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9 - 10 dicembre: due date che ricordano l'urgenza di contrastare l'odio

nel 1948, nacquero la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio

Oggi, 10 dicembre, è la Giornata mondiale dei diritti umani, celebrata nel giorno in cui, nel 1948, fu proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Una data che segue il giorno in cui, sempre nel medesimo anno, fu adottata la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. La data del 9 dicembre è infatti celebrata, da sette anni, come la Giornata Internazionale per la Commemorazione e la dignità delle vittime di genocidio e della prevenzione di questo crimine.

Si tratta di due momenti fondamentali per i diritti umani e per la prevenzione della loro violazione, fino al crimine più intollerabile, quello del genocidio. Ricordarli significa non dimenticare quanto ancora c’è da fare per far sì che queste due giornate non rimangano solo due date nel nostro calendario. Negli anni, da quel 1948, abbiamo visto ripetersi quei meccanismi di odio verso l’altro che avevano portato al genocidio degli armeni e alla Shoah, fino al verificarsi di altri genocidi in Ruanda, nei Balcani, in Cambogia, in Myanmar, in Iraq… (dal 1948 ad oggi si sono susseguiti più di 55 genocidi con 70 milioni di vittime, secondo il fondatore di Genocide Watch, Gregory Stanton). Riconoscere i segni del male è una sfida a cui ancora oggi purtroppo dobbiamo far fronte. La situazione attuale nel mondo in cui emergono diversi scenari di potenziali genocidi e atrocità di massa, dall’Afghanistan allo Yemen, dall’Etiopia allo Xinjiang cinese, rende sempre più urgente un confronto globale su come riconoscere meccanismi, linguaggi e dinamiche pericolosi e prevenire nuovi genocidi.

PERCHÉ il genocidio dovrebbe essere riconosciuto come problema internazionale? Perché non trattarlo come un problema interno di ogni Paese, se commesso in tempi di pace, o come un problema fra belligeranti, se commesso in tempi di guerra?”, si chiedeva Raphael Lemkin, giurista autore della Convenzione, nella riflessione sull’atrocità che aveva colpito il suo popolo, quello ebraico. “Perché le pratiche del genocidio colpiscono ovunque gli interessi vitali di tutti i popoli”, scrisse nel 1945. “Le sue conseguenze non possono essere né isolate né localizzate. Tollerare il genocidio è un'ammissione del principio secondo cui un gruppo nazionale ha il diritto di attaccarne un altro a causa della sua presunta superiorità razziale. Tale principio esorta a espandere tali pratiche al di là dei confini dello Stato colpevole e questo significa guerre di aggressione.” Il lavoro di Gariwo e del suo network sulla prevenzione dei genocidi, attraverso la diffusione della Memoria del bene e dei Giardini dei Giusti nel mondo, si inserisce in questa necessità di lavorare concretamente perché queste pratiche non continuino a verificarsi, perché vengano riconosciute nella società e quindi prevenute nelle loro conseguenze, un lavoro di prevenzione che parte dall’educazione alla responsabilità personale e dalla consapevolezza che ognuno possa fare la sua parte per contrastare il male. Questa urgenza la vediamo ogni giorno, anche semplicemente osservando i discorsi d’odio che popolano i social media e l’informazione. “Prima di tutto dalle parole che sono come pietre”, ricorda la Senatrice Liliana Segre, nascono quei germi di odio che avvelenano le persone fino a renderle indifferenti e, in alcuni casi, perpetratori.

Per questi motivi, in occasione del Giorno della Memoria 2021, il presidente di Gariwo Gabriele Nissim ha presentato alla Commissione esteri della Camera dei deputati tre proposte concrete della Fondazione Gariwo al Parlamento italiano in tema di prevenzione dei genocidi. Di concerto con la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, presieduta dalla Senatrice Segre, e con tutte le realtà che in Italia e nel mondo si occupano di prevenzione dei genocidi, Gariwo intende portare avanti questo lavoro, anche attraverso la diffusione dei Giardini dei Giusti che, come ricorda il presidente Nissim, "esaltano il ruolo nella Storia dell’individuo, che con la sua volontà e determinazione può sempre diventare argine al proprio destino. Non la vetrina di santi ed eroi, ma il luogo del bene possibile alla portata di tutti".

10 dicembre 2021

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