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Scopriamo il Dizionario dei Giusti

Il coraggio

Vorrei lanciare una proposta agli studenti e ai colleghi con cui abbiamo vissuto nel corso di quest’anno scolastico l’esperienza importante delle visite guidate al Giardino dei Giusti del Monte Stella: costruire insieme il Dizionario dei Giusti, andando alla ricerca delle parole-chiave sottese alle scelte e ai comportamenti  dei giusti, dei testimoni di verità, dei resistenti morali, dei militanti della memoria, in una parola, delle figure esemplari, ormai abbastanza numerose, che popolano il Giardino di Monte Stella di Milano.

L’idea nasce dal dialogo e dallo scambio costruttivo che abbiamo avuto con gli insegnanti e con gli studenti  raccolti a cerchio attorno al cippo e all’albero dedicato al giusto “adottato”: la ricostruzione dei dati biografici salienti, la lettura di testimonianze toccanti, le riflessioni sul significato e sulle motivazioni delle scelte operate dai giusti e soprattutto gli interrogativi aperti dal lavoro degli studenti. Tra questi, uno ricorrente: che cosa spinge il giusto ad agire, a disobbedire agli ordini, a soccorrere, aiutare , testimoniare, a rischio della libertà e della vita? La sofferenza dell’altro, l’ingiustizia, muovono la ragione, il cuore?  Quale forza interiore è necessaria?  Perché qualcuno la possiede ed altri no?  Si tratta di avere semplicemente coraggio?

Coraggio”, una delle prime parole del Dizionario dei giusti.
L’interrogativo sul “coraggio” è ricorrente nella riflessione degli studenti, è l’elemento che suscita ammirazione, muove la sfera dell’emulazione, ma insieme richiama il suo opposto, la paura. Di fronte all’evento che porta nel percorso di vita il male, l’ingiustizia,la violenza, il giusto non cerca riparo dentro il proprio mondo (reazione istintiva e naturale), ma  espone se stesso,vincendo abitudini e pregiudizi, abbandona le sicurezze, sceglie di agire, perché riconosce un mondo fuori di sé, un io al di fuori del proprio io con cui si mette in relazione; da il via ad un atto di libertà che assume varie forme: aiuto, difesa, protesta, disobbedienza, anche sacrificio di sé. I giusti sono coraggiosi. Il tema del coraggio è strettamente legato al tema della libertà e della responsabilità della scelta. Avere coraggio significa capacità di agire, consapevolezza che è importante inserire la nostra storia nel mondo, compiendo atti di libertà.

Don Giovanni Barbareschi il 6 marzo 2014, seconda Giornata europea dei Giusti, ha lanciato un appello carico di forza, richiamando i giovani alla riflessione sulla libertà: “Giovani, innamoratevi della libertà! O si vive come si pensa o si è schiavi… Vi auguro di essere capaci di reagire alla schiavitù di oggi: ieri ci facevano paura usando i mitra, oggi cercano di condizionarvi con la mano di velluto…L’umanità non si divide in credenti o non credenti, si vive tra uomini liberi o uomini schiavi.  Vi auguro di essere  capaci di reagire alla schiavitù di oggi…Essere liberi significa essere critici e consapevoli…Non vivete di impressioni e di emozioni…”. E ha concluso: “Giovani, non vi interrogo sui vostri peccati, preferisco interrogarvi sui vostri atti di libertà: quali sono gli atti di libertà che alla fine della giornata tu hai compiuto? Solo così si diventa uomini!”

Come vedono gli studenti l’azione del giusto? A volte sembrano propensi a legare il coraggio all’atto eroico, all’audacia e qui forse bisognerà riflettere sul mutamento di significato che il termine ha subito nei secoli. Un piccolo libro di Laura Boella e Marc Augé1 segue questo mutamento, e ripensa il termine coraggio nel contesto attuale della crisi etica e politica.
La virtù antica propria degli eroi omerici che rischiano la vita per la gloria, nell’analisi che Laura Boella riprende da Hanna Arendt e da Vladimir Jankélévitch, lascia il  posto alla nozione di coraggio come “emblema della vita morale e politica, la virtù delle virtù che incarna il significato più autentico della libertà e della dignità umana”2. Il coraggio è presente nella semplice volontà di interagire con l’altro e con il mondo, in quanto connotato essenziale dell’agire libero che ci porta a svelarci, a esporci, a mostrare chi siamo nelle nostre scelte. Si passa dalla sfera privata  alla vita pubblica, nel momento in cui riusciamo a capire che esiste qualcosa di importante al di là della nostra esistenza individuale, dei nostri “ripari” individuali e famigliari. Coraggio come forza di mostrare ciò che si è in quello che si fa

Il coraggio, nel mutamento di significato proposto nell’analisi di Laura Boella, non è legato al gesto straordinario, solitario, ma è una forma dell’agire e del pensare libero, assieme ad altre forme che sono “la pazienza, la sincerità, la fedeltà, la generosità, l’accoglienza”3. Si delinea chiaramente come virtù capace di vincere “la malattia dell’individuo europeo, la facilità con cui si ritrae, non offre alcuna resistenza, si arrende e si uniforma“4.  I giusti, i testimoni di verità, i resistenti morali, emergono come figure esemplari capaci di attirare i giovani per gli atti di libertà compiuti, per lo spazio che hanno dato alla spinta al bene, a migliorare le cose, che ognuno di noi ha; per non essersi lasciati andare, nel momento in cui un evento straordinario irrompe nella vita, alle reazioni più comuni: paura, insicurezza, fuga; per essere riusciti ad “agire”, ad “essere per qualcuno”5 .

Riflettiamo con gli studenti sul fatto che il coraggio, privo dei connotati dell’audacia eroica e del suo opposto, la viltà, oggi è  una virtù, capacità di mettersi in gioco nella relazione con gli altri e con le cose, vedere, accorgersi di ciò che intorno non funziona, scoprire dentro di sé la risorsa di una forza interiore, vera e propria “fortezza”, compatibile con la nostra fragilità, ma strumento per costruire lo spazio comune dello stare insieme ,nell’ autonomia di pensiero e nell’assunzione di  responsabilità.
Discutiamo con gli studenti del coraggio necessario oggi per affrontare la crisi dei valori che si manifesta nella pratica generalizzata della menzogna, nell’esercizio della prepotenza, nella mancanza di fedeltà all’amicizia e all’impegno assunto nella famiglia e nello studio, negli atti di omissioni che segnalano indifferenza e superficialità, nel linguaggio e nei gesti violenti.

Propongo  per concludere una breve riflessione di Svetlana Broz:
“La sola cosa che importa  è che tu sia capace di dire a te stesso che lo vuoi, e che lo vuoi irrevocabilmente! Che cosa ? Che tu vuoi essere parte della vita anziché  essere un osservatore ; che tu vuoi decidere quando si debba dire di no al male. In breve,  che tu avrai  coraggio civile nel momento appropriato.”6

Note:
1. Laura  Boella e Marc Augé, Etica civile: orizzonti, Edizioni Messaggero di Padova, 2013
2. Cit. pagg. 37-38
3. Cit. pag. 47
4. Cit. pag .49
5. Cit. pag. 54
6. Svetlana Broz, Having what it takes. Essays on civil courage, Ed. T. Butler, Sarajevo 2006

Anna Maria Samuelli, Commissione didattica Gariwo

Anna Maria Samuelli, Commissione didattica Gariwo

5 giugno 2014

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