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Solidarnosc

il movimento per una Polonia democratica

La storia della Polonia del dopo guerra è stata scandita da alcune date in cui lo scontento popolare si è manifestato anche con forme che in alcuni casi hanno portato ad eventi tragici. Forse è bene ricordare alcune delle date più significative, con una schematizzazione che certamente non tiene conto di tutta la complessità dei processi di cui stiamo parlando, ma che è utile per comprendere la nascita e lo sviluppo del sindacato libero Solidarnosc nel 1980.

Solidarnosc: gli antefatti (1956 - 1979) . Nel 1956 pochi mesi dopo la morte di Stalin, a Poznan scoppiò uno sciopero di protesta contro la pesante situazione economica del Paese. Ben presto lo sciopero assunse connotazioni politiche trasformandosi in manifestazione contro il regime comunista con attacchi alle sedi del partito. L’intervento dell’esercito portò alla morte di 57 operai e all’arresto di 250 persone. Cambiò la dirigenza del Partito Operaio Unificato Polacco (POUP) e Wladyslaw Gomulka ne divenne Primo Segretario. Nonostante la repressione, cominciarono a nascere in tutto il paese organizzazioni che chiedevano una democratizzazione della vita sociale e politica, fra cui i Club dell’Intellighenzia Cattolica Progressista, che diverranno poi i Club dell’Intellighenzia Cattolica (KIK).

Firmatari dell’atto di fondazione dei Club furono alcune delle personalità che poi avranno un ruolo importante negli anni a venire, come Tadeusz Mazowiecki, Stanislaw Stomma, Jerzy Turowicz. Una delle richieste dei Club era la liberazione del primate Stefan Wyszynski, al confino dal 1953. In dicembre ripresero le pubblicazioni del settimanale cattolico Tygodnik Powszechny (sospeso dal 1953) che fino al 1989 rimarrà una delle poche pubblicazioni ufficiali a svolgere il ruolo di autentica tribuna del pensiero libero, nonostante le limitazioni imposte dalla censura.

Nel 1968 intellettuali e studenti protestarono contro la censura, che aveva proibito la messa in scena di un’opera del padre della letteratura polacca dell’Ottocento, Adam Mickiewicz, in cui si ravvisavano elementi antirussi. I licenziamenti fra i docenti universitari furono migliaia e vennero arrestate alcune fra le personalità maggiori del mondo culturale, fra cui Jacek Kuron, Adam Modzelewski, Bogdan Borusewicz, Adam Michnik. Gli arresti e i licenziamenti furono accompagnati da una feroce propaganda contro gli intellettuali e antisemita, in cui si accusava la cosiddetta lobby ebraica di essere l’ispiratrice dei disordini e dei conseguenti provvedimenti di limitazione delle libertà civili. Tutto il Paese fu attraversato da una drammatica ondata di antisemitismo, tanto che fra il 1968 e il 1969 emigrarono dalla Polonia più di 15.000 persone di origine ebraica.

Nel 1970, a seguito di forti aumenti del prezzo dei generi di prima necessità, nei cantieri navali di Danzica scoppiò una protesta operaia, che ben presto si diffuse anche in altre città. Le forze di polizia reagirono violentemente: i morti furono 45 e 3200 gli arrestati. Gomulka fu costretto a dimettersi e fu sostituito alla guida del partito da Edward Gierek, che introdusse alcuni miglioramenti nel tenore di vita della popolazione.

Nel 1976 un ulteriore pesante aumento del prezzo dei generi alimentari a giugno, dovuto all’aumento del debito pubblico, provocò un’ondata di scioperi in diverse città. I fatti più gravi ebbero luogo ad Ursus e Radom, In tutto il Paese furono arrestate oltre 2500 persone, quasi tutte condannate poi a molti anni di carcere (da 5 a 10). Gli ambienti dell’opposizione intellettuale si mobilitarono ponendosi al fianco degli operai e organizzarono l’assistenza legale agli imputati. Da questa esperienza nacque in settembre il Comitato di Difesa Operaia (KOR). Fra i firmatari dell’atto costitutivo del KOR troviamo Jacek Kuron, Jan Jozef Lipski, Jozef Rybicki. Il KOR fu la prima organizzazione dell’opposizione ad agire alla luce del sole, anche se illegalmente.
Fino al 1976 il grosso limite dei movimenti di opposizione, che ben si rivela in questa serie di eventi, è la mancanza di coordinamento e l’isolamento in cui agiva ogni singolo gruppo; in particolare è evidente la separazione tra intellettuali, operai e studenti. La nascita del KOR segna un punto di svolta: gli intellettuali si pongono al fianco del movimento operaio e studentesco e, con iniziative di carattere legale, sociale e culturale, e soprattutto attraverso la stampa e le pubblicazioni clandestine, cominciano a tessere una fitta rete di rapporti, compattando così le forze più vive degli ambienti di opposizione.
Tra il 1976 e il 1980 si moltiplicarono le pubblicazioni clandestine, gli spazi di cultura alternativa e le organizzazioni in difesa dei diritti umani.

