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"Cina responsabile di immolazione monaci"

l'ONU si espone, un'incognita i singoli Stati

La tragedia dei lama tibetani, 60 dei quali si sono dati fuoco come "forma disperata di protesta" da marzo 2011 a oggi in Cina, è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite. L'Alto Commissario ONU per i diritti umani Navy Pillay ha dichiarato di essere "turbata dai resoconti di incarcerazioni, sparizioni e uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, come pure dai tentativi di reprimere i diritti culturali dei tibetani". Pillay ha anche ammesso di avere avuto "diversi scambi di vedute" con i leader cinesi a questo proposito, e secondo il New York Times la sua denuncia rivelerebbe "frustrazione". "Abbiamo percepito che era tempo di parlare chiaro", ha concluso la Rappresentante ONU. "Non vedevamo alcun segno di cambiamento". 

Anche i singoli Stati oseranno parlare chiaro con la Cina?


Il rapporto di un così alto organismo che sulla carta rappresenta la quasi totalità dei Paesi del mondo è un documento che riveste un valore quanto meno simbolico. Non di rado infatti i singoli Stati piegano la testa davanti alle violazioni dei diritti umani commesse da Pechino. L'artista perseguitato Ai Weiwei, in un articolo su CNN, pur sottolineando che "gli americani hanno ragione di andar fieri della loro democrazia", ha lamentato che Obama in campagna elettorale avrebbe "taciuto sugli abusi della Cina", probabilmente perché Pechino detiene la maggior quota del debito estero degli Stati Uniti. Chissà se l'ONU segnerà la strada di una maggiore indipendenza di giudizio da parte dei governi mondiali nei confronti della potenza economica emergente. 


La detenzione di Hu Jia e il XVIII Congresso


Frattanto a Pechino è in atto un giro di vite contro i dissidenti. Secondo il giornale francese Le Figaro il Partito Comunista Cinese starebbe cercando di disfarsi dei sostenitori della democrazia alla vigilia del suo XVIII Congresso. I giornalisti d'Oltralpe ricordano le dure limitazioni della libertà imposte al dissidente Hu Jia, che non può recarsi a Pechino, né uscire di casa o inviare messaggi via Internet. Oltre a ciò il Partito sta rafforzando notevolmente le misure di sicurezza. Addirittura, per i giorni del Congresso oltre alle regolari forze di polizia è previsto l'intervento di 1,4 milioni di "volontari della sicurezza". 

6 novembre 2012

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