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Come parlare dei Giusti ai ragazzi?

approfondire i termini e discuterne con gli studenti

Nella costruzione di un percorso didattico mirato alla conoscenza del valore sociale e morale dei Giusti, il primo passo è certamente quello di mettere a fuoco i due concetti fondamentali intorno a cui ruota il processo di conoscenza: genocidi e Giusti.

ll 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità: "Per Genocidio si intende uno qualsiasi degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale: uccisione di membri fisici del gruppo; attentato all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; assoggettamento intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale; provvedimenti miranti a impedire le nascite nell’ambito del gruppo; trasferimento forzato di bambini di un gruppo in un altro gruppo “.

Dopo la Seconda guerra mondiale, il termine Giusti tra le nazioni è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito, a rischio della propria vita, per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista conosciuto come Shoah.
Per estensione, Gabriele Nissim invita l’Europa intera a occuparsi dei Giusti dei genocidi perpetrati in ogni parte del mondo.

Questi approfondimenti sono necessari per affrontare una prima fase di brainstorming con gli alunni, in cui verificare lo stato delle preconoscenze e chiedere “Chi sono secondo voi i Giusti?”, a cui far seguire la discussione su ciò che ne emerge. La sfida che ci troviamo subito davanti è far capire la differenza fra un intervento puramente umanitario e quello che interroga la coscienza più in profondità, di tipo etico.
 Al mondo dei bambini possono già appartenere esperienze di tipo caritatevole o di solidarietà sociale: esempi di aiuto ai più poveri, ai bisognosi, a coloro che sono in pericolo a causa di incidenti o calamità naturali. Molto più complicato è scegliere di difendere la vita di un individuo, chiunque esso sia, quando si tratta di privazione di diritti umani, di negazione dell’identità e della stessa possibilità di vita, di persecuzione immotivata e innaturale in un contesto di accanimento ideologico e di feroce contrapposizione.
La scrittrice polacca Zofia Kossak, pur essendo antisemita convinta, si era scagliata contro il silenzio e la tolleranza verso la persecuzione degli ebrei perché mossa dal profondo rigore etico che sentiva calpestato da chi perseguitava ingiustamente uomini inermi.

Dall’esperienza di questi anni con i miei alunni posso dire che un altro punto importante su cui far leva, più che agganciarsi a percorsi storici precisi, è attivare e motivare le preconoscenze a partire del presente. Porre la domanda: esistono ancora oggi nel mondo contesti genocidari?
Si possono raccogliere informazioni e dati statistici dalla rete e aprire una riflessione: davanti alla tragica costatazione che l’uomo moderno ripete ancora gli errori del passato emerge la necessità di un impegno personale responsabile, che va costruito giorno per giorno, nella quotidianità, perché non è mai garantita una reazione di ribellione istintiva all’ingiustizia in grado di prevalere sulla paura e l’indifferenza. Da qui l’esigenza di fare memoria, per mettere l’ascoltatore nella condizione di rivivere un’esperienza dal punto di vista emotivo e quasi fisico, in modo attivo perché ne consegua una reazione personale e sociale.

Questi temi è possibile affrontarli con diversi gradi di approfondimento e competenza. Non dobbiamo avere paura di parlarne anche ai ragazzini delle scuole primarie, visto che il processo di costruzione dell’identità trova in questo periodo terreno fertile.

Far maturare uomini capaci di agire in modo responsabile è un percorso che deve avere due assi portanti: la progressione e la continuità di formazione da parte di tutta la comunità educativa. Data la crisi delle famiglie e del tessuto sociale che stiamo attraversando, è urgente che almeno la scuola se ne faccia carico.

L’esercizio di questa rubrica è proprio quello di creare uno spazio utile al lavoro dei docenti, ma soprattutto uno spazio di dialogo, scambio e confronto fra operatori scolastici. Non mancate di farci sentire il vostro parere.


Per ulteriori approfondimenti sul tema dei genocidi suggerisco la lettura dell’intero testo, a cura di Gariwo, dal quale è stata tratta la frase citata all’inizio: “Genocidi, la negazione del valore dell’individuo”, e di altri documenti a tema presenti nel sito.

Per conoscere come è nato e si è sviluppato il titolo di “Giusto tra le Nazioni” consiglio la lettura del libro di Gabriele Nissim "Il tribunale del bene", il documento: “
La foresta dei Giusti – Spunti di riflessione per un convegno internazionale sui Giusti” e l’articolo “La memoria dei Giusti e la nostra identità”, che trovate nel sito.

Emanuela Bellotti

12 dicembre 2013

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Agorà degli insegnanti

L’infanzia e l’adolescenza sono periodi cruciali per l’assorbimento di idee e valori, che formano il modo di pensare dell’individuo. Per questo vogliamo dedicare un nuovo spazio al mondo della scuola, di aperta collaborazione con i docenti per comunicare con i giovani.
Come docente di Scuola Primaria Emanuela Bellotti ha sperimentato sul campo che vale la pena trasmettere ai bambini grandi ideali senza lasciarsi sopraffare dalla paura di trattare argomenti troppo difficili. Per i ragazzi più grandi è altrettanto importante proporre strumenti di riflessione che catturino la loro attenzione, suscitando interesse, curiosità e voglia di approfondire. In questo ci guida Anna Maria Samuelli, insegnante di liceo in pensione e responsabile della Commissione didattica di Gariwo.

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