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Attivisti Tienanmen: erano nella lista "most wanted"

Espatriati, continuano la battaglia per la democrazia

Piazza Tiananmen

Piazza Tiananmen

A 25 anni dalla repressione, Amnesty International ha raccolto la testimonianza di alcuni manifestanti allora arrestati e che decisero di espatriare dopo la scarcerazione. Altri 500 dissidenti invece riuscirono a fuggire clandestinamente, aiutati dagli attivisti dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tienanmen, come riferisce il quotidiano dell'ex colonia britannica South China Morning Post. Anche il consolato francese avrebbe dato supporto. 

Shao Jiang e Wang Dan erano studenti universitari all'epoca dei fatti e avevano partecipato alla campagna per chiedere riforme democratiche al governo cinese. I loro nomi erano nella lista dei "most wanted", ovvero degli "uomini più ricercati" della Cina. Shao Jang, allora 18 enne, aveva diffuso clandestimente delle riviste pro-democrazia e organizzato riunioni in cui era stata denunciata la corruzione esistente nel Partito Comunista. Della notte tra il 3 e 4 giugno 1989 Shao Jiang ricorda ancora l'odore dei gas lacrimogeni avvertibile anche a distanza dalla piazza Tiananmen e tante persone ferite. Dopo gli scontri si era nascosto per tre mesi, ma era stato arrestato mentre cercava di lasciare il Paese. Rilasciato, aveva poi scelto l'esilio per sfuggire alla persecuzione da parte delle autorità e ora vive in Gran Bretagna, impegnato nella campagna per chiedere giustizia per i fatti del 1989, ha detto ad Amnesty International.
Wang Dan, 20 anni quando scoppiò la rivolta, era il numero uno nella lista dei ricercati per avere organizzato assemblee e partecipato allo sciopero della fame e alle proteste, come tanti altri giovani. "Non pensavamo che il governo ci avrebbe usato l'esercito contro il suo stesso popolo" ha dichiarato ad Amnesty International. La notte del 3 giugno Wang Dan era nel dormitorio universitario, fuggì e si nascose, ma fu poi fermato e condannato a quattro anni di carcere. Liberato nel 1993, venne arrestato di nuovo e rilasciato a condizione che andasse in esilio. Ora insegna Scienze politiche all'università di Taiwan. "Se fossi rimasto, non avrei potuto fare nulla, sarei seguito dalla polizia e non potrei comunicare con le persone. Fuori dalla Cina almeno posso parlare liberamente" ha spiegato a AI.

Secondo il South China Morning Post almeno 500 dissidenti furono aiutati a fuggire dalla Cina dagli attivisti dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tienanmen, il gruppo fondato da Szeto Wah,  tramite l'operazione Yellow Bird, che già prima della repressione aveva sostenuto finanziariamente e con l'invio di tende e sacchi a pelo di manifestanti di Pechino e poi avrebbe pagato i costi per le banche per fare fuggire studenti e intellettuali. Anche il consolato francese avrebbe dato un supporto, fornendo i visti per gli esuli senza aspettare l'autorizzazione del governo francese. Almeno 130 persone sarebbero espatriate grazie a questa rete di salvataggio .

3 giugno 2014

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