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L'Europa sanziona la Cina per violazione dei diritti umani degli uiguri

Pechino reagisce con sanzioni contro alcuni eurodeputati

L'Unione Europea ha imposto sanzioni a quattro alti funzionari cinesi per violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, regione nord-occidentale in cui vivono gli uiguri, minoranza di etnia turcofona e di religione musulmana, oggetto di pesanti soprusi e violazioni di diritti, su base etnica, religiosa, culturale.

Immediata la reazione di Pechino, che ha annunciato a sua volta delle sanzioni contro l’Europa.

La decisione della UE di imporre le prime sanzioni significative, dopo l’embargo sulle armi disposto nel 1989 a seguito della repressione delle manifestazioni di piazza Tiananmen a Pechino, indica un rilevante cambiamento di rotta.

Tra i destinatati delle sanzioni europee (divieti di viaggio e congelamento dei beni eventualmente individuati all’estero) c’è Chen Mingguo, direttore dell'Ufficio di pubblica sicurezza dello Xinjiang, accusato di di "detenzioni arbitrarie e trattamenti degradanti inflitti agli uiguri e alle persone di altre minoranze etniche musulmane, nonché di violazioni sistematiche della loro libertà di religione o credo”, secondo la Gazzetta ufficiale della UE.

Sottoposto a embargo anche il Production and Construction Corps Public Security Bureau dello Xinjiang, organizzazione collegata all’esercito cinese, che controlla un quinto della produzione di cotone della regione e impiega un decimo della sua forza lavoro.

Alcune organizzazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite stimano che almeno un milione di musulmani siano detenuti nei campi nella regione dello Xinjiang e sottoposti al lavoro forzato. La Cina nega le violazioni dei diritti nello Xinjiang e afferma che i suoi "campi di rieducazione” forniscono formazione professionale e sono necessari per combattere l'estremismo.

Pechino ha annunciato sanzioni contro alcuni europarlamentari, come Reinhard Butikofer (Verdi), che presiede la delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Repubblica popolare cinese, e contro alcune istituzioni come I’organizzazione no-profit Alliance of Democracies Foundation, fondata dall'ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen.

Il 1°luglio 2020 Reinhard Bütikofer ed Evelyn Gebhardt (PSE), vice-presidente della delegazione del PE per i rapporti con la Repubblica Cina, avevano denunciato in una nota congiunta la campagna del Partito comunista cinese per “sopprimere il tasso di fecondità degli uiguri nella regione dello Xinjiang” con “sterilizzazioni e aborti coatti” e severe sanzioni per chi viola il controllo delle nascite. Gli eurodeputati avevano ipotizzato "l’attuazione di un genocidio”.

Dopo l’annuncio da parte di Pechino delle contromisure nei confronti di dieci politici e intellettuali europei, i Paesi Bassi hanno convocato l'ambasciatore cinese all'Aia, mentre il Parlamento Europeo, insieme ad alcuni parlamenti nazionali, ha respinto la reazione cinese.

La Cina è diventata nel 2020 il principale partner commerciale dell'Unione europea, secondo l'ufficio statistico dell'UE, Eurostat, ed è inoltre un grande investitore interessato ai paesi dell’Europa centrale meno sviluppati.

La Russia ha reagito negativamente alle sanzioni contro la Cina decise anche da Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, incontrando l’omologo cinese Wang Yi, ha definito "inaccettabili" le misure prese da Bruxelles.

Per gli approfondimenti sulla condizione degli uiguri in Cina, consultare la sezione "approfondimenti" sul sito di Gariwo.

24 marzo 2021

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Uiguri

Gli Uiguri sono una minoranza turcofona musulmana che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han. Le ultime ricerche stimano che più di un milione di Uiguri si trovino attualmente rinchiusi in quelli che il governo cinese definisce “centri di formazione professionale”, che in realtà sono dei luoghi di detenzione, repressione e lavoro forzato, volti a snaturare l’identità religiosa e culturale della minoranza islamica, con il pretesto della lotta al terrorismo e alla violenza estremista.

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