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Tensione e minacce al 38° parallelo

escalation tra le due Coree

Toni e immagini da Guerra Fredda al 38°parallelo: torna la minaccia nucleare. Uno dei regimi più militarizzati e più poveri del mondo - quello della Corea del Nord - ha dichiarato di essere pronto a lanciare un vettore atomico contro il Sud e contro gli Stati Uniti.

I toni tra le due Coree si sono esacerbati nel dicembre scorso, quando la Corea del Nord ha lanciato un razzo a lunga gittata ed è per questo stata condannata e sanzionata dall’ONU. Pyongyang non si è però fermata, e il 12 febbraio ha effettuato il terzo test missilistico sotterraneo - dopo quelli del 2006 e del 2009. La mossa ha allertato la Corea del Sud e l’alleato americano, dando inizio a esercitazioni militari congiunte a Seoul.

Lo strappo diplomatico risale al 27 marzo, con la notifica da parte di Pyongyang del taglio della “linea rossa”, il collegamento telefonico d'emergenza che attraversa il villaggio di tregua di Panmunjom, istituito per affrontare sviluppi improvvisi lungo la zona demilitarizzata che separa le due Coree. In questo modo Kim Jong-un ha cancellato l’ultimo baluardo dell’armistizio del 1953, considerato completamente nullo dopo le esercitazioni congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti. 
Il pericolo nucleare ha acquistato credibilità il 30 marzo, quando la Corea del Nord ha annunciato di essere entrata in “stato di guerra” con il Sud.

Il mese di aprile si è aperto con il riavvio del reattore nucleare Yongbyon, chiuso nel 2007 in cambio di aiuti nell’ambito dei negoziati sull’energia atomica, e con il blocco dell’accesso a Kaesong, zona industriale al confine tra le due Coree e simbolo della riconciliazione, con i suoi lavoratori provenienti da entrambi gli Stati.

La Russia si dice preoccupata. Il viceministro degli Esteri Morgulov ha parlato di una situazione esplosiva in cui “basta solo un elementare errore umano o un problema tecnico per portare la situazione fuori controllo”. Dello stesso segno anche la reazione della Cina, principale alleato nordcoreano nella regione. Pechino ha espresso “rincrescimento” per la decisione di riavviare il reattore di Yonbyon e ha rafforzato il confine con la Corea - anche in vista di un pericolo profughi.

L’obiettivo delle minacce di Kim Jong-un non è solo la vicina Seoul. Pyongyang ha infatti diffuso un comunicato per dichiarare che “Il momento dell’esplosione si sta avvicinando, informiamo formalmente la Casa Bianca e gli Stati Uniti che i preparativi per lanciare un attacco senza pietà sono stati ultimati dalle forze armate”. La reazione statunitense non si è fatta attendere. Il Segretario di Stato John Kerry ha parlato di “aperta provocazione”, e il Pentagono ha schierato sull’isola di Guam, nel Pacifico, una batteria antimissile THAAD, in grado di intercettare vettori intercontinentali. Seppure Washington continui a definire la minaccia nordcoreana poco credibile, emerge la volontà di non esporsi ad alcun rischio.

Il regime dei Kim è cresciuto grazie ad una rigida strategia di isolamento, privando il Paese di contatti con l’esterno e la comunità internazionale di informazioni sul territorio coreano. I riflettori sono però stati puntati più volte verso Pyongyang non solo per la questione nucleare, ma anche per la scoperta dei kwan-li-so, i campi di lavoro e concentramento. Grazie alle immagini fornite da Google Maps e alle testimonianze di alcuni sopravvissuti, è stato possibile avere informazioni sui campi e sulle violazioni dei diritti umani commesse dal regime. Nonostante l'annuncio della chiusura di Camp 22, uno dei centri di detenzione più famosi del Paese in cui venivano commesse torture ed esecuzioni sommarie - e in cui erano presenti vere e proprie camere a gas - Amnesty International ha recentemente denunciato che il governo della Corea del Nord sta espandendo i campi di prigionia politica ai villaggi circostanti, annullando la distinzione tra gli oltre 100.000 prigionieri politici e la popolazione locale.

4 aprile 2013

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