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Assolto leader congolese accusato del massacro di Bogoro

non ci sono prove della diretta responsabilità

La Corte Penale Internazionale ha assolto in primo grado Mathieu Ngudjolo Chui, ex leader dei ribelli della Repubblica Democratica del Congo, dall'accusa di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. L'imputato, arrestato nel 2008, deve ora essere rilasciato, salvo disposizioni contrarie della Corte in attesa del processo di appello.

Chui, accusato di aver ordinato la morte di 200 civili nel villaggio di Bogoro, nella provincia congolese dell'Ituri, è stato assolto in quanto le prove fornite ai giudici non hanno evidenziato la sua responsabilità diretta al di là di ogni possibile dubbio


Il Procuratore aveva imputato a Chui, capo lendu del Fronte Integrazionista e Nazionalista, il desiderio di "cancellare Bogoro dalla carta geografica", in quanto il villaggio era controllato dagli hema di Thomas Lubanga. L'attacco avvenne il 24 febbraio 2003, quando bambini soldato e uomini armati di mitra, machete e granate entrarono nella cittadina e uccisero 200 civili, violentando le donne e le bambine.


Emettendo la sentenza la Camera ha sottolineato che assolvere Chui non significa negare o dimenticare le violenze commesse a Bogoro, e che in questo caso la non colpevolezza non significa piena innocenza.




Il conflitto nella Repubblica Democratica del Congo


L'Ituri, una provincia al confine tra Congo e Uganda, dal 1999 è stata teatro di un conflitto interno caratterizzato da divisioni etniche e competizione per le risorse. La zona è infatti ricca di oro, diamanti, cobalto, olio e legname, e comprende diversi gruppi etnici, tra cui i lendu e gli hema.


Quest’ultima etnia, privilegiata durante il regime coloniale belga, rimase al potere anche dopo l’indipendenza del Paese. Nel 1999 gli hema tentarono di allontanare i membri del gruppo rivale dai loro territori, supportati da alcuni membri dell'esercito nazionale dell'Uganda. Questo segnò l'inizio delle violenze e l'organizzazione militare di entrambe le parti.  


In merito al conflitto del Congo la Corte Penale Internazionale si è espressa nel luglio scorso, condannando a 14 anni di carcere Thomas Lubanga, leader del gruppo ribelle dell'Unione dei Patrioti Congolesi colpevole di arruolamento di bambini soldato, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

19 dicembre 2012

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Tribunali penali internazionali

uno strumento per processare i crimini contro l'Umanità

Già agli inizi del ventesimo secolo le potenze vincitrici della prima guerra mondiale avevano incaricato una “Commissione Alleata” di studiare l’istituzione di una “Corte Internazionale di giustizia penale” per punire i crimini contro le “leggi di umanità”, ma il progetto era fallito, schiacciato dalle superiori esigenze diplomatiche.
La prima esperienza significativa di Tribunale sovranazionale, pur se militare e non civile, è quella della Corte di Norimberga per i crimini commessi dai nazisti, costituita dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Un analogo tribunale fu istituito per le stesse finalità a Tokyo.

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