Joseph Migneret, preside di una scuola elementare di Parigi, nel quartiere ebraico di Marais, meta di moltissimi immigrati ebrei provenienti dall'est Europa. Migneret procurò centinaia di documenti falsi ai giovani studenti ebrei della sua scuola e alle loro famiglie, sino a nascondere in casa propria, per quasi due anni, Sarah Traube, che a lui deve la vita.

Una storia simile ci porta in Germania, a Berlino, dove Elisabeth Abegg, alsaziana, insegnante in un liceo d'alto borgo, trasformò il suo piccolo appartamento - che condivideva con l'anziana madre e una sorella disabile - in un punto di riferimento per tutti quegli ebrei che cercavano di ottenere documenti falsi per poter scappare oppure semplicemente mettersi al riparo dalle rappresaglie. La Abegg fu per loro di un aiuto determinante, e tutto questo a sfregio del pericolo che correva avendo diversi attivisti nazisti come vicini di casa.

A Firenze, in Italia, troviamo la storia di Amato Billour, insegnante di inglese, che con la moglie Letizia tenne in casa propria, per tutto il periodo della guerra, il figlio di Hulda Campagnano, ebrea, crescendolo con amore e affetto. Incredibile anche la figura di Andreè Geulen, insegnante di un liceo di Bruxelles, che nella propria classe faceva coprire la stella gialla di David agli studenti ebrei, perché non tollerava nessuna discriminazione. Quando le persecuzioni si acuirono, la signora Geulen aiutò e nascose moltissimi alunni, spesso nella scuola stessa; un giorno in seguito ad una retata nel mezzo della notte, venne arrestata, e quando l'ufficiale tedesco le chiese se non si vergognasse ad insegnare a dei bambini ebrei, lei gli rispose: “e lei non si vergogna a fare guerra a dei bambini?”.

Dan Landsberg, bambino ai tempi delle persecuzioni, ha raccontato lui stesso a Yad Vashem come debba la propria vita al coraggio di sorella Gertrude Stanislawa Marciniak. Madre superiora di un orfanotrofio nei pressi di Varsavia, sorella Gertrude, dell'ordine elisabettiano, nascose sotto i propri abiti il piccolo Dan, mentre i soldati tedeschi perquisivano l'istituto.

Gerda Valentiner, danese, non solo rischiò la vita per nascondere e proteggere i suoi studenti ebrei, ma ebbe anche la straordinaria delicatezza e accortezza di fornire loro cibo nel rispetto della religione e tradizione ebraica. Oltre a queste storie incredibili, potremmo citare anche Johann Westerweel, il russo Alexander Kramarowsky o l'ucraino Vladimir Chernavor, prima perseguitato dai sovietici e poi dai nazisti; tutte storie incredibili, testimonianze preziose e da non disperdere che ci insegnano come non sempre e non tutti accettarono di voltare il capo e le spalle di fronte alla violenza e all'ingiustizia.

Gianluca Chianello

10 ottobre 2017

Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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Il libro

Le mie ultime parole. Lettere dalla Shoah

Z. Bacharach, F. Gabizon (a cura di)

Multimedia

Intervento di Paolo Kessisoglu

per il Giorno della Memoria 2015

La storia

Lucillo Merci

Il capitano che collaborò con il Console Zamboni per salvare gli ebrei