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Crimini di guerra nell'Ungheria del 1956

accusato l'ex ministro dell'Interno

L’Ungheria apre le indagini a carico di un ex ufficiale coinvolto nella repressione delle proteste del 1956. Bela Biszku, ex ministro dell’Interno, è stato infatti accusato di crimini di guerra, per aver collaborato nell’uccisione di 46 civili.

L’uomo faceva parte del Comitato Esecutivo Temporaneo che, dopo aver schiacciato le rivolte contro il regime comunista, creò le “milizie armate” per  punire i civili che parteciparono alle sommosse. Furono proprio queste milizie a sparare contro la folla nel dicembre 1956, causando 46 vittime, tra cui diverse donne e bambini.

La violazione della protezione dei civili - prevista dalle Convenzioni di Ginevra - prefigura quindi per l’imputato una condanna per complicità in crimini di guerra, con una pena che potrà arrivare all’ergastolo.

“Biskzu partecipò attivamente al Governo e al Comitato Esecutivo - si legge nelle accuse - organi decisionali del Partito Socialista Operaio Ungherese”. Secondo il Procuratore, l’uomo ordinò di sparare sui civili a Budapest e a Salgotarjan, una città nel nord dell’Ungheria.

L’accusato, ministro dell’Interno tra il 1957 e il 1961, si trova già agli arresti domiciliari dal settembre 2012, dopo una denuncia per omicidio proveniente dalla stessa Procura. Su di lui grava anche un’accusa di possesso illegale di armi da fuoco.

La rivolta esplosa il 23 ottobre 1956 venne repressa dall’esercito sovietico in poche settimane. A seguito delle dimostrazioni, le autorità comuniste uccisero circa 400 persone e ne arrestarono più di 20mila.

17 ottobre 2013

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