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Zhang Xuezhong e la libertà di espressione in Cina

l'avvocato e attivista è stato arrestato e interrogato a seguito di una lettera critica verso il governo cinese

In questo periodo di crisi, la Cina è diventata il sorvegliato speciale della comunità internazionale sotto molti punti di vista. In particolare, riguardo alle continue violazioni da parte del governo in relazione alla censura costante e al controllo sempre più invasivo della libertà di espressione dei cittadini.

Rientra tra questi casi, quello di Zhang Xuezhong, rilasciato dalla polizia e ritornato alla sua casa di Shangai lo scorso 10 maggio, dopo esser stato arrestato per un documento condiviso online in cui ha criticato il governo cinese. Secondo l’accademico, il Covid-19 ha messo in chiara luce l’arretratezza del sistema di governo che ha dimostrato - con la persecuzione delle persone che avevano denunciato a dicembre lo scoppio dell’epidemia - quanto sia dura e arbitraria la repressione nei confronti dei cittadini nel Paese.

Non è la prima volta che Zhang, professore 43enne di diritto costituzionale, finisce nel mirino delle autorità. Nel settembre 2012 è tra i primi accademici a rivelare il Documento n.9 sulle sette materie vietate nelle università cinesi, tra cui spiccano insegnamenti riguardanti la libertà di stampa e i diritti civili, attirandosi le antipatie di Pechino. Nel 2013, per le sue critiche al sistema costituzionale cinese, perde la sua cattedra alla East China University di Shanghai. Dopo la decisione, afferma: "Questa è una persecuzione politica di un insegnante che esprime i suoi pensieri pubblicamente. Questa vergogna non è solo un evento pubblico ma sarà scritta nei libri di Storia".

In quel periodo, pubblica anche un online book dal titolo New Common Sense, nel quale contesta la legittimità del Partito comunista, e diversi articolo in cui chiede libertà civili per il popolo cinese e nuove riforme politiche. Scrive la sua prima lettera aperta nel maggio del 2013 all'allora ministro dell'Istruzione, Yan Guiren, chiedendo la fine delle lezioni e dei test sul marxismo nelle università, senza ricevere alcuna risposta. Poco dopo, il ministero della Propaganda emette l’ordine per le università di adottare maggiori controlli ideologici sugli insegnanti. Nello stesso anno, Xia Yeliang, professore di economia alla Peking University, viene licenziato per l'inasprimento del controllo.

Da avvocato e attivista per i diritti umani, Xuezhong decide poi di difendere in giudizio alcuni esponenti del Movimento dei nuovi cittadini, fondato dall’attivista Xu Zhiyong - uno dei tanti intellettuali attualmente in carcere per aver criticato il regime - e Guo Feixiong del Movimento Weiquan, noto anche come movimento degli avvocati a piedi nudi (una rete informale di avvocati che difendono le vittime di ingiustizie o di negazione dei diritti rifacendosi alle leggi in vigore nella Repubblica popolare cinese).

I primi di maggio di quest'anno, come detto, viene arrestato e interrogato dalle autorità cinesi per aver condiviso sul suo account di WeChat una lettera aperta diretta allAssemblea nazionale del popolo - l’organo legislativo cinese, che aprirà i lavori il 22 maggio per la sua sessione annuale - alla quale chiede di trasformarsi in una autorità transitoria” investita del potere di scrivere una nuova costituzione. Nella lettera afferma la necessità di riforme politiche importanti, soprattutto sul versante dei diritti civili e politici e critica aspramente la risposta del governo al coronavirus. Evidenzia inoltre la necessità di adottare una costituzione più moderna, di rispettare la libertà di parola e stampa, di portate avanti un progresso politico a più voci e di scarcerare i prigionieri politici.

Il regime cinese, anche in conseguenza al Covid-19, sta ampliando il controllo capillare sulle vite dei cittadini attraverso lo sviluppo tecnologico e un approccio invasivo che va dal controllo degli spostamenti, a quello dei media e delle app di messaggistica, fino alla censura. Per il regime del Partito comunista l’“armonia” dello Stato è messa a valore a discapito dei diritti individuali che sono sempre più repressi. Secondo il report pubblicato nel World Press Freedom Index 2020 da RSF, in Cina sono oggi più di 100 i giornalisti e blogger detenuti in condizioni rischiose e trattati in modo spesso disumano e degradante. Figure come quella di Zhang Xuezhong, che vivono secondo il concetto che la via migliore verso la libertà di espressione è per tutti quella di esprimersi come se già avessero tale libertà”, sono un esempio della forza della parola e del coraggio per le libertà.

21 maggio 2020

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