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Tre candidature per il Premio Sacharov 2020

di Bruno Marasà

Anche quest’anno il Parlamento europeo assegnerà il Premio Sacharov per la libertà di pensiero e la difesa dei diritti umani con una cerimonia che si svolgerà il prossimo 16 dicembre. La selezione tra le varie proposte, avvenuta nelle commissioni Affari esteri e Sviluppo, ha portato all’individuazione di tre candidature: l'opposizione democratica in Bielorussia, gli attivisti della comunità Guapinol e Berta Cáceres in Honduras e l'arcivescovo di Mosul in Iraq, Najeeb Moussa Michaeel.

Il Premio, creato nel 1988 per riconoscere l’azione di singoli o di gruppi che difendono i diritti umani e le libertà fondamentali, del valore di 50.000 euro, è intitolato alla memoria del fisico e dissidente politico in Unione Sovietica, Andrei Sacharov. Il primo laureato fu Nelson Mandela, scelta fatta prima della sua liberazione dalle carceri segregazioniste del Sud Africa, che sarebbe avvenuta nel febbraio del 1990.

Da allora il Premio accompagna lo sguardo attento del Parlamento europeo sulle realtà, vicine o lontane, dove si perpetrano violazioni dei diritti fondamentali e alle quali corrisponde l’azione coraggiosa, spesso a rischio della vita, di uomini e donne decisi a combattere per la libertà di pensiero e di espressione, dei diritti umani, dei diritti delle minoranze, della democrazia e lo Stato di diritto.

La candidatura dell’opposizione in Bielorussia, avanzata sia dal Gruppo del Partito Popolare che da quello dei Socialisti e Democratici, conferma che l’assegnazione del Premio riveste ormai un fattore di vera e propria espressione di orientamenti condivisi in politica estera. E questo più di quanto non raccontino le cronache sulle divisioni, pur esistenti, tra i governi europei in questo campo.

Del resto, questa sensibilità si era manifestata già nel passato. Nel 1989, con una scelta che sfidava la realpolitik e la politica dei blocchi, il Parlamento conferì il Premio a Alexander Dubček. Nel 1990 fu premiata Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana. E successivamente, nel corso degli anni, personalità di tutti i continenti, dall’Africa, alle Americhe, all’Asia.

Per dare continuità alla divulgazione dei valori che ne sono alla base, il Parlamento europeo ha creato nel 2008 una “comunità” del Premio Sacharov. I vincitori costituiscono da allora una rete di “ambasciatori della libertà di pensiero", che promuove iniziative nei Paesi dell’Unione europea a sostegno dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo, con la partecipazione dei vincitori del Premio e la società civile. È stato possibile così riunire numerosi dei premiati, nel 2008, 2011, 2013 e 2018, in conferenze pubbliche, con la partecipazione dei rappresentanti dell'Unione europea, delle associazioni umanitarie, Ong e cittadini.

L’importanza del Premio è confermata dal fatto che in alcune occasioni le personalità scelte dal Parlamento europeo sono poi state insignite del Premio Nobel per la pace. Tra questi Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, Malala Yousafzai (giovanissima attivista pakistana che si è battuta per il diritto all’istruzione contro i talebani), Denis Mukwege (medico della Repubblica Democratica del Congo, ginecologo fondatore del Panzi Hospital per la cura dei danni fisici causati alle donne vittime di stupro nei sanguinosi conflitti etnici del paese) e Nadia Murad (giovane appartenente all’antica minoranza religiosa Yazida in Iraq).

È successo anche, a riprova della costante attenzione rivolta dal Parlamento alle sue scelte, che addirittura una vincitrice del Premio, la birmana Aung San Suu Kyi, sia stata recentemente sospesa, in considerazione del fatto che, arrivata al potere dopo anni di isolamento e di privazione della libertà, si sia rivelata incapace, nella nuova responsabilità di ministro degli Esteri e con la sua leadership, di sottrarre alla repressione nazionalista la consistente minoranza Rohingya, costretta a disperdersi nei campi di rifugiati fuori dal Myanmar per sfuggire alle violenze di cui era vittima.

Torneremo sul modo in cui l’Europa esercita la sua influenza per la difesa della democrazia e dei diritti umani. Il Premio Sacharov del Parlamento europeo, con la sua lunga storia, ne è un esempio.


Il Premio Sacharov 2020 del Parlamento europeo è stato assegnato all’opposizione democratica in Bielorussia, rappresentata dal Consiglio di coordinamento, iniziativa di donne coraggiose come Sviatlana Tsikhanouskaya, candidata principale dell’opposizione, Svetlana Alexievich, Premio Nobel, Maryia Kalesnikava, musicista e attivista, Volha Kavalkova, Veranika Tsapkala, manager e attivista e altre figure della società civile.

L’annuncio è stato dato giovedì 22 ottobre dal Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, durante la plenaria a Bruxelles. La decisione è stata presa dalla Conferenza dei Presidenti (Presidente e leader dei gruppi politici) sulla base della terna precedentemente selezionata.

Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo, esperto di politica estera e comunicazione istituzionale

19 ottobre 2020

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Europa, democrazia e diritti umani

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Un nuovo mondo prende le mosse. La compressione della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta ci porterà verso un “globalismo regionale”, dove grandi macro aree potranno, paradossalmente, regolare meglio fenomeni politici ed economici. Anche attraverso una tutela maggiore di diritti umani inalienabili e rispetto di regole democratiche.

L’Europa può svolgere un ruolo decisivo grazie al suo potenziale. In primo luogo quello di essere un'area dove convivono sviluppo e libertà (nonostante vistose violazioni e contraddizioni al suo interno). E le ragioni della sua unità sono basati sui valori di pace, solidarietà e responsabilità. Per esercitare questo ruolo l’Europa deve poter “parlare con una sola voce” e battersi per il rinnovamento delle istituzioni del multilateralismo a livello globale. 

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