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L’Europa, i diritti umani e la realtà mondiale

di Bruno Marasà

Pubblichiamo di seguito la riflessione di Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale, che apre la rubrica su queste pagine dedicata a "Europa, democrazia e diritti umani". 

Con la pandemia molti paradigmi sono cambiati. La globalizzazione ha mostrato il suo carattere invasivo attraverso la diffusione universale del COVID 19. Per salvaguardare la vita di milioni di persone, per rendere compatibili con sostenibilità e attenzione all’ambiente le “catene di valore” dell’economia mondiale, è necessario ripensare radicalmente principi e politiche delle relazioni internazionali.

Un nuovo mondo prende le mosse. La compressione della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta ci porterà verso un “globalismo regionale”, dove grandi macro aree potranno, paradossalmente, regolare (governare) meglio fenomeni politici ed economici. Anche attraverso una tutela maggiore di diritti umani inalienabili e rispetto di regole democratiche.

L’Europa può svolgere un ruolo decisivo grazie al suo potenziale. In primo luogo quello di essere un'area dove convivono sviluppo e libertà (nonostante vistose violazioni e contraddizioni al suo interno). E le ragioni della sua unità sono basati sui valori di pace, solidarietà e responsabilità.

Questo giudizio richiede, naturalmente, un aggiornamento critico di fronte agli attacchi alla democrazia, a involuzioni gravi dello stato di diritto in alcuni Stati membri dell’Ue (vedi Ungheria e Polonia), che testimoniano la fatica di mantenere una visione autenticamente democratica. Nazionalismo e populismo crescenti ne sono una prova concreta. Questi fenomeni trovano origine, in larga parte, negli effetti contrastanti della globalizzazione, soprattutto in quelli che hanno generato nuovi conflitti, squilibri e diseguaglianze, massicci fenomeni migratori, ma richiedono una presa di coscienza adeguata.

L’Unione europea fatica ad affermarsi come soggetto unitario nei confronti delle altre realtà mondiali, specialmente le grandi potenze, vecchie e nuove, come gli Usa, la Cina, la Russia o verso interi continenti, l’Africa in primo luogo. La regola dell’unanimità nel campo della politica estera e di sicurezza comune ne è la causa principale. È importante che Ursula von der Leyen abbia chiesto che, in materia di diritti umani e democrazia, si possa passare finalmente decidere a maggioranza qualificata. Proprio nei giorni scorsi misure contro l’autocrate di Bielorussia, Lukashenko, sono state bloccate da un singolo Stato membro (Cipro) con la richiesta, strumentale in quel contesto, di adottare misure analoghe contro la Turchia.

Per esercitare questo ruolo l’Europa deve poter “parlare con una sola voce” e battersi per il rinnovamento delle istituzioni del multilateralismo a livello globale. È necessario interloquire con gli Usa (rispetto alle degenerazioni apportate alla sua politica estera dalla presidenza Trump), con la Cina (che dovrà rivedere i propri piani di crescita alla luce della crisi COVID), con la Russia (la cui stabilità politica, riconfermata dalla nuova Costituzione, contrasta con un preoccupante immobilismo economico e sociale e palesi limitazioni di spazi di democrazia). E anche con nuovi protagonisti regionali, si pensi alla Turchia, nell’area mediterranea.

Attorno all’Europa ci sono veri e propri incendi, come si vede in Medio Oriente, in Siria, Iran, Israele e Palestina, Libia, Yemen, Corno d’Africa. Rispetto a queste crisi la frammentazione della politica estera europea è non solo preoccupante, ma alimenta effetti negativi. Senza una ricomposizione degli interessi e delle iniziative dei Paesi europei il ruolo dell’Europa nel mondo rischia di essere ininfluente.

Basterebbe all’Unione europea l’uso sapiente del suo soft power, civile, politico ed economico, per affermare un protagonismo da molti ritenuto ormai ineludibile per difendere diritti umani e democrazia.

Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

28 settembre 2020

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Europa, democrazia e diritti umani

Con la pandemia molti paradigmi sono cambiati. La globalizzazione ha mostrato il suo carattere invasivo attraverso la diffusione universale del COVID 19. Per salvaguardare la vita di milioni di persone, per rendere compatibili con sostenibilità e attenzione all’ambiente le “catene di valore” dell’economia mondiale, è necessario ripensare radicalmente principi e politiche delle relazioni internazionali.

Un nuovo mondo prende le mosse. La compressione della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta ci porterà verso un “globalismo regionale”, dove grandi macro aree potranno, paradossalmente, regolare meglio fenomeni politici ed economici. Anche attraverso una tutela maggiore di diritti umani inalienabili e rispetto di regole democratiche.

L’Europa può svolgere un ruolo decisivo grazie al suo potenziale. In primo luogo quello di essere un'area dove convivono sviluppo e libertà (nonostante vistose violazioni e contraddizioni al suo interno). E le ragioni della sua unità sono basati sui valori di pace, solidarietà e responsabilità. Per esercitare questo ruolo l’Europa deve poter “parlare con una sola voce” e battersi per il rinnovamento delle istituzioni del multilateralismo a livello globale. 

Una rubrica aperta da Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

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