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Tribunale per la ex Jugoslavia, 20 anni dopo

A che punto sono giustizia e riconciliazione?

Il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia si prepara a compiere 20 anni. La corte venne infatti creata con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottata il 25 maggio 1993. Ma a che punto sono gli obiettivi della corte, ovvero la giustizia e la riconciliazione?

Qualche numero dal sito del Tribunale. Nessun fuggitivo, dopo l’arresto di Mladic nel luglio 2001, 161 incriminazioni, 36 processi terminati, 25 ancora in atto, 18 assoluzioni, più di 4500 testimoni ascoltati, quasi 2 milioni di pagine di trascrizioni dei processi.

“L’impunità per i crimini di guerra, per i crimini contro l’umanità, il genocidio e altri serissimi crimini internazionali non sono più accettabili né tollerabili - ha dichiarato Ban Ki-moon - Una volta le vittime rimanevano inascoltate, lasciate a soffrire in silenzio, oggi hanno una tribuna a disposizione”.

È proprio l’allontanamento dei rappresentanti delle vittime dall’aula, tuttavia, ad aver acceso le polemiche il 10 aprile scorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in occasione del dibattito sul ruolo della giustizia penale internazionale nel sistema di riconciliazione - il primo di questo tipo nella storia del Tribunale. La sessione, convocata dal presidente dell’Assemblea Jeremic, aveva infatti escluso dal dialogo l’intervento delle Madri di Srebrenica, e per questo motivo la rappresentante del gruppo Munira Subasic era stata fatta uscire dall’aula in cui si teneva il dibattito.

Polemiche a parte, il ruolo del Tribunale nel processo di riconciliazione è molto discusso. La stessa sessione dell’Assemblea generale era stata convocata dal serbo Jeremic per contestare l’imparzialità della corte, accusata di agire con pregiudizi anti-serbi in seguito all’assoluzione dei due generali croati Ante Gotovina e Mladko Markac.

Mentre si attendono i pronunciamenti delle camere nei processi contro il croato-bosniaco Prlić e i serbi Stanišić e Simatović, le sentenze del Tribunale fanno discutere i Paesi interessati e allontanano le speranze di riconciliazione. Le scuse “in ginocchio” del presidente serbo Nikolic per il massacro di Srebrenica e l’incontro a Zagabria tra il Ministro degli esteri croato Pusic e il vicepremier serbo Vucic, tuttavia, possono far pensare a una distensione nelle relazioni tra ex avversari. La possibile rinuncia alle reciproche denunce per genocidio, avanzate da Serbia e Croazia alla Corte Internazionale di Giustizia, potrebbe essere un primo passo concreto verso una reale riapertura del dialogo tra le nazioni.

Se questa è  la situazione a livello internazionale, non mancano i problemi a livello interno. Il rapporto annuale di Amnesty International inserisce i processi contro i criminali di guerra e le discriminazioni come uno dei principali problemi dell’area balcanica.
Per quanto riguarda la Bosnia, l’organizzazione rileva come questione centrale il mancato accesso delle vittime della guerra degli anni ’90 alla giustizia e alle riparazioni. La Croazia invece, nonostante il progresso nelle misure per la prosecuzione dei crimini, ha secondo il rapporto di Amnesty un livello di impunità troppo alto, in particolar modo verso i crimini dell’esercito e della polizia contro i serbi croati.

24 maggio 2013

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Tribunali penali internazionali

uno strumento per processare i crimini contro l'Umanità

Già agli inizi del ventesimo secolo le potenze vincitrici della prima guerra mondiale avevano incaricato una “Commissione Alleata” di studiare l’istituzione di una “Corte Internazionale di giustizia penale” per punire i crimini contro le “leggi di umanità”, ma il progetto era fallito, schiacciato dalle superiori esigenze diplomatiche.
La prima esperienza significativa di Tribunale sovranazionale, pur se militare e non civile, è quella della Corte di Norimberga per i crimini commessi dai nazisti, costituita dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Un analogo tribunale fu istituito per le stesse finalità a Tokyo.

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