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Guatemala, si avvicina il processo per Rios Montt

con l'accusa di genocidio

Le stragi del Guatemala sono al vaglio della magistratura del Paese. L'estate scorsa erano stati arrestati l'ex Presidente Efraìn Rios Montt e alcuni suoi sottoposti, che negli anni 1982-'83 ordinarono il massacro di uomini, donne e bambini di numerosi villaggi degli altipiani Maya, ufficialmente per stroncare piccole bande di estremisti di sinistra. 



Oggi un giudice ha ordinato a Rios Montt di comparire in giudizio per genocidio e crimini contro l'umanità. Il generale ha dichiarato tramite gli avvocati che è "sicuro di non avere responsabilità in quanto sempre rimasto fuori dai campi di battaglia", ma i dossier delle associazioni umanitarie che hanno assistito le vittime in decenni affermano che le carte provano l'esistenza di un'articolata catena del comando che arrivava ai massimi livelli. 


Una Commissione per la verità sostenuta dall'ONU ha accertato che nella guerra civile guatemalteca sono morte o sparite 200.000 persone, e che le forze governative hanno commesso 626 stragi nei villaggi degli indigeni in oltre 36 anni. Nei diciassette mesi del governo Rios Montt la violenza rasentò e, nel caso della strage di El Quiche, coincise con la definizione legale di "genocidio".  


 

23 gennaio 2012

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Le stragi in Guatemala

della popolazione Maya

Come nel resto dell'America Latina, il modello economico-sociale prevalente in Guatemala dopo la conquista dell'indipendenza dalla Spagna nel 1821, fu quello del dominio della minoranza bianca, ricca e privilegiata, sulla maggioranza della popolazione autoctona o meticcia costretta alla povertà e priva di diritti. Nel 1954 un golpe militare pose fine a un tentativo di riforma agraria che rischiava di compromettere i tradizionali equilibri economici e di potere. Seguirono anni di potreste popolari, sia democratiche che di guerriglia. Fra il 1960 e il 1996 imperversò una guerra civile nel corso della quale si scontrarono gli interessi delle classi agiate urbane discendenti dai colonizzatori e quelli dei ceti più poveri e dei campesiños di etnia maya sparsi nei villaggi delle zone rurali del Paese.
L'apice della violenza fu raggiunto fra il 1978 e il 1983. In quell'arco di tempo l'esercito sterminò intere comunità maya nei villaggi più remoti e più poveri della regione centro-occidentale. 

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