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La guerra delle memorie

e la polemica del Centro Wiesenthal sull'Ucraina

Il Centro Simon Wiesenthal

Il Centro Simon Wiesenthal http://it.wikipedia.org/wiki/Centro_Simon_Wiesenthal

Quando presentai nel gennaio del 2012 al Parlamento europeo la mia proposta per una Giornata europea dei Giusti, inserii una clausola per ricordare assieme a quanti si erano prodigati per salvare le vite ebraiche anche coloro che avevano difeso la dignità umana durante gli anni del comunismo.

Allora, nei tre mesi in cui si potevano raccogliere le firme tra i deputati, la direzione di Yad Vashem fece circolare a Bruxelles un documento critico in cui si sosteneva che ricordare i giusti della Shoah assieme agli oppositori del comunismo avrebbe significato sminuire il carattere unico dell'Olocausto, perché non si poteva mettere sullo stesso piano la tragedia subita degli ebrei con le sofferenze delle popolazioni dei Paesi che avevano vissuto sotto la dominazione sovietica.

Di fronte a queste osservazioni, in un incontro che tenni a Gerusalemme con i dirigenti del Memoriale, sostenni che sarebbe stato un grave errore rimuovere i crimini del comunismo in nome della memoria della Shoah.

Chiedere ai Paesi dell’Est europeo di assumersi la responsabilità per il loro collaborazionismo con i nazisti in Ucraina, Ungheria, Romania, come nei Paesi baltici, senza però ricordare i crimini commessi dal comunismo, avrebbe significato creare un muro di incomprensione tra le due memorie. Come si poteva chiedere di riconoscere il dolore patito dagli ebrei, se non si ricordava quello sofferto da quei Paesi durante i regimi sovietici?

Era come dire: voi cittadini dell’Est dovete fare una purificazione morale per le colpe commesse dai regimi filo-nazisti, ma “noi ebrei” non consideriamo la gravità del male che vi ha colpito con l’oppressione comunista.

Una posizione di chiusura, come cercai di spiegare ai dirigenti di Yad Vashem, non solo sarebbe stata anti-storica, perché avrebbe rimosso la memoria dei due totalitarismi che avevano colpito l’Europa e che avevano provocato milioni di morti,  - ebrei e non ebrei -, ma avrebbe provocato pericolosi cortocircuiti e alienato le simpatie di quelle società nei confronti del mondo ebraico.

Invece, proprio perché nel Parlamento europeo avevo ricordato i resistenti al comunismo, ero stato in grado di trovare nei deputati di quei Paesi una simpatia per la memoria dei giusti che avevano aiutato gli ebrei.

Non a caso il Giardino dei Giusti, che abbiamo creato a Varsavia nel maggio dell’anno scorso, ha suscitato in Polonia un grande consenso perché ha unificato la memoria della Shoah con quella del comunismo. Così è potuta crescere in quel Paese, con un grave e lungo retaggio antisemita, una maggiore consapevolezza del valore dei Giusti che avevano, controcorrente, aiutato gli ebrei.

Dunque, il dialogo e il riconoscimento del dolore altrui era diventato un modo per condurre con maggiore forza la battaglia contro l’antisemitismo e per la memoria ebraica.

Queste mie parole non hanno troppo convinto i dirigenti di Yad Vashem che sono rimasti ancorati all’idea che qualsiasi forma di comparazione tra i due totalitarismi avrebbe comunque sminuito la memoria della Shoah.

E così, oggi, quando il Parlamento ucraino ha votato una mozione che equipara i crimini del nazismo con quelli del comunismo, ancora una volta da Israele, dal Centro Simon Wiesenthal, è partita una pesante nota polemica che accusa i dirigenti ucraini di volere coprire il collaborazionismo al tempo del nazismo con la memoria del comunismo.

Se non ci fosse stata l’Armata rossa, sostiene l’organizzazione diventata famosa giustamente per la ricerca dei criminali nazisti, i collaborazionisti ucraini non sarebbero stati fermati e non sarebbe stato possibile liberare Auschwitz.

È certamente un’osservazione legittima. Ma ciò che viene dimenticato, purtroppo con una grave ignoranza storica, è che l’Ucraina non è stato solo il Paese dove una parte della popolazione aveva aiutato i nazisti, ma anche quello che più di tutti ha sofferto per i crimini del comunismo. Prima dell’invasione nazista, milioni di contadini ucraini erano morti per fame nel tragico Holodomor, la carestia indotta da Stalin con la collettivizzazione forzata, e poi centinaia di migliaia di persone sono state contaminate dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, anche a causa del tentativo sovietico di nascondere alla popolazione la gravità dell’evento.

Non si capisce allora perché tutta questa parte di storia non debba essere ricordata. Ci si può benissimo interrogare sulla la viltà dei collaborazionisti ucraini, ma perché l'Ucraina non avrebbe il diritto di ricordare i milioni di morti del comunismo che non c'entrano con il nazismo e la Shoah?

Questa posizione miope del Centro Wiesenthal certamente non aiuta la battaglia contro l’antisemitismo e crea un pericoloso equivoco: la legittima memoria del comunismo viene presentata come una negazione della Shoah.

Quando una memoria non comprende le altre memorie e si erge come l’unica da difendere c’è qualche cosa che non funziona.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

Analisi di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

10 aprile 2015

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