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Guatemala, 80 anni a Rios Montt

per genocidio e crimini contro l'umanità

La giudice guatemalteca Jazmin Barrios ha condannato l'ex dittatore a 50 anni per genocidio e a 30 per la commissione di altre gravi violazioni dei diritti umani. L'ottantaseienne ex generale sterminò le popolazioni maya del Guatemala, nell'ambito di un'operazione chiamata "terra bruciata" e che prevedeva per volontà dello stesso militare attacchi aerei contro i civili. 

Negli anni Ottanta i maya ixil della regione del Quiché furono accusati di avere fatto parte della guerriglia che aveva insanguinato il Guatemala negli anni '60-'66 e per questo oltre 1.771 di loro vennero sistematicamente trucidati. La Corte ha condannato Rios Montt per genocidio in particolare per le operazioni di rapimento di bambini di questo gruppo etnico che furono da lui ordinate. 

Ad aspettare la sentenza anche la Premio Nobel Rigoberta Menchù. "Siamo felici - ha dichiarato - perché per molti anni ci hanno detto che il genocidio era una bugia, mentre oggi il tribunale ci ha detto che è la verità". Tutto il Paese era fermo per ascoltare l'udienza in diretta. 

Oltre che dell'eccidio, Rios Montt è stato riconosciuto colpevole di ricorso sistematico allo stupro contro le donne maya da parte delle sue truppe e dello sfollamento di 29.000 civili ixil. Molti dei 98 testimoni hanno cercato in aula di dar conto delle ferite fisiche ed emotive subite. Secondo le testimonianze i villaggi furono rasi al suolo, i raccolti distrutti, le case bruciate, il bestiame ucciso, donne e bambini sterminati.  

13 maggio 2013

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Le stragi in Guatemala

della popolazione Maya

Come nel resto dell'America Latina, il modello economico-sociale prevalente in Guatemala dopo la conquista dell'indipendenza dalla Spagna nel 1821, fu quello del dominio della minoranza bianca, ricca e privilegiata, sulla maggioranza della popolazione autoctona o meticcia costretta alla povertà e priva di diritti. Nel 1954 un golpe militare pose fine a un tentativo di riforma agraria che rischiava di compromettere i tradizionali equilibri economici e di potere. Seguirono anni di potreste popolari, sia democratiche che di guerriglia. Fra il 1960 e il 1996 imperversò una guerra civile nel corso della quale si scontrarono gli interessi delle classi agiate urbane discendenti dai colonizzatori e quelli dei ceti più poveri e dei campesiños di etnia maya sparsi nei villaggi delle zone rurali del Paese.
L'apice della violenza fu raggiunto fra il 1978 e il 1983. In quell'arco di tempo l'esercito sterminò intere comunità maya nei villaggi più remoti e più poveri della regione centro-occidentale. 

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