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Militare guatemalteco condannato a 6.060 anni di carcere

per la strage di 201 civili commessa nel 1982

Un'immagine del processo per la strage di Dos Erres

Un'immagine del processo per la strage di Dos Erres Fanpage

Pedro Pimentel, 55 anni, è stato condannato il 19 novembre 2018 a 6.060 anni di prigione per avere partecipato, nel 1982, alla strage di Dos Erres, in Guatemala, dove perirono 201 civili, in maggioranza Indios. Si tratta della quinta condanna per crimini contro l'umanità comminata per quel massacro che ebbe luogo nel contesto del genocidio contro gli indigeni del Paese per mano del regime guidato da Rios Montt. La pena è simbolica, in quanto nell'ordinamento legale guatemalteco il numero massimo di anni che si possono scontare in carcere ammonta a 50.

Un ex soldato che partecipò alla strage ha dichiarato che Pimentel faceva parte di un gruppo di 20 uomini che entrò nel villaggio di Dos Erres nel dicembre 1982 cercando armi. I soldati catturarono, strangolarono e uccisero gli abitanti del villaggio, usando perfino un martello da fabbro per uccidere i bambini, prima di buttare i corpi in un pozzo profondo e di saccheggiare le case.

Pimentel, ex membro di un'unità di élite chiamata Kaibiles, è stato condannato a 30 anni per ogni vittima uccisa nella strage e 30 anni per crimini contro l'umanità. Egli nega di essere stato presente nella strage, dicendo di avere lasciato l'area nel novembre 1982 per preparare i documenti necessari a iscriversi alla School of the Americas di Panama, dove era diventato istruttore.

La sentenza arriva nell'ambito del tentativo di rendere giustizia per le atrocità commesse nel conflitto interno che insanguinò il Guatemala dal 1960 al 1996, che causò la morte o la scomparsa in circostanze misteriose di 250.000 persone

Ad agosto 2017, altri quattro soldati sono stati condannati a 6.060 anni di carcere sempre per la stessa strage.

28 novembre 2018

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Le stragi in Guatemala

della popolazione Maya

Come nel resto dell'America Latina, il modello economico-sociale prevalente in Guatemala dopo la conquista dell'indipendenza dalla Spagna nel 1821, fu quello del dominio della minoranza bianca, ricca e privilegiata, sulla maggioranza della popolazione autoctona o meticcia costretta alla povertà e priva di diritti. Nel 1954 un golpe militare pose fine a un tentativo di riforma agraria che rischiava di compromettere i tradizionali equilibri economici e di potere. Seguirono anni di potreste popolari, sia democratiche che di guerriglia. Fra il 1960 e il 1996 imperversò una guerra civile nel corso della quale si scontrarono gli interessi delle classi agiate urbane discendenti dai colonizzatori e quelli dei ceti più poveri e dei campesiños di etnia maya sparsi nei villaggi delle zone rurali del Paese.
L'apice della violenza fu raggiunto fra il 1978 e il 1983. In quell'arco di tempo l'esercito sterminò intere comunità maya nei villaggi più remoti e più poveri della regione centro-occidentale. 

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