Nel 1977 nacquero le cosiddette Università Volanti, incontri clandestini in cui intellettuali e docenti universitari tenevano delle lezioni per alcune decine di partecipanti, operai o studenti; le lezioni erano accompagnate anche dalla pubblicazione clandestina di dispense e dal reperimento di fondi per creare borse di studio. Accanto a una capillare opera di riflessione e di diffusione culturale, divennero sempre più numerose anche le iniziative a carattere sociale e sindacale. In tutte le fabbriche più importanti e nel mondo contadino nacquero organizzazioni sindacali clandestine, che organizzavano incontri e discussioni sul mondo del lavoro e sui diritti dei lavoratori, si occupavano della diffusione e del trasporto delle pubblicazioni clandestine e garantivano assistenza alle vittime della repressione, creando in tal modo una fitta rete di solidarietà e rompendo il clima di sfiducia fra le persone che era un’importante arma del potere.
Indubbiamente, un grande ruolo fu svolto anche da alcuni ambienti della Chiesa, in cui trovarono riparo e difesa anche molti intellettuali laici.

Nel 1978 l'elezione al soglio pontificio del cardinale Wojtyla, noto per le sue battaglie civili a Cracovia, provocò un’ondata di entusiasmo popolare e aprì nuovi spazi di intervento organizzato. Importantissima fu la prima visita di Giovanni Paolo II in patria nel giugno del 1979 in cui milioni di persone scesero per le strade e, come hanno detto alcuni protagonisti di quei giorni, “ci siamo contati, abbiamo visto quanti eravamo e di che cosa eravamo capaci, in quei giorni abbiamo vissuto in una Polonia libera”. Inoltre, l’elezione di Giovanni Paolo II portò la Polonia alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale, in qualche modo costrinse l’Occidente a guardare ai Paesi dell’Europa Centro Orientale, rompendo l’indifferenza e il silenzio che, salvo poche voci isolate, fino a quel momento avevano coperto la situazione di metà dell’Europa.


Il Sindacato libero Solidarnosc
Il 14 agosto 1980 i cantieri navali “Lenin” di Danzica entrarono in sciopero chiedendo un aumento dei salari e il reintegro al lavoro di Anna Walentinowicz, licenziata per motivi politici. A capo del Comitato di Sciopero si pose Lech Walesa, elettricista. Lo sciopero si allargò ben presto ad altre aziende del Litorale Baltico e il 17 agosto nacque il Comitato Interaziendale di Sciopero (MKS) che definì in 21 postulati le richieste da porre al regime, fra cui: diritto di fondare un sindacato libero ed indipendente, libertà di coscienza e di religione, libertà di parola e accesso ai mass media, trasmissione per radio della messa domenicale, liberazione dei detenuti politici. Le richieste degli operai furono appoggiate dal primate di Polonia, cardinal Stefan Wyszynski, e da un appello degli intellettuali sottoscritto anche da alcuni membri del POUP.

