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Giacomo Matteotti, l'antifascista

novant'anni fa l'assassinio del deputato socialista

Il 10 giugno 1924 moriva assassinato il deputato socialista Giacomo Matteotti. Una morte predetta pochi giorni prima quando, nel discorso tenuto alla Camera dei Deputati per contestare i risultati delle elezioni che videro vincitore il partito fascista, concluse affermando “Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”.  E con quel voi si rivolgeva direttamente ai suoi assassini, ovvero agli esecutori che lo rapirono per ammazzarlo - e per questo furono condannati a cinque anni di reclusione - ed ai mandanti, che invece continuarono a governare il Paese, intensificando la repressione fino alla totale interruzione di tutti i diritti politici e civili.
Matteotti - il "riformista rivoluzionario", come si definiva -  è ricordato soprattutto per la sua morte, per la denuncia al fascismo e per essere stato la figura che si è contrapposta a Mussolini. Denunciare lo “scandalo morale” del fascismo era la sua missione, ne aveva compreso la pericolosità quando i Popolari, parte del partito Socialista e la CGdL ancora cercavano la mediazione ed i patteggiamenti. Per questo ha perso la vita.
Il suo impegno non si è tuttavia limitato a combattere il fascismo. Matteotti ha infatti sostenuto il Movimento Cooperativo e si è impegnato per il riconoscimento delle Leghe bracciantili. Si è battuto per la pace e contro l’avventura coloniale in Libia. Sapeva che il primo conflitto mondiale avrebbe portato ad altre guerre, e manifestò il suo netto disaccordo con lo slogan del Psi “non aiutare, non sabotare la guerra”, nonchè con la flessibilità delle posizioni di Turati.
Per lui, il compito dei socialisti era quello di evitare il conflitto armato, e una delle sue più famose affermazioni - Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai - coglie l’essenza della sua personalità e della sua missione.

10 giugno 2014

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