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La Cina ha paura degli studenti

di ieri e di oggi

Le autorità cinesi non hanno lasciato entrare sul territorio nazionale l'ex ribelle di piazza Tiananmen Wuer Kaixi, che con un volo proveniente da Taiwan cercava di tornare a trovare i suoi genitori in Cina.

Latitante dal 4 giugno 1989, Wuer negli archivi della polizia politica cinese è il "ricercato numero 2", ma il regime non intende arrestarlo perché altrimenti dovrebbe riparlare di quel che accadde quando gli studenti scesero in piazza Tiananmen per gridare: "Democrazia!". Dopo brevi consultazioni con il governo centrale le autorità di frontiera lo hanno quindi caricato sul primo aereo in partenza per Taiwan. Il dissidente ha dichiarato alla stampa: "È dal 2009 che cerco di costituirmi, perché voglio rivedere i miei genitori prima che muoiano, anche a costo di doverlo fare attraverso le sbarre di una cella. Ma il governo cinese che ha ordinato il mio arresto allo stesso tempo mi impedisce di tornare". 

E come gli sono invisi gli studenti dell'89, così il regime comunista cinese odia anche gli studenti di adesso. Nello Xinjiang, la regione di frontiera dove abitano gli uighuri, con la scusa di evitare il separatismo i docenti universitari non permettono di laurearsi a coloro che hanno idee politiche "non adeguate". In pratica c'è una selezione ideologica per i candidati alla laurea, che possono essere respinti anche se dotati di un eccellente curriculum qualora si scaldino troppo sulla questione uighura, ovvero della minoranza turcofona perseguitata da Pechino. È vero che lo Xinjiang è oggetto di controversie. Tra l'altro, il 28 ottobre scorso un'auto carica di esplosivo scoppiata proprio in piazza Tiananmen sembra avesse occupanti uighuri. Probabilmente c'è un timore legittimo che alcuni giovani uighuri possano ingrossare le file dei terroristi. Tuttavia bisogna anche considerare le pretese legittime di una minoranza di vedersi riconosciute le proprie specificità culturali e religiose e che venga posto un freno alla colonizzazione di cinesi Han organizzata dal governo centrale nella regione. Molti 20 enni si schierano per l'indipendenza senza neanche pensare di prendere le armi. Pertanto la decisione di Pechino ha un sapore di censura e di "Stato etico". Non è ancora chiaro quanto sia esteso il programma per imporre a tutti gli universitari l'esame politico.  

26 novembre 2013

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