La nascita di Solidarnosc
Il 24 agosto si costituì una Commissione di Esperti presso l’MKS di cui facevano parte pressoché tutti i nomi più significativi della cultura libera e del mondo intellettuale indipendente. Ben presto l’ondata di scioperi travolse l’intero Paese, costringendo il regime ad aprire un tavolo di trattative, nel corso delle quali la Commissione di Esperti ebbe un ruolo determinante. Il 31 agosto il governo e l’MKS firmarono un accordo in base al quale il governo accettava i 21 postulati e il sindacato si impegnava a porre fine agli scioperi.
Il 10 novembre 1980 Solidarnosc fu riconosciuta ufficialmente e fu registrata in Tribunale.
Nacque così un unico grande sindacato nazionale indipendente presieduto da Lech Walesa, che in breve tempo arrivò a contare dieci milioni di iscritti, suddivisi territorialmente (e non per categorie professionali) su base regionale, con un ampio margine di autonomia dagli organi centrali.
A metà del 1981 furono eletti gli organismi regionali e i delegati al Primo Congresso Nazionale di Solidarnosc che si svolse tra settembre e ottobre. Al termine dei lavori furono votati il programma socio-economico e il Messaggio ai lavoratori dell’Europa Orientale, un documento di sostegno ai movimenti di difesa dei diritti dell’uomo nei paesi del blocco sovietico, in cui leggiamo: “Siamo il primo sindacato indipendente nella storia del dopoguerra dei nostri Paesi, per questo sentiamo profondamente l’unità dei nostri destini…Sosterremo quanti di voi decideranno di intraprendere la difficile strada della lotta per un sindacato libero. Desideriamo incontrarci e parlarci di persona al più presto”. Il messaggio fu pesantemente attaccato dalle autorità polacche, dai Paesi del Patto di Varsavia e dallo stesso Leonid Breznev, mentre giunse una lettera di ringraziamento dal rumeno Iulius Filip, che per questo fu poi arrestato.

Da sindacato a movimento nazionale
Durante tutto il 1981 si moltiplicarono le iniziative sociali e sindacali all’interno delle fabbriche, delle scuole e delle università. In settembre alcuni dirigenti di Solidarnosc incontrarono a Praga e Brno i più importanti rappresentanti dell’opposizione cecoslovacca e diedero vita a “Solidarnosc Polacco-Cecoslovacca”, che organizzò fino alla fine degli anni ’80 incontri tra i “dissidenti” dei due Paesi, iniziative comuni e scambi di strumenti per la stampa. Fortemente radicata nel tessuto sociale e culturale, Solidarnosc fu presente in tutti gli ambiti di lavoro - esercito e polizia compresi - ponendo al regime richieste sempre più pressanti di democratizzazione della vita della nazione. Unì i simboli nazionali e dell’identità religiosa (basti pensare alle immagini della Madonna di Czestochowa e le fotografie di Giovanni Paolo II affisse sui cancelli dei cantieri di Danzica durante lo sciopero) alla lotta non violenta per i diritti civili. Si riallacciò idealmente alle proteste operaie degli anni precedenti e per questo furono innalzati il monumento “Giugno 1956” a Poznan e “Dicembre 1970” a Danzica. Superò la divisione fra operai e intellettuali, assegnando un ruolo importantissimo agli intellettuali che furono costantemente al fianco del movimento operaio: basti ricordare i nomi di Bronislaw Geremek, Jacek Kuron, Lech Kaczynski, Adam Michnik, Tadeusz Mazowiecki, che dopo il 1989 giocarono un ruolo politico di primo piano nell’opera di ricostruzione della Polonia. Svolse un’ampia opera di informazione attraverso il “Tygodnik Solidarnosci” (Settimanale di Solidarnosc), organo ufficiale del sindacato, diretto da Tadeusz Mazowiecki, sottoposto alle regole della censura come giornale legale e quindi “integrato” da numerose pubblicazioni clandestine a carattere locale.
Solidarnosc non fu soltanto un movimento sindacale: fu un movimento nazionale che permise al popolo di riappropriarsi del proprio destino, di sentirsi protagonista nella vita e nel lavoro, di “contare” in qualche modo nelle decisioni generali e non essere solo una pedina nelle mani di una potenza straniera. Il sindacato polacco esprimeva il desiderio di democrazia e libertà della società di cui era portavoce e quindi invadeva il terreno politico fino a costituire, per il fatto stesso di esistere, un grave pericolo per gli equilibri dei Paesi del blocco sovietico.

