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Khodorkovsky non è un perseguitato politico

secondo la Corte Europea dei diritti umani

Khodorkovsky e Putin

Khodorkovsky e Putin

La Corte europea dei diritti dell'Uomo ha stabilito che l'ex patron dell'azienda russa Yukos "non è un perseguitato politico" e la carcerazione preventiva che ha subito, di un anno e 7 mesi, non è l'esito di un complotto ai suoi danni.

La Corte condanna la Russia a una multa di 10 mila euro per non aver rispettato il suo diritto alla libertà ed averlo sottoposto a un "trattamento inumano e degradante". I giudici di Strasburgo hanno riconosciuto che Mosca è ricorsa a uno stratagemma per arrestarlo, dicendogli che avrebbe dovuto essere interrogato come testimone e trasformandolo in poche ore in inquisito, e che durante la sua detenzione abbia subito un trattamento inumano.

Samantha Agrò su Il Sole 24 Ore scrive che "Khodorkovsky aveva fatto ricorso a Strasburgo nel 2004 mentre si trovava in carcere, con l'accusa di frode ed evasione fiscale, in attesa del processo che sarebbe finito nel 2005 con una condanna a otto anni di detenzione. Nel ricorso, Khodorkovsky sosteneva che le sue condizioni carcerarie e il fatto di essere tenuto in una gabbia durante le udienze in tribunale costituivano un trattamento umiliante. Inoltre l'ex uomo d'affari, uno dei più ricchi di Russia, scriveva nel suo ricorso che non solo il suo arresto e la sua detenzione preventiva erano stati motivati politicamente ma che avevano anche violato il suo diritto alla libertà, cosi come sancito dall'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti umani".

Per i giudici l'industriale non è da considerare un perseguitato politico: "Mentre il caso può far sorgere dei sospetti sui reali motivi che le autorità russe avevano per processare Khodorkovsky, l'accusa che l'azione giudiziaria sia motivata politicamente deve essere supportata da prove incontestabili, che non sono invece state prodotte dal ricorrente".

(Foto da www.kremlin.ru)

1 giugno 2011

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