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L'Ecocidio sarà il quinto reato internazionale dai tempi di Norimberga?

dopo crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e crimine di aggressione

Già nel 1972 il primo ministro svedese, Olof Palme, propose una legge per riconoscere l'ecocidio. Si tornò a parlare della questione solo nel 1996 durante le prime bozze dello Statuto della Corte penale internazionale (Cpi) di Roma, ma dopo quell’anno la legge venne rimossa per volere di tre Stati: Regno Unito, Francia e Paesi Bassi.

Papa Francesco in Laudato si', la sua seconda enciclica scritta nel terzo anno di pontificato e pubblicata il 18 giugno 2016 (benché porti la data del 24 maggio 2015, Solennità di Pentecoste), tratta la questione dei reati da riconoscere per salvaguardare il pianeta. Anche alcuni piccoli Stati insulari, come il Vanuatu e le Maldive hanno chiesto maggiore attenzione riguardo a questo crimine, nel 2019.

Polly Higgins, (1968-2019), avvocata scozzese ambientalista esperta di crimini ecocidi, è la co-fondatrice di Ecological Defence Integrity (Edi), l’unica ong nel mondo che si pone l’obbiettivo di far riconoscere l’ecocidio come un crimine internazionale. Edi gestisce Stop Ecocide, una piattaforma di finanziamento globale nata con lo scopo di finanziare la legge sull’ecocidio. Nel 2010 Higgins, vista la sua esperienza giuridica e professionale in tribunale, presentò alle Nazioni Unite la sua proposta per far diventare l’ecocidio un crimine internazionale. Tuttavia la proposta non ottenne l’effetto sperato. Purtroppo, nell’aprile del 2019, Higgins è morta all’età di 50 anni a causa di un cancro.
Negli ultimi sei mesi Stop Ecocide ha riunito un gruppo di esperti in giustizia climatica e diritto internazionale, provenienti da tutto il mondo, per formulare una bozza di legge che desse una definizione ufficiale del reato di ecocidio, da presentare alla Corte penale internazionale. Il gruppo, composto da 12 membri, è coordinato da Philippe Sands, un avvocato che ha affrontato cause incardinate davanti alla Cpi e alla Corte europea di giustizia, e da Dior Fall Sow, ex procuratrice internazionale delle Nazioni Unite. 

Lo scorso 23 giugno è stato raggiunto un accordo sul testo finale della definizione di ecocidio come crimine internazionale. La definizione legale di ecocidio è la seguente: “Ai fini del presente Statuto, per ‘ecocidio’ si intendono gli atti illeciti o sconsiderati commessi con la consapevolezza che esiste una sostanziale probabilità di causare danni gravi, diffusi o di lunga durata all’ambiente, causati da tali atti”. Il coordinatore Philippe Sands, professore dell'University College di Londra, al The Guardian ha spiegato: «gli altri quattro crimini si concentrano tutti esclusivamente sul benessere degli esseri umani. Anche l'ecocidio procede in tal senso, anche se introduce un nuovo approccio non antropocentrico, mettendo l'ambiente al centro del diritto internazionale, e questo è originale e innovativo. La cosa più importante è che fa parte di quel più ampio processo di cambiamento della coscienza pubblica, che riconosce che siamo in relazione con il nostro ambiente, che dipendiamo dall'equilibrio dell'ambiente e che dobbiamo usare vari strumenti, politici, diplomatici, ma anche legali per ottenere la protezione dell'ambiente.»

A questo punto, se la Corte penale internazionale di Roma acconsentirà a cambiare lo Statuto inserendo la definizione legale del reato di ecocidio, ciascuno dei 123 Stati che hanno ratificato o aderito allo statuto potrà fare un emendamento e, dopo, la modifica dovrà essere esaminata all’assemblea successiva della Corte penale internazionale, in cui ai fini dell’approvazione sarà necessaria una maggioranza dei due terzi. L’ecocidio - riscontrabile in casi come la deforestazione dell’Amazzonia; il bracconaggio di una specie protetta; una grande fuoriuscita di petrolio da una nave cisterna - potrebbe quindi diventare il quinto reato internazionale insieme ai crimini di guerra, ai crimini contro l’umanità, al genocidio e al crimine di aggressione, e in più diventerebbe il primo nuovo crimine internazionale riconosciuto dopo il processo di Norimberga.

30 giugno 2021

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