Il Golpe
Lo scontro con l’autorità politica andò via via accentuandosi, e il 13 dicembre 1981 il Consiglio Militare per la Salvezza Nazionale (WRON) guidato dal generale Wojciech Jaruzelski, d’accordo con Mosca, introdusse la legge marziale e il cosiddetto Stato di Guerra. Le città furono pattugliate dai carri armati e dai reparti speciali anti sommossa dell’esercito, i famigerati ZOMO.
In concreto lo Stato di Guerra prevedeva:
1. abolizione di tutte le organizzazioni, le associazioni e i sindacati
2. divieto assoluto di sciopero e di qualsiasi altro genere di manifestazione
3. militarizzazione di molte fabbriche, della televisione e della radio
4. interruzione totale delle comunicazioni telefoniche
5. controllo della censura su tutta la posta
6. proibizione di spostarsi da una città all’altra senza un lasciapassare
7. introduzione del coprifuoco dalle 22 alle 6 di mattina
8. sospensione della vendita della benzina ai privati
9. chiusura delle scuole e delle università
10. proibizione di espatrio
11. sospensione di tutte le pubblicazioni, ad eccezione dell’organo del partito “Trybuna Ludu”.
Con il passare dei mesi queste norme si andarono lentamente mitigando, e lo Stato di Guerra fu dichiarato concluso nel luglio 1983.

La società parallela clandestina
Il colpo di stato costò la vita ad alcune decine di persone (ancora oggi non si conosce la cifra esatta delle vittime), vi furono centinaia di feriti e circa 10.000 persone furono rinchiuse in carcere o in campi di internamento, mentre decine di migliaia persero il posto di lavoro.
Il sindacato, però, si riorganizzò molto velocemente con strutture clandestine guidate dalla Commissione Temporanea di Coordinamento (TKK) presieduta da Zbigniew Bujak. La Commissione decise di adottare la strategia della cosiddetta “società parallela clandestina”, creando una rete informale di ambiti di libertà e solidarietà. Un esempio fu la nascita spontanea dei Comitati di Aiuto alle Famiglie degli Internati e di chi aveva perso il lavoro, molto importanti per sostenere e non far sentire soli coloro che in quel momento stavano pagando il prezzo più alto.
La clandestinità permise al sindacato di sopravvivere alle repressioni dello Stato di Guerra, ma i dirigenti cercarono sempre una strada per la legalità.

La Tavola Rotonda e la fine del regime
Nel settembre 1986 quasi tutti i capi del sindacato erano tornati in libertà e nell’ottobre del 1987 Walesa, nonostante le resistenze interne dei membri più radicali, diede vita a una struttura non clandestina: la Commissione Esecutiva Nazionale (KKW) di Solidarnosc, che aveva lo scopo di trovare una via di dialogo con il partito. Dopo due ondate di scioperi, nel maggio e nell’agosto del 1988, le autorità accettarono di aprire un tavolo di trattative con il sindacato. Questo diede inizio ai lavori della Tavola Rotonda, che si protrassero dal 6 febbraio al 5 aprile 1989 e che portarono alle prime elezioni semilibere in un Paese del blocco sovietico, tenutesi il 4 giugno 1989.


Figure esemplari
Wladyslaw Bartoszewski
Bogdan Borusewicz
Marek Edelman
Bronislaw Geremek
Ryszard Kaczorowski
Lech Kaczynski
Janusz Krupski
Jacek Kuron
Tadeusz Masowiecki
Adam Michnik
Maciej Plazynski
Arkadius Rybicki
Lech Walesa
Anna Walentynowicz
Padre Jerzy Popieluszko con un ricordo di Annalia Guglielmi


Video
Tg della Storia 1980 - 1984, il golpe in Polonia del 13 dicembre 1981
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Tesi
Dalla periferia al centro dell'Europa, l'evoluzione della Polonia tra il 1989 e il 2004
I sedici mesi di Solidarnosc, il ruolo dei sindacati italiani e della Santa Sede




Rudi Assuntino, Wlodek Goldkorn
Il Guardiano. Marek Edelman racconta, Sellerio, Palermo, 2008

Adam Michnik
Etica della Resistenza, SugarCo, Milano,1986,
La Chiesa e la sinistra in Polonia, Queriniana, Brescia, 1980
Il pogrom, Boringhieri, Torino, 2007
La Seconda Rivoluzione, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Jacek Kuron
Il marxismo polacco all’opposizione, Samona e Savelli, Roma, 1969
La mia Polonia, il comunismo, la colpa, la fede, ed. Ponte delle Grazie, Firenze, 1990

Padre Jerzy Popieluszko
Il cammino della mia croce. Messe a Varsavia, Queriniana, Brescia, 1985
La mia vita per la verità. Diario, altri scritti, testimonianze, Ed. Messaggero Padova, 1988
Omelie per la Patria, La Nuova Agape, Forlì, 1985




a cura della Redazione con la collaborazione di Annalia Gugliemi

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