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Il Premo Sacharov ad Alexey Navalny dal punto di vista europeo

di Bruno Marasà

Alexey Navalny ritratto su un muro di San Pietroburgo

Alexey Navalny ritratto su un muro di San Pietroburgo EPA-EFE/ANATOLY MALTSEV

La cerimonia per la consegna del Premio Sacharov si terrà il 15 dicembre a Strasburgo, anche se è molto improbabile che il premiato possa parteciparvi direttamente. Il premio in denaro è di 50.000 euro.

Il Premio per la libertà di pensiero, assegnato ogni anno dal Parlamento europeo, fu istituito nel 1988 in onore del famoso fisico e dissidente politico sovietico Andrei Sacharov, in un momento storico, segnato dall’esistenza dei blocchi, che rendeva le gesta coraggiose di singoli uomini e donne ancora più significative per le difficoltà in cui manifestavano le loro opinioni e promuovevano le loro scelte di “dissenso”, come si diceva allora.

In tutti questi anni il Parlamento europeo, nella selezione del vincitore (o dei vincitori) del Premio Sacharov, ha saputo fare scelte coraggiose, andando spesso controcorrente rispetto alle scelte politico-diplomatiche dei governi dei loro rispettivi paesi, premiando singoli individui e organizzazioni in lotta per la difesa dei diritti umani e le libertà fondamentali.

L'anno scorso, il Parlamento ha assegnato il Premio all'opposizione democratica bielorussa, rappresentata dal Consiglio di coordinamento, un'iniziativa di donne coraggiose e di personalità politiche e della società civile.

C’è molta coerenza, dunque, nella decisione di quest’anno del parlamento europeo, risultato come sempre di una selezione con altri candidati, di scegliere il politico dell'opposizione russa e attivista anti-corruzione. La situazione in questo paese rimane bloccata. L’ultima prova democratica in Russia, che ha portato ad elezioni nei mesi scorsi, conferma da un lato un vasto consenso per Putin cui fa da contraltare, tuttavia, l’assenza di veri e propri partiti di opposizione.

Alexey Navalny si è rivelato uno dei pochi oppositori politici del Presidente Vladimir Putin. Con molte contraddizioni, però. Nel suo passato, bisogna ricordarlo, ci sono state campagne di marcate simpatie nazionaliste che hanno sfiorato toni razzisti. Persino Amnesty International arrivò a sospendere a Navalny, per alcuni mesi, il suo status di “prigioniero di coscienza”.

Tuttavia Navalny è salito alla ribalta della scena internazionale per aver organizzato manifestazioni contro il governo, per essersi candidato e per aver sostenuto la necessità di riforme anti-corruzione. La sua attività cominciò nel 2007 con un blog che poi portò alla nascita di un Fondo anticorruzione, puntando molto sul carattere virtuale della mobilitazione dei cittadini in un paese sterminato dove è difficile trovare forme di aggregazione civica al di fuori della capitale Mosca o di alcune delle grandi città.

Nell'agosto 2020, Navalny, in seguito ad un avvelenamento avvenuto in circostanze non del tutto chiarite, fu trasferito in Germania dove ha trascorso diversi mesi in convalescenza a Berlino. Tuttavia appena fu possibile decise di tornare in Russia pur sapendo che al suo ritorno a Mosca, nel gennaio 2021, sarebbe stato arrestato per scontare una precedente condanna di tre anni e mezzo di prigione. Attualmente detenuto presso una colonia penale di alta sicurezza, Navalny ha iniziato un lungo sciopero della fame alla fine di marzo 2021 per protestare contro la mancanza di accesso alle cure mediche. Nel giugno 2021, un tribunale russo ha qualificato gli uffici regionali di Alexey Navalny e la sua Fondazione anti-corruzione come estremisti e non ammissibili dalle autorità russe.

La difesa della libertà di pensiero e, come nel caso di Navalny, la scelta di battersi per la democrazia nel suo paese, costituiscono indubbiamente una valida motivazione per l’assegnazione del Premio Sacharov. Val la pena ricordare che, anche nel passato l’assegnazione di questo Premio, frutto di una selezione libera tra parlamentari europei di tutti gli orientamenti politici che non sono condizionati dalle logiche ferree della realpolitik, ha saputo dimostrare una forte indipendenza e libertà di giudizio. È successo anche che il Premio si rivelasse anticipatore di future evoluzioni politiche e, in ogni caso, i premiati hanno ricevuto legittimazione e sostegno per il proseguimento delle loro attività.

Nel contesto politico europeo e internazionale può sembrare irrilevante che l’Europa, e in questo caso il Parlamento europeo, compiano scelte che sicuramente rompono gli schemi della diplomazia. Non è così perché, l’abbiamo scritto più volte in questa rubrica, la democrazia e la difesa dei diritti umani, oltre che la libertà di pensiero, hanno bisogno sempre della frustra del giudizio critico. Questo vale per Navalny, ma vale anche per alcune delle situazioni che si sono aperte all’interno della stessa Unione europea e in alcuni paesi in special modo, come Polonia e Ungheria. Ecco perché è importante guardare bene anche all‘interno della casa comune europea.

Infine, vorrei introdurre un elemento di riflessione che potrà essere meglio sviluppato nel prossimo futuro. Ribadito che quando sono in gioco i valori di fondo della democrazia e della libertà non si deve guardare in faccia a nessuno, è altrettanto opportuno segnalare come nel corso degli ultimi anni le relazioni dell’UE con la Russia si sono molto deteriorate (anche se presto rivitalizzate se, per esempio, si parla di forniture di gas, come sta succedendo in questi giorni).

L’UE ha stabilito un regime di sanzioni contro la Russia in seguito agli eventi dell’Ucraina del 2014 che portarono poi all’annessione della Crimea da parte della Russia. Da allora queste sanzioni vengono rinnovate ogni sei mesi in modo automatico lasciando incancrenire una situazione che alla luce della realtà internazionale e dei difficili equilibri da ricomporre meriterebbe una maggiore sensibilità politica da parte di tutti i responsabili politici e la ricerca di possibili soluzioni.

In conclusione, l’Europa dovrebbe dimostrare di essere capace di parlare un linguaggio di verità quanto alla difesa della democrazia e di saper affinare al tempo stesso le armi della diplomazia verso la leadership dei paesi con cui deve trattare. È il caso della Russia di cui non è certo auspicabile un isolamento che, nella realtà, si risolverebbe per ragioni ovvie nell’attrazione verso la crescente influenza della Cina. La Russia è un grande paese euro-asiatico che ha avuto sempre legami profondi con l’Europa. Legami regolati per circa cinquant’anni dalla logica dei blocchi che hanno lasciato segni negativi in alcuni dei paesi dell’Europa centrale e in particolare nei paesi Baltici. Ma questa per l’appunto è storia e ora bisogna provare a riscrivere nuove pagine che traccino la strada per il futuro.

Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

25 ottobre 2021

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Europa, democrazia e diritti umani

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Una rubrica aperta da Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale