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Processo nemesi ad Aleksej Navalny

accusava Putin di rubare, alla sbarra come corrotto

16 mesi fa Aleksej Navalny era sicuro di guidare la classe media nel movimento di protesta contro Putin. Il 5 dicembre 2011 era sul palco di una manifestazione dove il "plancton degli uffici", come si chiamano a Mosca i colletti bianchi, gridava: "Noi esistiamo" e "Putin è un ladro". 

Ora di disonestà è accusato lo stesso blogger e attivista russo. Stamattina si è aperto il processo che lo vede imputato per "appropriazione indebita". Secondo l'accusa avrebbe accumulato fondi illeciti mentre faceva il consulente per una ditta di legname. Rischia fino a 10 anni di carcere. 


Da accusatore ad accusato


Putin, che per le associazioni dei diritti umani avrebbe orchestrato il "processo nemesi" contro Navalny, ha fatto sapere tramite il suo portavoce Dimitri Peskov che non seguirà le udienze, ma è risaputo che intende stroncare le proteste di piazza con tutti i mezzi: con le condanne al gulag come con le Pussy Riot colpevoli di aver cantato pochi minuti in una chiesa, con la carcerazione che aspetta una ventina di dissidenti in questo momento in Russia, con pene severe per chi manifesta senza permesso e costringendo le ONG a registrarsi come "agenti stranieri". 


Secondo Navalny, intervistato dalla BBC, "le accuse sono palesemente false" e miranti a screditarlo. In sostanza il dissidente sarebbe diventato un personaggio pubblico scomodo, troppo popolare per passare inosservato, e ciò avrebbe causato il tentativo di zittirlo come oppositore politico facendolo passare per un corrotto. Un meccanismo, questo, che si riscontrerebbe anche in altre dittature comuniste, come Cuba, e di altro segno, come ad esempio l'Iran. 


La condanna sarebbe un duro colpo per l'opposizione russa


Per il momento il giudice ha aggiornato il procedimento, dopo che la difesa aveva lamentato di non aver avuto tempo di prepararsi e che le udienze si tenevano a Kirov, a 900 chilometri a est da Mosca dove il blogger risiede. Per gli analisti una condanna di Aleksej Navalny arrecherebbe un grave colpo all'opposizione russa, che da anni manca di una figura e di una piattaforma centrale. 

17 aprile 2013

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